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Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2016

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Lo sai che? Difetto di costruzione: la consegna non equivale ad accettazione

> Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2016

Si può sempre contestare l’opera difettosa anche se il committente abbia preso possesso del manufatto senza sollevare critiche: l’accettazione immediata del lavoro non implica infatti una liberatoria dai vizi.

Se hai delegato una ditta di lavori a effettuare restauri o a realizzare un’opera in casa o nel giardino, nel momento in cui detto lavoro ti viene ufficialmente “consegnato”, la presa di possesso dello stesso da parte tua non equivale ad una accettazione e liberatoria; il che, in buona sostanza, significa che, qualora ti dovessi accorgere, in un momento successivo, che il manufatto presenta delle criticità, discrepanze rispetto agli accordi iniziali o dei difetti di costruzione li puoi sempre contestare. È quanto risulta da un’ordinanza del Tribunale di Trento [1].

Via libera alla possibilità di contestare vizi dell’opera realizzata dalla ditta di costruzioni come infiltrazioni d’acqua, problemi alla struttura, difformità, crepe, umidità, ecc. anche a distanza di diverso tempo dalla consegna dell’opera. Non è, infatti, tenuto al pagamento dell’opera difettosa – si legge in sentenza – il committente anche se essa è stata completata senza che vi sia stata contestazione prima della consegna. La presa in consegna dell’opera da parte del committente non equivale ad accettazione della medesima senza riserve, e quindi ad un’accettazione tacita.

Il principio è stato espresso anche dalla Cassazione secondo cui la semplice presa in consegna dell’opera, esaurendosi in un fatto materiale, non implica, di per sé sola, accettazione dell’opera stessa. Per l’accettazione – e quindi la “liberatoria” della ditta di costruzioni è necessario che il committente esprima il gradimento dell’opera. Tale dichiarazione non necessita di una comunicazione scritta o orale in modo formale, ma può essere manifestata anche per “fatti concludenti”, ossia con comportamenti che, tacitamente, esprimono una volontà incompatibile con qualsiasi forma di contestazione.

La stessa Cassazione, con una sentenza di ieri [2], ha confermato che l’accettazione dell’opera non si identifica con la presa in consegna della stessa, con la conseguenza che incombe all’appaltatore l’onere di provare che il committente abbia accettato l’opera, dopo essere stato invitato e messo in condizione di verificare la buona esecuzione della stessa.

La Corte ha poi detto che con riguardo ai vizi dell’opera conosciuti o riconoscibili, il committente che non abbia accettato l’opera medesima non è tenuto ad alcun adempimento, a pena di decadenza, per far valere la garanzia dell’appaltatore poiché solo tale accettazione comporta liberazione da quella garanzia. Pertanto, prima dell’accettazione e consegna dell’opera non vengono in rilievo problemi di denuncia e di prescrizione per i vizi comunque rilevabili i quali, se non fatti valere in corso d’opera, possono essere dedotti alla consegna: ma prima dell’accettazione non vi è onere di denuncia, e prima della consegna non decorrono i termini di prescrizione.

note

[1] Trib. Trento ord. n. 79/2016.

[2] Cass. sent. n. 14136/16 dell’11.07.2016.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 25 maggio – 11 luglio, n. 14136
Presidente Manna – Relatore Correnti

Svolgimento del processo

La società agricola Villa delle Rose proponeva opposizione al d.i. del GP di Rimini che le aveva ingiunto il pagamento di Euro 1195,20 alla ditta Aedelis Costruzioni di B.G. , azionando la garanzia per vizi ex artt. 1667-1668 cc relativamente all’imperfetta esecuzione dell’impianto di fitodepurazione oggetto di contratto di appalto e formulando riconvenzionale per la somma di Euro 12.376 corrispondente al costo delle opere di ripristino.
L’opposta eccepiva la decadenza e negava la sussistenza dei vizi producendo lettera di denunzia di vizi del 24.7.2006 per un’opera ultimata e consegnata a fine marzo 2006.
Il GP concedeva la provvisoria esecuzione, disponeva la separazione della riconvenzionale rimessa al Tribunale, trattenendo la causa di opposizione ed, a seguito di ctu e prova, revocava il d.i. condannando l’opposta alla restituzione delle somme versate ed alle spese.
Il Tribunale di Rimini, con sentenza 16.6.2010, accoglieva l’appello dell’opposta, rigettando l’opposizione sul presupposto che la committente fosse decaduta dall’azione di garanzia per non aver denunciato i vizi nel termine di legge.
Ammesso che si trattasse di vizi occulti da denunciare entro sessanta giorni dalla scoperta, la tesi della committente era di aver denunciato i vizi nel momento in cui l’ing. D. , tramite sopralluogo, ne aveva constatato l’esistenza.
Dall’esame del documento prodotto dall’opponente, lettera di denunzia dei vizi del 24.7.2006, non disconosciuta, risultava che il sopralluogo era avvenuto non nella data indicata sul documento ma il 3.4.2006 per cui la raccomandata del 24.7.2006 era tardiva.
IL GP, dopo aver correttamente collocato a fine marzo la consegna dell’opera aveva affermato che l’ing. D. aveva dichiarato di aver accertato solo in data 24.7.2006 le numerose difformità delle opere, ritenendo tempestiva la successiva denunzia del 18.9.2006 ma tale affermazione, contraria al documento, non appariva nei verbali di causa.
Ricorre la società agricola Villa delle Rose con tre motivi, non resiste controparte.

Motivi della decisione

Col primo motivo si lamentano violazione degli artt.1665, 1666 e 1667 cc e vizi di motivazione per non essere intervenuta l’accettazione che si può presumere solo dal pagamento del saldo.
Col secondo motivo si lamentano violazione degli artt. 1666, 1667, 2697 cc e vizi di motivazione perché, anche a ritenere intervenuta l’accettazione, la denunzia deve avvenire entro sessanta giorni dalla scoperta non essendo sufficiente la percezione di una qualsiasi anomalia per cui nella fattispecie da quando la committente ha ricevuto comunicazione dal professionista dell’esito della verifica, cioè il 24 luglio.
Col terzo motivo si denunziano violazione degli artt. 116 e 360 n. 3 cpc e vizi di motivazione circa la tardività della denunzia.
Ciò premesso si osserva:
La sentenza ha ritenuto la committente fosse decaduta dall’azione di garanzia per non aver denunciato i vizi nel termine di legge.
Ammesso che si trattasse di vizi occulti da denunciare entro sessanta giorni dalla scoperta, la tesi della committente era di aver denunciato i vizi nel momento in cui l’ing. D. , tramite sopralluogo, ne aveva constatato l’esistenza.
Dall’esame del documento prodotto dall’opponente, lettera di denunzia dei vizi del 24.7.2006, non disconosciuta, risultava che il sopralluogo era avvenuto non nella data indicata sul documento ma il 3.4.2006 per cui la raccomandata del 24.7.2006 era tardiva.
IL GP, dopo aver correttamente collocato a fine marzo la consegna dell’opera aveva affermato che l’ing. D. aveva dichiarato di aver accertato solo in data 24.7.2006 le numerose difformità delle opere, ritenendo tempestiva la successiva denunzia del 18.9.2006 ma tale affermazione, contraria al documento non appariva nei verbali di causa.
In particolare la sentenza riporta e trascrive la dichiarazione del D. circa il sopralluogo del 3.4.2006 in cui sono state riscontrate le difformità.
Questa Corte non ignora i precedenti giurisprudenziali in astratto applicabili alla fattispecie.
Per Cass. n. 14584 del 30/07/2004, “con riguardo ai vizi dell’opera conosciuti o riconoscibili, il committente, che non abbia accettato l’opera medesima, non è tenuto ad alcun adempimento, a pena di decadenza, per far valere la garanzia dell’appaltatore, poiché, ai sensi dell’art. 1667, primo comma, cod. civ., solo tale accettazione comporta liberazione da quella garanzia. Pertanto, prima dell’accettazione e consegna dell’opera non vengono in rilievo problemi di denuncia e di prescrizione per i vizi comunque rilevabili, i quali, se non fatti valere in corso d’opera, possono essere dedotti alla consegna: ma prima dell’accettazione non vi è onere di denuncia, e prima della consegna non decorrono i termini di prescrizione”.
Quanto alla prova dell’intervenuta accettazione ai fini della distribuzione dell’onere probatorio e delle ulteriori conseguenze in tema di vizi, la giurisprudenza di questa sezione si è consolidata nel senso di ritenere sufficiente anche il comportamento concludente del committente (cfr. n. 19146 del 09/08/2013), fermo restando tuttavia che “l’accettazione dell’opera non si identifica con la presa in consegna della medesima, con la conseguenza che incombe all’appaltatore l’onere di provare che il committente ha accettato l’opera, dopo essere stato invitato e messo in condizione di verificare la buona esecuzione della stessa” (cfr. Sez. 2, Sentenza n. 3752 del 19/02/2007).
Donde l’accoglimento del primo motivo non risultando l’accettazione.
Anche il secondo motivo è fondato perché la sentenza fa coincidere la necessità della denunzia dal sopralluogo mentre il termine decorre dalla relazione dell’ingegnere cioè da quando si ha contezza dell’entità dei vizi.
La giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto tempestiva la denunzia ad una ctu che accerti il vizio.
L’identificazione degli elementi conoscitivi necessari e sufficienti onde possa individuarsi la “scoperta” del vizio ai fini del computo dei termini deve effettuarsi con riguardo tanto alla gravità lei vizi quanto al collegamento causale di essi con l’attività espletata, si che, non potendosi onerare il danneggiato di propone senza la dovuta prudenza azioni generiche a carattere esplorativo o comunque suscettibili di rivelarsi infondate la conoscenza completa, idonea a determinare il decorso del termine, dovrà ritenersi conseguita, in assenza di convincenti elementi contrari anteriori, solo all’atto dell’acquisizione d’idonei accertamenti tecnici; per il che, nell’ipotesi di gravi vizi la cui entità e le cui cause, a maggior ragione ove già oggetto di contestazioni tra le parti, abbiano, anche per ciò, rese necessarie indagini tecniche, è consequenziale ritenere che una denunzia di vizi possa implicare un’idonea ammissioni; di valida scoperta degli stessi tale da costituire il dies a quo per la decorrenza del termine ed a maggior ragione, tale da far suppone una conoscenza dei difetti di tanto antecedente da implicare la decadenza, solo quando, in ragione degli effettuati accertamenti, risulti dimostrata la piena comprensione dei fenomeni e la chiara individuazione ed imputazione delle loro cause, per l’un effetto, alla data della denunzia e, per l’altro, a data ad essa convenientemente anteriore (cfr. Cass. 9.3.99 n. 1993, 8.11.98 n. 11613, 20.3.98 n. 2977, 94 n. 8053).
Ciò non significa, come pure ha evidenziato questa Corte con decisioni del tutto coerenti con i principi sopra richiamati, che il ricorso ad un accertamento tecnico possa giovare al danneggiato quale escamotage onde essere rimesso in termini quando dell’entità e delle cause dei vizi avesse già avuta idonea conoscenza, ma solo che compete al giudice del merito accertare se la conoscenza dei vizi e della loro consistenza fosse stata tale da consentire una loro consapevole denunzia prima ed una non azzardata iniziativa giudiziale poi, anche in epoca precedente, pur senza l’ulteriore supporto del parere d’un perito (cfr. Cass. 9.3.99 n. 1993, 2.9.92 n. 1016).
Anche recentemente questa Corte ha precisato che il termine prescrizionale per la denunzia dei vizi decorre dalla conoscenza effettiva del vizio (Cass. 16.2.2015 n. 3040, Cass. 8.5.2014 n. 9966).
Resta assorbito il terzo motivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Rimini in persona di altro Magistrato.

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