Inabilità sul lavoro: licenziamento solo in assenza di altre mansioni
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12 Lug 2016
 
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Inabilità sul lavoro: licenziamento solo in assenza di altre mansioni

Il licenziamento per inabilità del pubblico dipendente è legittimo solo previa verifica di impossibilità di recuperarlo in mansioni diverse.

 

Nel caso di una malattia o infortunio sopraggiunto nel corso dell’esecuzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, il dipendente può essere licenziato per inabilità solo previa verifica della impossibilità di utilizzarlo in altre mansioni compatibili con lo stato di salute, eventualmente anche inferiori rispetto a quelle corrispondenti alla categoria di inquadramento. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Secondo la Corte, la Pubblica Amministrazione non può procedere alla dispensa dal servizio per inidoneità fisica o psichica prima di aver esperito ogni utile tentativo, compatibilmente con le strutture organizzative dei vari settori e con le disponibilità organiche dell’Amministrazione, per recuperare il dipendente malato e inabile, in mansioni diverse, purché compatibili con le attitudini personali ed i titoli posseduti, appartenenti alla stessa qualifica o, in caso di mancanza di posti, previo consenso dell’interessato, alla qualifica inferiore.

 

L’Amministrazione può quindi procedere al licenziamento solo dopo aver effettuato un accurato vaglio della impossibilità di utilizzare il dipendente in altre mansioni compatibili con lo stato di salute, anche di grado inferiore rispetto a quelle precedentemente svolte.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 4 maggio – 11 luglio 2016, n. 14113
Presidente Macioce – Relatore Paolantonio

Svolgimento del processo

1 – La Corte di Appello di Lecce ha respinto l’appello di V.D.C. avverso la sentenza del Tribunale di Taranto che aveva rigettato la domanda diretta ad ottenere l’annullamento del provvedimento dì risoluzione del rapporto per inabilità, adottato il 14 dicembre 2004 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e la condanna del convenuto a reintegrare il ricorrente in mansioni compatibili con lo stato di salute. Il D.C. aveva anche domandato il risarcimento del danno ed in subordine il pagamento della pensione che gli “sarebbe spettata alla data di maturazione dell’età pensionabile”.
2 – La Corte territoriale ha ritenuto l’appello infondato perché l’Amministrazione convenuta aveva dedotto di non poter ricollocare il dipendente in mansioni compatibili con lo stato di salute e detta affermazione non era stata contestata dall’appellante, il quale aveva anche omesso di indicare la diversa posizione lavorativa che il Ministero avrebbe potuto assegnargli.
3 – Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso V.D.C. sulla base di due motivi, illustrati da memoria. Il Ministero

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[1] Cass. sent. n. 14113/16 dell’11.07.2016.

 


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