Finti posti di lavoro: è truffa ma non grave
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12 Lug 2016
 
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Finti posti di lavoro: è truffa ma non grave

 

Non scatta l’aggravante della minorata difesa per chi sfrutta la credulità dei disoccupati.

 

Commette truffa, ma non aggravata, chi promette falsi posti di lavoro al solo scopo di conseguire guadagni illeciti: è quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Chi, nel compiere un reato, approfitta delle particolari condizioni personali della vittima, condizioni tali che non consentono a quest’ultima di difendersi prontamente, viene punito con una sanzione più grave di quella ordinaria: scatta infatti, in questo caso, una delle cosiddette aggravanti generiche [2].

 

Questa aggravante, però, secondo la Corte Suprema, non si applica nei confronti di chi approfitti della condizione di psicologica debolezza del disoccupato. Ciò perché, ad avviso dei magistrati, lo stato di inferiorità psichica non può essere individuato “esclusivamente nella generale crisi economica ed occupazionale che tocca sia il mondo dei giovani che quello delle persone non ancora sufficientemente anziane per il pensionamento.

 

Insomma, il disoccupato è sì in una condizione di debolezza, ma non tale da non potersi difendere come tutte le altre persone e, quindi, scoprire che dietro una falsa promessa di lavoro può nascondersi una truffa.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 11 maggio – 11 luglio 2016, n. 28795
Presidente De Crescienzo – Relatore Verga

Motivi della decisione

Ricorre per cassazione D.B.I. avverso il provvedimento del Tribunale del riesame di Roma che il 9 dicembre 2015 ha confermato l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale che gli ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari per truffa aggravata ai sensi dell’articolo 61 numero 5 codice penale. L’aggravante è stata contestata per essersi gli imputati approfittati dello stato di disoccupazione in cui versavano i candidati in un periodo di grave crisi economica
Deduce il ricorrente che l’aggravante in argomento è stata erroneamente configurata.
Lamenta che detta aggravante è stata collegata alla condizione di disoccupazione che unitamente all’età dei truffati in tempi come quelli correnti, segnati da una profonda crisi occupazionale che riguarda soprattutto l’universo giovanile, integri uno stato di minorata difesa tenuto conto della intuibile maggiore proclività dei ragazzi ad affidarsi all’aspettativa di una insperata soluzione dei problemi economici ed esistenziali connessi a sicure fonti di reddito.
Sostiene che le motivazioni fornite dai giudici di

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[1] Cass. sent. n. 28795/16 dell’11.07.2016.

[2] Art. 61 cod. pen. n. 5.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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