Infedeltà e tradimento: sms come prova per l’addebito
Lo sai che?
13 Lug 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Infedeltà e tradimento: sms come prova per l’addebito

Separazione: sì alla prova degli sms intercettati sul cellulare del coniuge come prova del tradimento, benché captati violando la privacy.

 

È vero, il codice civile stabilisce che non possono essere valide prove per l’infedeltà del coniuge quelle acquisite violando la legge, ma questo evidentemente non vale per quanto riguarda la violazione della privacy: stando infatti a una recente sentenza del tribunale di Roma [1], gli sms acquisiti senza autorizzazione dal cellulare del marito o della moglie, che dimostrano la relazione adulterina di questi, possono comunque essere utilizzati nella causa di separazione al fine di dimostrare l’infedeltà di quest’ultimo e, quindi, per richiedere l’addebito.

 

Non è la prima volta che un giudice ritiene che la prova del tradimento possa essere data con sms segreti e altri documenti acquisiti in violazione della privacy del coniuge: qualche anno fa, il Tribunale di Torino diede la stessa interpretazione (leggi: “Infedeltà: sì alla prova degli sms dell’amante letti di nascosto sul cellulare” e “Attenzione a sms ed email: fanno prova”. Il fatto però è che la tesi non è accettata da tutti i tribunali che, anzi sono piuttosto rispettosi di quella norma contenuta nel nostro codice secondo cui solo le prove acquisite in modo lecito possono essere utilizzate in un processo (civile, penale o amministrativo). E di certo un sms preso dal cellulare del partner costituzione una violazione al codice della privacy.

Di fatto, però, secondo il giudice capitolino, nella causa di separazione, il coniuge può produrre gli sms presi dal cellulare dell’altro facendo scattare l’addebito per infedeltà. Più compromettenti di Facebook ci sono quindi i messaggini acquisiti dallo smartphone lasciato incustodito, utilizzabili come prova del tradimento. La spiegazione che si fornisce nella sentenza è abbastanza semplice: il vincolo del matrimonio implica un affievolimento della sfera di privacy, imposto dalla condivisione di spazi, e quindi sarebbe tutt’altro che illecito andare a frugare nella corrispondenza altrui. O, almeno, sul cellulare. In barba a tutte le sentenze che, sino ad oggi, hanno affermato l’esatto contrario.

Insomma, stando alla pronuncia in commento, un coniuge può vedersi accollare la responsabilità della separazione se l’altro produce in giudizio i messaggini inviati dal coniuge all’amante che dimostrano in modo inequivocabile l’infedeltà. E i testi estrapolati dal telefonino lasciato incustodito in casa risultano utilizzabili come prova: il vincolo matrimoniale, infatti, implica un affievolimento della sfera di riservatezza dei coniugi.

 

La creazione di un ambito comune di convivenza determina un’implicita manifestazione di consenso alla conoscenza di dati e comunicazione di natura anche personale. Insomma: non può ritenersi illecita la scoperta causale della relazione extraconiugale tramite gli sms del telefonino lasciato per casa.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

PRIMA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati:

Franca Mangano Presidente

Vittorio Contento Giudice

Cecilia Pratesi Giudice rel.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g.43869/2012 promossa da:

(…) con il patrocinio dell’avv. Cr.Gu.;

RICORRENTE

contro

(…) con il patrocinio dell’avv. VE.SA.

RESISTENTE

e con l’intervento del Pubblico Ministero presso il Tribunale

INTERVENUTO

OGGETTO: Separazione giudiziale;

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ricorso depositato il 5 luglio 2012 (…) ha chiesto la pronuncia della propria separazione da (…), con addebito alla stessa, per violazione dell’obbligo di fedeltà. Ha chiesto che ognuno dei coniugi provvedesse al proprio mantenimento sostenendo che il figlio (…) (maggiorenne ma non economicamente indipendente) sarebbe rimasto con lui nella casa familiare (di cui ha pertanto invocato l’assegnazione). La resistente ha proposto a sua volta domanda di addebito, in virtù della perdurante violazione degli obblighi di assistenza e mantenimento posti in essere dal

Mostra tutto

[1] Trib. Roma, sent. n. 6432/16.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
 
Commenti