Offese su Facebook: il codice europeo
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13 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Offese su Facebook: il codice europeo

L’Ue, Facebook, Youtube, Twitter e Microsoft, si impegnano a combattere l’incitamento all’odio online con un elenco di norme di comportamento. Affinché il web non diventi un ring.

 

Contro l’incitamento all’odio via web esiste un codice europeo. Lo hanno sottoscritto la Commissione Ue ed i principali attori della comunicazione sociale via Internet: Facebook, Youtube, Twitter e Microsoft. Social network e Unione europea, dunque, si schierano insieme contro le frasi offensive che partono dalla tastiera di un pc o di uno smatphone ma che, purtroppo, qualche volta degenerano in violenza non virtuale ma reale.

 

La sfida, dunque, è semplice: garantire che le piattaforme online non diventino un amplificatore di forme illegali di incitamento all’odio. Social network e social media, in questo modo, condividono la doppia responsabilità di frenare chi semina rabbia e, nel frattempo, di garantire la libertà di espressione degli utenti più corretti.

 

Un primo passo per frenare l’incitamento all’odio sui social network, secondo la Commissione europea, è quello di assicurare che leggi dei vari Stati membri recepiscano la normativa comunitaria sulla lotta al razzismo e alla xenofobia online e offline. Questo significa che i singoli governi, appena ricevuta una segnalazione da un social network su un incitamento all’odio, devono intervenire in modo immediato ed efficace per contrastarla e punire il responsabile.

 

 

Incitamento all’odio online: come funziona il codice europeo

In virtù del codice firmato con la Commissione europea, i social network e le aziende informatiche si impegnano a rafforzare la loro attività di controllo contro l’incitamento all’odio online. L’accordo comporta l’elaborazione permanente di procedure interne e la formazione del personale affinché si riesca ad esaminare entro 24 ore il maggior numero possibile di richieste di rimozione di contenuti illeciti. Le reti sociali devono, inoltre, fare in modo di elaborare e promuovere idee e iniziative di sostegno all’educazione sul pensiero critico.

 

Nello specifico, il codice europeo di condotta contro l’incitamento all’odio online prevede questi impegni per le aziende informatiche:

  • predisporre delle regole per gli utenti in cui sia chiaro il divieto di istigazione alla violenza e a comportamenti basati sull’odio;
  • stabilire delle procedure chiare ed efficaci per esaminare le segnalazioni riguardanti forme illegali di incitamento all’odio, in modo da poter rimuovere tali contenuti o disabilitarne l’accesso;
  • esaminare entro 24 ore la segnalazione ricevuta, alla luce delle regole e degli orientamenti predisposti e, se necessario, delle leggi nazionali di recepimento della decisione quadro [1], affidando l’esame a squadre specializzate;
  • svolgere verso gli utenti un’opera di educazione e di sensibilizzazione sulle tipologie di contenuti non autorizzate in base alle regole e agli orientamenti predisposti;
  • fornire informazioni sulle procedure di trasmissione di avvisi, al fine di rendere più rapida ed efficace la comunicazione fra le autorità degli Stati membri e le aziende informatiche tramite i punti di contatto nazionali designati. Si consentirà così anche agli Stati membri di acquisire ulteriore familiarità con i metodi per riconoscere le forme illegali di incitamento all’odio online;
  • incoraggiare la trasmissione degli avvisi e la segnalazione dei contenuti che promuovono l’istigazione alla violenza e ai comportamenti improntati all’odio avvalendosi di esperti, anche attraverso le organizzazioni della società civile;
  • formare il proprio personale sugli sviluppi sociali in corso e scambiare opinioni sulle possibilità di ulteriori miglioramenti;
  • intensificare la collaborazione con altre piattaforme e altri operatori dei social media per migliorare la condivisione delle pratiche più efficaci;

 

Dal canto suo, la Commissione europea, in coordinamento con gli Stati membri, promuove l’adesione agli impegni stabiliti nel codice di condotta anche da parte di altre piattaforme e di altri operatori dei media sociali.


[1] 2008/913/GAI.

 


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