Diffamazione su Facebook: ultime sentenze
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14 Lug 2016
 
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Diffamazione su Facebook: ultime sentenze

Diffamazione sul social network Facebook e, in generale, su internet: denuncia alla polizia postale e regole di competenza territoriale; aggravante del mezzo di pubblicità.

 

Ecco di seguito una rassegna di sentenze che trattano uno degli argomenti più ricercati insieme alla parola “FacebooK”: diffamazione. La diffamazione, anche se commessa su internet e, in particolare, sui social network come Facebook non cambia gli elementi che l’hanno da sempre caratterizzata: si tratta infatti di un reato che si consuma quando l’offesa è pronunciata in assenza della vittima (diversamente, si avrebbe l’ingiuria che, invece, non è più reato, ma solo illecito civile).

Per quanto riguarda le regole sulle prove e sulla competenza territoriale del giudice rinviamo all’articolo “Diffamazione su Facebook: competenza e prove”.

 


La sentenza

Scrivere sulla bacheca Facebook di un utente un post offensivo integra il reato di diffamazione aggravata previsto dall’articolo 595, comma 3°, del Cp, cioè come se l’offesa fosse portata dalle pagine di un giornale. E in tal caso la competenza spetta al tribunale e non al giudice di pace. Lo ha deciso la Cassazione risolvendo un conflitto negativo di competenza. Per la Corte il fondamento dell’applicabilità dell’aggravante “giornalistica” ai casi di cosiddetta responsabilità da social network sta «nella potenzialità, nella idoneità e nella capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone». Il meccanismo delle amicizie a catena di Facebook ha, per i giudici, la capacità di raggiungere un numero potenziale di persone e, dunque, di amplificare l’offesa.

Cass. sent. n. 24431/2015 dell’8.06.2015

 

I presupposti del reato ex art. 595 c.p. sono costituiti dalla comunicazione di un’espressione offensiva dell’altrui reputazione, dall’assenza dell’offeso e dalla presenza di più persone. Orbene, si deve presumere la sussistenza del requisito della comunicazione con più persone qualora il messaggio diffamatorio sia inserito, come accaduto nella fattispecie, in un sito internet per sua natura

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