Newsletter promozionali: consenso necessario
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14 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Newsletter promozionali: consenso necessario

Email raccolte per finalità di newsletter: vietata la DEM (Direct email marketing) se non autorizzata preventivamente.

 

Se ti sei iscritto alla newsletter di un sito e, insieme alle notizie giornaliere, ti vengono inviati anche messaggi pubblicitari, hai diritto al risarcimento o, comunque, a segnalare l’episodio al Garante della Privacy. A dirlo è proprio l’Autorithy di tutela dei dati personali che, nella newsletter di oggi, ha ricordato il divieto di inviare newsletter promozionali se non c’è il preventivo consenso dell’utente. In pratica, il gestore del sito che raccoglie le email dei suoi lettori, per inviare loro la newsletter periodica, deve prima farsi autorizzare a inviare anche la pubblicità: autorizzazione che può essere concessa cliccando su una apposita casella (il cosiddetto “flag”) diversa da quella di autorizzazione al trattamento dei dati personali ai fini dell’invio della newsletter stessa. Insomma, l’utente deve fornire due consensi diversi e specifici: uno per ricevere le news, un’altra per le pubblicità.

 

La pubblicità inviata tramite newsletter viene chiamata, dai tecnici del settore, DEM ossia Direct Email Marketing. È uno strumento ritenuto fondamentale da alcune aziende, anche se oggi sta perdendo il suo appeal: gli utenti infatti tendono ormai a cancellare immediatamente, senza neanche aprirle, le email dal contenuto pubblicitario. Al posto delle DEM si preferiscono altre forme di pubblicità, tra cui una delle più efficaci è quella targettizzata sui social network come Facebook.

 

Chi riceve una DEM senza aver mai dato autorizzazione al titolare del sito (l’iscrizione alla newsletter non è da considerare autorizzazione, ma ce ne vuole una specifica) può utilizzare, come prova, tale email per chiedere il risarcimento del danno. La causa andrà proposta davanti al giudice di Pace (il risarcimento infatti può difficilmente superare il limite di 5.000 euro, che è appunto il limite di competenza di tale magistrato). La causa, per valori inferiori a 1.100 euro può essere proposta direttamente dall’interessato, senza avvocato.

 

Nel caso di specie il Garante della Privacy ha affrontato la vicenda di un utente che lamentava la ricezione sulla propria mail di una newsletter a carattere promozionale proveniente dall’indirizzo di posta elettronica di una società che opera nell’e-commerce di articoli medicali. Le DEM pubblicitarie, giunte all’utente dopo l’acquisto on line di alcuni prodotti sul sito della società, erano state inviate senza che il consumatore avesse mai fornito un esplicito e specifico consenso al ricevimento delle stesse.

 

Tale procedura è stata più volte sanzionata dall’Autorità perché in aperta violazione con quanto stabilito dal Codice sulla protezione dei dati personali.

 

Dalle verifiche effettuate dall’Autorità sul sito dell’azienda è emerso che gli utenti non solo non potevano esprimere uno specifico consenso per le finalità di marketing ma erano per di più impossibilitati a procedere all’acquisto di un prodotto senza aver prima fornito un generico consenso al “trattamento dei dati personali”. Inoltre, dai riscontri è risultato che anche l’informativa fornita dalla società presentava profili di inidoneità, non specificando le modalità di contatto per lo svolgimento di attività a contenuto promozionale.

 

Il Garante ha quindi vietato alla società l’ulteriore trattamento per finalità di marketing dei dati personali raccolti in assenza di idonea informativa e di consenso legittimamente manifestato, imponendole, inoltre, la riformulazione del form con il quale si chiede il consenso, l’integrazione del testo con le modalità utilizzate per il contatto promozionale e, infine, l’adozione delle misure opportune affinché la manifestazione del consenso da parte degli interessati al trattamento per finalità di marketing non sia condizione necessaria per il perfezionamento dell’acquisto tramite sito web. L’Autorità si è riservata di verificare, con autonomo procedimento, la sussistenza dei presupposti per contestare le violazioni amministrative concernenti l’inidonea informativa e il consenso per l’utilizzo dei dati a fini di marketing.


 


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