Dimissioni online a pagamento se le fai al sindacato
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15 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Dimissioni online a pagamento se le fai al sindacato

Per la presentazione assistita delle dimissioni è richiesta l’iscrizione al sindacato o il pagamento del servizio, con costi che arrivano a 150 euro.

 

Dimissioni a caro prezzo, per chi non è abile nella navigazione internet: farsi assistere da un sindacato o da un patronato per presentare le dimissioni online, infatti, può avere dei costi considerevoli. In alcuni casi, si arrivano a pagare sino a 150 euro per il servizio, se si rifiuta l’iscrizione al sindacato: iscrizione che, comunque, porta più o meno all’esborso dello stesso ammontare nel giro di un anno, considerando che questi enti richiedono agli iscritti generalmente l’1% o l’1,5% della busta paga, della disoccupazione o della pensione.

Il problema, portato di recente all’attenzione pubblica da una consulente del lavoro di Prato, non è di poco conto, considerando che molti dipendenti hanno parecchie difficoltà nella navigazione internet e nelle procedure informatiche in genere. Si deve poi considerare che per presentare le dimissioni è necessario possedere il Pin dispositivo dell’Inps, cioè delle particolari credenziali rilasciate dall’Inps, che possono essere ottenute solo:

 

– recandosi presso uno sportello di una sede dell’Istituto ed armandosi di santa pazienza, considerando che le file agli sportelli possono durare un’intera mattinata e non c’è modo di prenotare un appuntamento;

 

– richiedendo il Pin online nel sito dell’Inps (operazione certamente non semplice per chi non è abile con il computer): in questo caso la prima parte del codice viene rilasciata subito, mentre la seconda parte viene spedita per posta, con tempi di attesa che arrivano a due settimane.

 

Insomma, per chi non ha il Pin dell’Inps, o per chi non è abile nella navigazione e non ha aiuti in famiglia a disposizione, presentare le dimissioni telematiche può essere molto complicato; peraltro, per le dimissioni ci sono dei termini di preavviso perentori, che devono essere obbligatoriamente rispettati: questo, dunque, costringe i lavoratori dimissionari ad avvalersi dell’aiuto di patronati e sindacati. Con l’obbligo di iscrizione ed i costi che l’adesione al sindacato comporta o, in alternativa, col pagamento di parcelle piuttosto salate per il servizio. Senza contare che il costo di 150 euro per il lavoratore può trasferirsi, decuplicato, all’azienda.

 

 

Se il lavoratore non presenta le dimissioni: ticket per il licenziamento

Ammonta infatti a 1.500 euro la spesa che l’azienda deve sostenere se il lavoratore decide di non presentare le dimissioni e “sparisce”: in questo caso, il datore di lavoro, che deve licenziare il dipendente, è tenuto a pagare il ticket, o tassa di licenziamento. La tassa ha un costo di quasi 500 euro per ogni anno di durata del rapporto di lavoro, sino a un massimo di 3 anni: quindi l’azienda, se il dipendente non riesce a presentare le dimissioni online e non vuole pagare il sindacato, deve pagare 1500 euro per mandar via il lavoratore. Che avrà diritto, ironia della sorte, a percepire la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione, in quanto risulta licenziato e non dimissionario, perciò è considerato alla pari di chi ha perso involontariamente l’occupazione.

Certo, in questi casi sarebbe più logico che l’azienda venisse incontro al dipendente, offrendosi di aiutarlo nella procedura o di pagare il sindacato o patronato, ma non sempre i rapporti tra datore e lavoratore sono idilliaci. Inoltre, il nocciolo della questione è un altro: perché pagare per un obbligo di legge?

Alla questione sta tentando di porre rimedio l’Ordine Nazionale dei consulenti del lavoro che, con una recente audizione alla Camera, ha chiesto che le dimissioni possano essere convalidate davanti alla Dtl (direzione territoriale del lavoro) per chi è in difficoltà, come già avviene per chi presenta le dimissioni per maternità. Questo non comporterebbe costi a carico del dipendente, né esborsi da parte dell’azienda.


 


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