Partita IVA: quando conviene e quanto costa
Lo sai che?
13 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Partita IVA: quando conviene e quanto costa

Cresce la figura del freelance, soprattutto tra i giovani. Ma non tutti conoscono il nuovo regime fiscale. Ecco come fare per mettersi in proprio pagando meno tasse.

 

Partita IVA: quando serve e quando no? Il lavoratore autonomo che svolge un’attività occasionale non è tenuto ad aprirla, ma può firmare un contratto di lavoro occasionale, ad esempio di cessione di diritto di autore oppure un semplice contratto a progetto soggetto a ritenuta d’acconto.

Chi, invece, svolge un’attività professionale in modo abituale è obbligato ad aprire una partita IVA. Interessa, quindi, chi lavora autonomamente con regolarità, stabilità e sistematicità.

 

 

Quale tipo di partita IVA?

La prima scelta da fare, in base all’attività che si svolge, è quella di aprire una ditta individuale oppure di lavorare come libero professionista. In entrambi i casi occorre la partita IVA ma ci sono delle differenze.

 

Vengono considerate ditte individuali quelle che fanno capo a imprenditori artigiani (elettricisti, idraulici, imbianchini, pasticceri, ecc.) oppure ai commercianti (ambulanti, venditori al dettaglio, ecc.). La loro contabilità segue la logica della deduzione per competenza: devono, cioè, registrare costi e ricavi nel periodo di competenza anche se non sono stati ancora sostenuti o incassati. Inoltre, sono tenute ad iscriversi nel Registro Imprese della Camera di Commercio, presentando la Comunicazione Unica e pagando 18 euro di diritti di iscrizione, 57 euro di diritto annuale e 17,50 euro di marca da bollo. Infine, il titolare di una ditta individuale dovrà tenere conto dei costi previdenziali: circa 4.000 euro di contributi fissi fino a 14.500 euro di utile ed un’aliquota del 21% tra 14.501 euro e 42.000 euro di utile. Oltre questa cifra, l’aliquota aumenta ancora.

 

Il libero professionista è chi svolge un’attività autonoma per la quale non serve l’iscrizione alla Camera di Commercio. Buona parte di loro appartiene ad un’Albo o ad un Ordine professionale (avvocati, giornalisti, commercialisti, notai, psicologi, dentisti, medici, ecc.). Altri, invece, i cosiddetti “Senza Ordine”, sono liberi professionisti che possono svolgere la loro attività senza aver sostenuto un esame di Stato: consulenti aziendali, tributari, web master, grafici pubblicitari, ecc. La loro contabilità si basa sul principio di deduzione dei costi e della tassazione dei compensi per cassa. Le imposte, dunque, interessano solo quello che è stato incassato e le deduzioni riguardano soltanto i costi effettivi.

 

Naturalmente, soprattutto nel caso dei liberi professionisti, prima di aprire una partita IVA bisogna fare due conti e calcolare quello che si prevede di incassare durante l’anno, per sapere se il gioco vale la candela.

 

 

Partita IVA: il regime fiscale agevolato

Dal 2016, il governo Renzi ha introdotto il forfettario come unico regime fiscale agevolato. I principali vantaggi sono:

  • l’IVA non viene applicata sulle operazioni attive. C’è, inoltre l’intraibilità dell’imposta sugli acquisti;
  • i compensi non sono assoggettati a ritenuta d’acconto;
  • non è obbligatorio tenere delle scritture contabili, sia ai fini IVA che ai fini di reddito;
  • non si paga l’IRAP;
  • il reddito viene determinato in modo forfettario, con l’applicazione di una percentuale di redditività e di irrilevanza delle spese;
  • l’imposta sostitutiva applicata è del 15% oppure del 5% nei primi cinque anni di attività.

 

Questo regime forfettario supera il vecchio regime dei minimi. Scompare, quindi, il limite massimo di fatturato di 30.000 euro per tutti, che cambia in base al tipo di attività svolta, ciascuna delle quali avrà un coefficiente di redditività. Più nel dettaglio, ecco qualche esempio:

  • un’industria alimentare e delle bevande avrà un limite massimo di fatturato di 45.000 euro ed un coefficiente di redditività del 40%;
  • il commercio all’ingrosso e al dettaglio e le attività di alloggio e ristorazione, un limite di 50.000 euro ed un coefficiente del 40%;
  • gli intermediari del commercio, un limite di 25.000 euro e un coefficiente del 62%;
  • le attività di costruzioni e immobiliari, un limite di 25.000 euro e un coefficiente dell’86%;
  • le attività professionali, tecniche, sanitarie, di istruzione, finanziarie e assicurative un limite di 30.000 euro ed un coefficiente del 67%.

Vengono sottratti al reddito solo i costi relativi al versamento dei contributi previdenziali, mentre la ritenuta sostitutiva di IRPEF e addizionali è calcolata sula base del coefficiente di redditività.

 

 

Partita Iva: il regime fiscale ordinario

Non è detto che il regime forfettario sia sempre conveniente. Alcuni esperti del settore consigliano il regime fiscale ordinario a chi ha più spese da sostenere per pagare dipendenti e collaboratori o per l’acquisto di beni e servizi. Viene, comunque, applicato a chi non rientra nei parametri dei regime forfettario.

 

Il regime fiscale ordinario non presenta limiti di fatturato. Questa la tassazione:

  • IRPEF al 23%. Aumenta a scaglioni in base al reddito;
  • IRAP se e come prevista dalla Regione di competenza;
  • contributi previdenziali dal 22,65% al 27,72% a seconda della cassa in cui vengono versati;
  • addizionali comunali e regionali di circa il 2%.

 

Nel regime fiscale ordinario è possibile scaricare più spese rispetto al regime forfettario (ad esempio quelle dei collaboratori).

 

 

Lavoro autonomo: come pagare meno tasse

Risparmiare in tasse per un lavoratore autonomo è possibile, purché tenga sotto controllo, e quindi riesca a diminuire, il proprio reddito imponibile. Come?

  • tenendo conto, ad esempio, delle spese deducibili e detraibili: visite mediche, farmaci, assicurazioni, spese di ristrutturazione, ecc.
  • investendo in pubblicità o sponsorizzando un evento. Se il guadagno è già elevato, infatti, una parte può essere utilizzata in pubblicità per abbassare l’utile e far conoscere ancora di più la propria attività per ottenere ulteriori benefici;
  • affidando alcuni servizi a società esterne per risparmiare in personale dipendente;
  • scegliendo la giusta forma giuridica: con un fatturato alto, ad esempio, potrebbe convenire una Srl che ha un carico fiscale più ridotto rispetto a quello del professionista o della ditta individuale;
  • acquistando dei beni strumentali in leasing: le spese saranno totalmente deducibili.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti