Spese straordinarie per mantenimento figli: precetto e competenza
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14 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Spese straordinarie per mantenimento figli: precetto e competenza

Separazione e mantenimento dei figli: spetta al giudice di pace la competenza per l’opposizione al precetto inferiore a 5000 euro; non basta la sentenza con la condanna generica, ma è necessario intentare una nuova causa che accerti i singoli esborsi.

 

Nel caso in cui uno dei due genitori non paghi la sua parte di spese straordinarie per il mantenimento dei figli, l’ex coniuge non può agire direttamente nei suoi confronti con un pignoramento in quanto deve prima attivare una causa per il riconoscimento delle spese concretamente sostenute, non potendo bastare l’iniziale sentenza con cui il giudice ha definito, in via generale e preventiva, le rispettive percentuali. Non solo. L’opposizione al precetto è di competenza del giudice di pace se l’importo in questione non supera cinquemila euro. È questa la sintesi di una recente sentenza del tribunale di Vercelli [1].

 

 

La sentenza generica non è titolo esecutivo

Nelle cause di separazione e divorzio, o in quelle in cui viene definita la misura del mantenimento dovuto ai figli, il giudice fissa sempre una somma forfettaria mensile a titolo di contributo per le spese ordinarie; invece, per quanto riguarda le spese straordinarie, non potendole quantificare in via preventiva perché eventuali e incerte, stabilisce solo la percentuale in base alla quale i due coniugi devono contribuire.

 

Di norma, il genitore con cui i figli convivono anticipa tali somme e poi chiede la restituzione della relativa quota all’ex partner, documentando i singoli esborsi (si pensi al caso di una spesa medica per l’oculista, una gita scolastica, ecc.). Peraltro, l’orientamento della giurisprudenza è ormai volto a ritenere non necessario il consenso preventivo dell’altro coniuge sulla spesa straordinaria se questa è indispensabile per il figlio; così quest’ultimo è obbligato al rimborso della sua quota anche se non è stato consultato prima.

 

Che succede se il genitore non paga la sua quota di spese straordinarie? Di certo, colui che ha anticipato il pagamento può agire nei confronti dell’ex per ottenere il rimborso della sua parte. Ma qui l’importante chiarimento della sentenza in commento: egli non può direttamente procedere a un pignoramento, portando a fondamento del proprio diritto (il cosiddetto “titolo”) la sentenza iniziale con cui il giudice ha fissato le rispettive quote del mantenimento. Infatti, tale sentenza è troppo generica e non indica lo specifico importo da pagare. Il genitore che ha anticipato la spesa deve allora per forza agire con una nuova causa per far accertare dal giudice gli specifici importi pagati e da rimborsare.

 

Questo concetto è stato riferito anche dalla Cassazione [2] che, con parole più tecniche, ha detto che: Con riferimento alle spese straordinarie, al fine di legittimare l’azione esecutiva in caso di inadempimento del coniuge onerato, non è sufficiente azionare la sentenza che contenga, come nel caso in esame, una condanna generica, indeterminata nell’ammontare, ma è al contrario necessario intentare nuovo giudizio di cognizione che accerti la sussistenza delle ragioni di fatto che determinano l’effettiva esistenza ed entità degli esborsi sostenuti dal coniuge “titolare” del diritto.

 

 

L’opposizione al precetto

Se questa regola non fosse rispettata e il genitore che ha anticipato le spese dovesse procedere direttamente alla notifica di un precetto, per poi avviare il pignoramento, il debitore può opporsi [3]: tale opposizione va presentata davanti al Giudice di Pace se l’importo richiesto è inferiore a 5.000 euro. È questo il secondo importante chiarimento fornito dal tribunale di Vercelli.

 

A riguardo, si legge in sentenza: “nel caso di titolo esecutivo rappresentato da provvedimento reso in materia di separazione tra coniugi, rientra nella competenza per valore del giudice di pace la cognizione dell’opposizione a precetto, laddove la somma precettata sia inferiore a 5 mila euro”.


[1] Trib. Vercelli, sent. del 9.05.2016.

[2] Cass. sent. n. 2815/2014.

[3] art. 615 cod. proc. civ.

 


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