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Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2016

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Lo sai che? Medici e sanitari: risarcimento per l’orario di lavoro illegittimo

> Lo sai che? Pubblicato il 12 luglio 2016

Maxi-risarcimenti per medici e sanitari che hanno lavorato oltre i limiti stabiliti dalla normativa Europea.

Si stimano risarcimenti di parecchie migliaia di Euro per ciascun medico e ondate di ricorsi per il mancato rispetto, da parte del Legislatore italiano, dell’orario massimo di lavoro previsto dalla normativa europea.

Cosa prevede la normativa europea?

Con un’apposita Direttiva [1] il Legislatore europeo ha stabilito i principi fondamentali in materia di riposi, pause, ferie, orario massimo di lavoro e lavoro notturno.

La normativa è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

– Riposo giornaliero: nell’arco di 24 ore ogni lavoratore ha diritto, come minimo, a 11 ore consecutive di riposo.

– Tempo di lavoro massimo settimanale: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi.

A chi si applica la Direttiva sull’orario di lavoro?

La normativa europea stabilisce standard comuni che disciplinano l’orario di lavoro. Tali principi si applicano nei confronti di tutti i lavoratori dell’Unione Europea e sono validi per tutti i settori dell’economia, nessuno escluso.

Il rispetto dei predetti limiti è importantissimo, soprattutto con riferimento alle professioni più “delicate”.

Specialmente per la professione sanitaria, infatti, orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale medico-sanitario possa costituire un pericolo per la salute e l’incolumità dei pazienti.

La situazione in Italia

In Italia i principi stabiliti dal Legislatore europeo sono stati correttamente recepiti nel 2003 con il Decreto legislativo n. 66 [2].

Ed infatti, a partire dal 2003, il Legislatore italiano ha garantito a tutti i lavoratori dipendenti tutele e diritti conformi a quelli previsti dalla normativa europea.

Il personale medico e sanitario

Peccato che qualche anno dopo, con la Legge Finanziaria del 2008 [3], il Governo italiano ha fatto retrofront, negando ingiustamente ed al solo al personale medico le predette tutele sull’orario di lavoro [4].

La conseguenza di tale riforma è stata quella di costringere illegittimamente medici dipendenti delle Aziende Sanitarie Pubbliche a turni di lavoro prolungati e massacranti, senza il rispetto degli orari di riposo previsti, invece, per tutti gli altri lavoratori italiani ed europei.

L’Unione Europea, per tale violazione, ha ripreso e sanzionato più volte il nostro Paese, il quale ha impiegato ben 6 anni per riorganizzare la normativa sull’orario di lavoro dei medici dipendenti.

Solo a partire dal 2014 [5], infatti, il Governo italiano è riuscito ad adeguarsi alla Direttiva europea ed alle norme nazionali previste per gli altri lavoratori dipendenti, apportando le necessarie modifiche legislative anche a tutela del personale medico-sanitario.

Quali i rimedi?

Nonostante la ritardata regolarizzazione della situazione, rimane intatto il diritto del personale medico e sanitario al risarcimento per l’inesatta e/o tardiva applicazione della direttiva europea.

Ed infatti, per oltre 6 anni (dal 2008 al 2014) il Legislatore italiano ha negato illegittimamente a medici e sanitari dipendenti delle Aziende Sanitarie Pubbliche il diritto ad un orario di lavoro adeguato e ad usufruire di riposi con le modalità previste per tutti gli altri lavoratori europei e nazionali.

Per tale ragione, i medici di tutto il territorio nazionale stanno intraprendendo delle azioni giudiziarie nei confronti dello Stato italiano e/o dell’Ente Ospedaliero per vedersi risarcire il danno derivante dalla illegittima privazione di una garanzia riconosciuta a tutti i lavoratori europei, oltre al rimborso delle ore di lavoro “in più” non retribuite.

note

[1] Direttiva 88/2003/CE del 4 novembre 2003.

[2] D. Lgs. 8 aprile 2003, n. 66.

[3] art. 3, comma 85, Legge n. 244 del 24 dicembre 2007.

[4] art. 17, comma 6 – bis del D. Lgs. 8 Aprile 2003, n. 66 (comma inserito con l’art. 3, comma 85, della Legge n. 244 del 24 dicembre 2007.

[5] Legge n. 161 del 30 ottobre 2014.

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