Costi alti del permesso di soggiorno: arrivano i primi rimborsi
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30 Lug 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Costi alti del permesso di soggiorno: arrivano i primi rimborsi

Chi ha pagato un prezzo troppo alto per ottenere il rinnovo o il rilascio del permesso di soggiorno deve essere rimborsato: l’ordinanza del Tribunale di Milano.

 

Gli immigrati, per anni, hanno pagato prezzi troppo alti per ottenere il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno: da un minimo di 80 a un massimo di 200 euro. Questi costi sono discriminatori, soprattutto se confrontati con quanto devono sborsare gli italiani per operazioni non certo analoghe, ma comunque simili (ad esempio, rinnovo della carta di identità: costo 10 euro).

 

Lo ha stabilito il TAR del Lazio, con una importantissima sentenza [1] sulle orme della Corte di Giustizia Europea [2], che già in passato aveva condannato l’Italia per i contributi troppo alti imposti agli immigrati per le pratiche legate al permesso di soggiorno.

 

Adesso è scattata la fase successiva, quella della richiesta dei rimborsi per chi ha già pagato. E così, l’8 luglio scorso, il Tribunale di Milano [3] ha condannato la Presidenza del Consiglio e i Ministeri dell’Interno e dell’Economia a risarcire 6 extracomunitari, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il costo del permesso di soggiorno è, nella migliore delle ipotesi, “circa otto volte più elevato del costo per il rilascio di una carta d’identità nazionale” – si legge nella sentenza.

 

La pubblica amministrazione si è difesa dicendo che le procedure e le indagini legate al rilascio o rinnovo di un documento di soggiorno sono molto più complesse di quelle necessarie al rilascio di un documento a un cittadino italiano, ma non ha fornito alcuna prova a sostegno di questa tesi.

L’ordinanza del Tribunale di Milano apre la strada a tutti coloro che hanno pagato una somma eccessiva. Grazie al ricorso antidiscriminazione, i 6 stranieri, in base alla tipologia di permesso di soggiorno, hanno ottenuto un rimborso dai 145 ai 245 euro ciascuno.

 

Qualora il governo voglia evitare di finire nuovamente in tribunale, dovendo sobbarcarsi anche il pagamento delle spese processuali, è bene che emetta nell’immediatezza un decreto con cui stabilisca prezzi equi per le suddette operazioni e disponga d’ufficio i rimborsi per chi ha già versato un importo ritenuto troppo alto, e quindi discriminatorio.


In pratica

La tassa sui rinnovi e rilasci del permesso di soggiorno è troppo alta, e quindi discriminatoria. Per questo motivo non deve essere più applicata e chi ha già pagato deve essere rimborsato.

 

[1] TAR del Lazio, sent. n. 06095/2016.

[2] Corte di Giustizia Europea, sent. del 2.09.2015, causa C-309/14.

[3] Trib. Milano, ordinanza dell’8.07.2016.

 


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