Mauro Finiguerra
Mauro Finiguerra
12 Lug 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Brexit in May

Alla vigilia del passaggio di consegne fra Cameron e la designata nuovo primo ministro inglese, Theresa May, vale la pena osservare quanto la politica d’oltre manica sia rigorosa ma, allo stesso tempo, elastica e reattiva.

 

May in inglese significa “Maggio”, ma anche “Permesso, Posso?”

Cameron se ne va in Luglio, ma a Maggio ha posto le basi per la sua uscita di scena dalla politica anglosassone.

 

Un referendum gestito male secondo alcuni, nato con l’intento di dimostrare piena adesione all’appartenenza alla UE e finito invece, al contrario, per divenire la nemesi del suo sostenitore principale.

 

A soli 18 giorni dall’esito referendario il partito Conservatore cerca di evitare le elezioni anticipate richieste dai laburisti e di salvare il salvabile, cambiando clamorosamente bandiera.

 

Fin qui nulla di nuovo, nel nostro Paese, ai cambiamenti repentini di bandiera, siamo ben abituati, quello che invece c’è di nuovo è la reazione immediata al mutare del vento che i conservatori hanno fiutato per tempo, proponendo una nuova leader in sintonia con la volontà popolare di uscire dall’Europa.

 

E allora che Brexit diventi un successo, non una invereconda sconfitta.

 

Altra assonanza è che le iniziali del nome del nuovo premier “TM” sono esattamente le iniziali del nome, seppur invertito, della Lady di Ferro, Margaret Thatcher “MT”: basterà per trasformare Theresa in Margareth?

 

Anche in Italia non siamo del tutto estranei ai “passaggi in corsa”, basti pensare al vincitore delle primarie del PD, Bersani, che tuttavia, dopo la risicata e contestata vittoria elettorale del 2013, venne sostituito in corsa da Letta, il quale venne sostituito a sua volta, senza troppo fair-play, dall’attuale premier Renzi. Che, al momento del passaggio delle consegne, non si pose neppure il problema di chiedere “May I?”.

 

Chissà cosa succederà invece nel nostro Paese al momento del risultato della consultazione popolare programmata per il prossimo autunno sulla riforma costituzionale “Renzi-Boschi”.

In questo caso il premier italiano ha già annunciato agli organi di stampa e ai media televisivi l’intenzione di dimettersi qualora gli italiani non confermassero l’approvazione della riforma costituzionale da lui proposta.

Conferma resa necessaria dal fatto che il Parlamento non ha approvato con la necessaria maggioranza prevista per legge la riforma proposta.

 

Di una cosa invece siamo purtroppo sicuri: secondo le osservazioni del Fondo Monetario Internazionale, la Brexit, per l’Italia, rappresenterà un contenimento della crescita del PIL nazionale, che non consentirà di superare il tetto dell’1% come previsto in precedenza.

 

Agli inglesi dunque gli auguri di buon viaggio fuori dall’UE, sperando che la riforma dell’ organizzazione del sistema economico-finanziario anglosassone sia in grado di produrre, anche in campo tributario, una legittima ed adeguata risposta alle esigenze degli operatori italiani intenzionati a restare o a delocalizzare in UK nei prossimi anni, usufruendo delle particolari condizioni di favore che, presumibilmente, gli inglesi offriranno per non perdere la leadership internazionale che oggi posseggono.


 


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