Noemi Secci
Noemi Secci
15 Lug 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Reversibilità, si perde con la nuova convivenza?

Con la nuova convivenza di fatto la pensione ai superstiti non si perde anche se si firma un contratto, mentre si perde se si stipula un’unione civile.

 

Se anche tu hai paura di perdere la reversibilità andando a convivere, sappi che non hai nulla di cui preoccuparti, se non hai stipulato un’unione civile.

In caso di convivenza successiva al decesso del coniuge, nonostante le recenti modifiche normative introdotte dalla cosiddetta Legge Cirinnà (Legge sulle Unioni civili), la pensione ai superstiti (di reversibilità o indiretta) non si perde, al contrario di quanto avviene con un nuovo matrimonio o con la successiva stipula di un’unione civile.
A differenza delle unioni civili, infatti, la semplice convivenza non conferisce, in caso di decesso di uno dei conviventi, alcun diritto successorio al compagno superstite, a meno che non vi sia stata un’apposita pattuizione nel contratto di convivenza, o non siano presenti delle disposizioni testamentarie. Questo perché il convivente non firmatario di un’unione civile, nonostante la disciplina in materia sia stata recentemente innovata, non è un erede legittimo del defunto.

 

 

Reversibilità e convivenza

Al convivente superstite non spetta la pensione di reversibilità (che spetta invece al coniuge superstite e al firmatario dell’unione civile), in quanto la legge che regolamenta la materia (conosciuta come Legge Dini [1]) non include espressamente il convivente tra i soggetti che possono beneficiarne, né la Legge Cirinnà ha previsto tale diritto in capo al convivente non firmatario di un’unione civile.
La giurisprudenza, negli anni, ha confermato la disparità di trattamento tra matrimonio e convivenza [2], anche quando il rapporto presenta i caratteri della stabilità e della certezza tipici del rapporto matrimoniale. Il diritto alla reversibilità spetta invece ai figli del convivente di fatto defunto (entro i 18 anni, o entro i 21 anni se studenti presso un istituto superiore, o entro i 26 anni se studenti universitari).
Dato che la nuova convivenza di fatto, anche se regolamentata da apposite pattuizioni, non dà diritto ad alcun trattamento ai superstiti, se uno dei componenti della coppia già possiede una pensione di reversibilità (o indiretta), non la perde con l’inizio della coabitazione.

 

 

Reversibilità, matrimonio e unione civile

Al contrario, la reversibilità si perde in caso di nuovo matrimonio: in questa ipotesi, il coniuge superstite che si risposa pere il diritto alla prestazione dal giorno delle nozze, ma ha diritto ad un assegno pari a due annualità della quota di pensione in pagamento. L’assegno è liquidato d’ufficio dall’Inps al verificarsi dell’evento per il quale cessa il diritto alla pensione.
La reversibilità si perde anche in caso di nuova unione civile, in quanto si applicano a questo tipo di legame, in materia di pensione ai superstiti, le stesse condizioni e la stessa disciplina prevista per il coniuge superstite(in quanto richiamata dalla Legge sulle Unioni Civili).
Riassumendo:

– da un lato abbiamo matrimonio e unione civile, che, essendo “parificati” dal punto di vista successorio dalla Legge Cirinnà, danno, da una parte, diritto alla reversibilità, in caso di decesso di un componente della coppia, ma, dall’altra parte, determinano la cessazione del diritto all’eventuale precedente pensione ai superstiti;
– dall’altro lato abbiamo la convivenza di fatto, la quale, anche se regolamentata da un contratto di convivenza, non comporta alcun diritto alla reversibilità per il superstite, ma nemmeno comporta la perdita della precedente eventuale pensione.

 

 

Reversibilità e Isee

Bisognerà però fare attenzione, nel caso in cui entri in vigore senza mutamenti il cosiddetto DDL Povertà, cioè il disegno di legge che vuole collegare la pensione di reversibilità al reddito Isee.

In pratica, la norma determinerebbe la decadenza dal diritto al trattamento ai superstiti per chi possiede un indice Isee al di sopra di una determinata soglia. L’indice Isee è l’indicatore che serve a “misurare la ricchezza” di una famiglia e viene rilevato attraverso una dichiarazione, la Dsu (dichiarazione sostitutiva unica): questa dichiarazione è necessaria per ottenere la maggior parte delle prestazioni di assistenza.

Il reddito del convivente, anche di fatto (purchè risulti come tale all’anagrafe del Comune), entra sempre nel patrimonio del nucleo familiare ai fini Isee: l’eventuale aumento del reddito potrebbe allora comportare la perdita della reversibilità, se questa fosse collegata all’indicatore Isee.

Sono comunque ancora da stabilire le soglie massime Isee  per il diritto alla reversibilità: ammesso che un simile provvedimento entri in vigore, dato che sarebbe iniquo prevedere dei limiti per quello che non è un trattamento di assistenza, ma una prestazione pagata con i versamenti dei contributi fatti dal defunto nella vita lavorativa.


[1] L. 335/1995.

[2] C. Cost., sent. n. 461 del 03/11/2000.

 


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