La sentenza favorevole a uno dei coobbligati vale anche per gli altri
Lo sai che?
14 Lug 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La sentenza favorevole a uno dei coobbligati vale anche per gli altri

Fisco: in caso di debiti tributari impugnati, la sentenza favorevole a uno dei coobbligati in solido ha effetti positivi anche per gli altri.

 

Che succede nel caso di debiti tributari al cui pagamento siano tenuti, in solido, più di una persona se una di queste impugna l’atto davanti al giudice, ottenendo una sentenza favorevole, e l’altro invece resta inerte? La sentenza favorevole al coobbligato in solido può “valere” anche per gli altri, liberandoli dal relativo obbligo con il fisco? La risposta è positiva stando ai recenti sviluppi giurisprudenziali, ma procediamo con ordine.

 

Facciamo l’esempio dell’imposta di registro dovuta sia dal venditore che dall’acquirente di un bene: se arriva un accertamento dell’Agenzia delle Entrate con cui viene richiesto il versamento di una maggiore somma, l’atto viene notificato a entrambe le parti poiché, per il fisco, sono entrambe responsabili del pagamento; il che significa che l’Agenzia può chiedere l’intero pagamento o all’uno o all’altro, indifferentemente. È il concetto di coobbligati in solido. Mettiamo però che, ritenendo illegittimo l’accertamento, solo il venditore lo impugni davanti al giudice. Ebbene, qualora la Commissione Tributaria gli dia ragione, a questo punto si deve ritenere libero dall’obbligo anche l’acquirente benché questi non abbia partecipato al giudizio e non abbia impugnato l’atto?

La risposta è sì, stando alle ultime interpretazioni di Cassazione, per come ricordato da una sentenza depositata ieri [1].

 

Perché una sentenza tributaria favorevole a uno dei coobbligati in solido possa avere effetti ed essere utilizzata anche dagli altri coobbligati è necessario che:

  • il giudizio non sia fondato su ragioni personali e riferibili esclusivamente allo stesso condebitore che abbia impugnato l’atto; al contrario l’impugnazione deve vertere in merito alla pretesa in sé, in ragione cioè degli elementi oggettivi che fanno ritenere dovuto il tributo da entrambe le parti;
  • la sentenza sia passata in giudicato, cioè sia divenuta definitiva, non più impugnabile. Il che avviene o con il decorso dei termini di impugnazione per l’appello (30 giorni) o la Cassazione (60 giorni), oppure per aver già esperito tutte le possibili impugnazioni previste dalla legge.

 

La sentenza in commento, in definitiva, precisa che, in tema di responsabilità solidale per debiti fiscali, il passaggio in giudicato della sentenza relativa alla controversia di uno dei debitori deve essere valutata anche a favore dell’altro contribuente, nonostante questi non ha partecipato al primo giudizio.

 

 

La vicenda

L’agenzia delle Entrate aveva ritenuto decaduti i benefici fiscali richiesti su una compravendita di terreno edificabile all’interno di un piano particolareggiato.

Conseguentemente aveva notificato ai contribuenti interessati (acquirente e venditore) un avviso di liquidazione dell’imposta di registro e relative sanzioni per la decadenza dei benefici. Il provvedimento era stato impugnato dinnanzi al giudice tributario che, per entrambi gradi di merito, ne aveva confermato la legittimità.

Nelle more del giudizio di appello il contribuente aveva prodotto con una memoria illustrativa una sentenza resa in favore dell’altro coobbligato in solido per l’imposta di registro attinente la medesima compravendita di terreno con la quale veniva annullata la pretesa. Per la Cassazione tale pronuncia va presa in considerazione e ha effetto anche per l’altro contribuente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 10 giugno – 13 luglio 2016, n. 14278
Presidente Piccininni – Relatore Solaini

Svolgimento del processo

La controversia concerne l’impugnazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta di registro e delle relative sanzioni, conseguenti alla decadenza dai benefici di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, a seguito dell’alienazione di un terreno edificabile, non assoggettato a piano particolareggiato, comunque denominato.
La sentenza della CTR, confermando la sentenza di primo grado, respingeva le ragioni del contribuente, affermando che nel caso di specie, il terreno oggetto di controversia aveva secondo il certificato di destinazione urbanistica approvato, una destinazione di zona B5 – completamento edilizio -e non era soggetto a piani particolareggiati, mentre la sola soggezione al piano regolatore generale non poteva ritenersi sufficiente ad assolvere la condizione d’ammissibilità al beneficio richiesto.
Avverso la predetta pronuncia, il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione sulla base di quattro motivi, mentre l’ufficio pur evocato in giudizio non si è costituito.

Motivi della decisione

Con i primi tre motivi di ricorso, che possono essere esaminati

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 14278/2016 del 13.07.2016.

 

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti