Ferie, spetta il risarcimento per le vacanze saltate?
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11 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ferie, spetta il risarcimento per le vacanze saltate?

Modifica, interruzione o diniego delle ferie da parte del datore di lavoro: il dipendente può essere risarcito per il viaggio revocato?

 

L’agognata vacanza, prenotata da mesi, è saltata per colpa del capo, che ha deciso di spostarti le ferie? Purtroppo il suo comportamento è legittimo, ma, se non ha comunicato la revoca o lo spostamento delle ferie con congruo anticipo, è tenuto a risarcirti. Soprattutto se lo spostamento del viaggio e della prenotazione dell’albergo hanno comportato dei costi aggiuntivi, o se a causa del rinvio hai perso un evento particolare.

 

 

Scelta del periodo di ferie

Le ferie solitamente sono concordate tra datore di lavoro e dipendente, anche se, secondo la legge [1], è solo il datore ad avere il potere di stabilire quando mandare il lavoratore in vacanza, nel rispetto del periodo minimo previsto dalla normativa [2] e dai contratti collettivi.

In pratica, il datore di lavoro può scegliere il periodo di ferie del dipendente anche senza l’accordo di quest’ultimo, purché:

 

– tenga conto anche delle esigenze del lavoratore, oltreché di quelle dell’impresa;

– assicuri il godimento del periodo minimo di 2 settimane previsto dalla legge nell’anno di maturazione (fanno eccezione i soli contratti a termine di durata minore di un anno ed ulteriori particolari ipotesi, come l’assunzione o la cessazione nel corso dell’anno), o del differente periodo stabilito dal contratto collettivo;

– assicuri che il restante periodo di ferie (solitamente le ulteriori 2 settimane) sia goduto entro i successivi 18 mesi dall’anno di maturazione, a meno che il contratto collettivo non preveda un termine diverso;

– comunichi al lavoratore con congruo anticipo il periodo spettante.

 

 

Piano ferie

Nelle imprese, specie in quelle più grandi, spesso è prevista la redazione di un piano ferie:  i lavoratori devono a tal fine inviare, entro un certo termine, dei moduli con l’indicazione dei periodi prescelti per le vacanze. L’invio delle richieste, però, non stabilisce alcun diritto alle ferie nel periodo desiderato, per il dipendente. Se l’azienda non risponde all’istanza del lavoratore, le ferie non si intendono concesse, in quanto non si tratta di una materia per la quale valga il silenzio-assenso: è dunque necessaria l’autorizzazione esplicita del datore di lavoro.

L’autorizzazione non preclude all’azienda il potere di modificare il periodo di fruizione delle vacanze in un secondo momento.

 

 

Spostamento delle ferie

Nonostante gli interessi del dipendente nella fruizione delle ferie debbano essere presi in considerazione, il datore di lavoro ha il potere di modificare il periodo di ferie assegnato, a seconda delle esigenze dell’azienda.

Le esigenze dell’impresa alla base dello spostamento delle ferie, secondo la Corte di Cassazione [3], non devono per forza essere eccezionali e imprevedibili: è sufficiente che il datore le valuti in modo diverso, perché possa cambiare o revocare le ferie concesse.

L’unico limite al potere di spostamento delle vacanze è il preavviso: il datore, in parole semplici, deve avvertire il dipendente con congruo anticipo del cambio dei giorni di ferie, in modo da consentirgli di spostare eventuali prenotazioni.

 

 

Risarcimento per la vacanza saltata

Se il datore di lavoro non rispetta l’obbligo di preavviso nel comunicare la modifica delle ferie, il lavoratore che ha prenotato le vacanze in anticipo può chiedere il risarcimento del danno, salvo il caso in cui si manifestino esigenze eccezionali e imprevedibili: il datore è dunque tenuto a rimborsare le spese sostenute per lo spostamento della prenotazione dell’albergo, dei voli e di eventuali oneri aggiuntivi.

 

 

Rimborso spese per interruzione delle ferie e rientro in servizio

Il datore di lavoro ha anche il potere di richiamare in servizio il dipendente durante le ferie: se lo fa, però, il rimborso delle spese per il rientro anticipato, per gli spostamenti  e per il periodo di ferie non goduto può essere previsto in automatico dal contratto collettivo applicato.

Inoltre, al potere del datore di interrompere le ferie non corrisponde il dovere del dipendente di rendersi reperibile in vacanza [4]: la reperibilità durante le ferie, infatti, deve essere prevista da un apposito accordo, perché l’eventuale obbligo di reperibilità generico si riferisce ai periodi lavorativi. In caso contrario, il lavoratore non può essere licenziato per non essersi reso disponibile durante le vacanze.

 


[1] Art. 2109 Cod. Civ.

[2] D.lgs n.66/2003.

[3] Cass. sent. n.1557/2000.

[4] Cass. sent. n. 27057/2013.

 


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