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15 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Scuola, l’abuso dei contratti a termine è illegittimo

Le proroghe dei contratti a tempo determinato dei docenti sono illegittime e comportano il risarcimento dei danni, se si superano i 36 mesi.

 

Il precariato permanente è illegittimo non solo nei confronti dei dipendenti privati, ma anche nel settore pubblico: è quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con una recente sentenza, che conferma la pronuncia della Corte di Giustizia Europea e le numerose disposizioni già emanante da diversi tribunali del lavoro in tutta Italia (in ultimo, quelle dei tribunali di Chieti ed Ivrea, che hanno riconosciuto dei cospicui risarcimenti a sei docenti che, da anni, lavoravano nella scuola con reiterati contratti a termine).

La reiterazione dei contratti a termine oltre la soglia limite, pari a 36 mesi, è dunque pienamente sanzionabile, sia nei confronti dei docenti che del personale Ata (segretari, bidelli, etc.).

Il risarcimento dovuto al lavoratore, oltre a comprendere gli indennizzi conseguenti all’abuso di contratti a termine, considera anche gli scatti di anzianità non riconosciuti: le pronunce della Corte e dei tribunali sono dunque particolarmente rilevanti, perché aprono la strada ad un gran numero di docenti e dipendenti precari per ottenere ragione contro le proroghe illegittime dei contratti e per ottenere la corresponsione degli scatti di anzianità non accreditati.

 

 

Proroghe abusive dei contratti a termine

Non tutte le proroghe dei contratti a termine nella scuola, comunque, sono illegittime: lo diventano quando si superano i 36 mesi complessivi di servizio. In questi casi, secondo quanto disposto dalla Corte Costituzionale, viene a cadere il presupposto del contratto a termine, cioè l’esistenza di esigenze di carattere provvisorio: i rinnovi reiterati dei contratti, difatti, sono chiaramente volti a soddisfare esigenze durevoli o permanenti.

È vero che la legge sulla Buona scuola ha previsto  un piano straordinario di immissioni in ruolo, finalizzato a debellare la piaga del precariato: tuttavia, nonostante le assunzioni straordinarie, a tutt’oggi ci sono ancora circa 100.000 insegnanti precari. Ancora peggiore è la situazione del personale Ata: per ausiliari, tecnici ed amministrativi, infatti, la Buona scuola prevede, in assenza di analoga procedura di assunzione, un risarcimento pari a 12 mensilità.

 

 

Riconoscimento degli scatti di anzianità

Un altro principio fondamentale, affermato prima dalla Corte di giustizia UE ed in seguito da numerosi tribunali del lavoro italiani, riguarda il mancato riconoscimento degli scatti di anzianità ai docenti precari: questo, secondo le sentenze, costituisce senza dubbio un abuso, in quanto comporta la disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato.

La progressione di carriera, invece, deve basarsi sui periodi di lavoro svolti, non importa con quale tipologia di contratto.

Pertanto, i docenti precari hanno pieno diritto al riconoscimento degli scatti di anzianità in ragione degli anni di servizio prestato: la negazione degli scatti, non avendo alcun fondamento oggettivo, è da considerare come una prassi illegittima dell’amministrazione.

 

Posto che l’ultima pronuncia della Consulta ha dissipato tutti i dubbi in merito alla legittimità del trattamento dei precari nella scuola, che cosa succederà adesso?

È presto per dirlo, visto che non è ancora stato pubblicato il testo della sentenza e non si conoscono le specifiche motivazioni: probabilmente il Ministero dell’Istruzione sarà tenuto ad assumere tutti coloro che hanno superato i 36 mesi di servizio, in presenza dei titoli di accesso. Nel frattempo, i lavoratori precari possono ancora aderire ai ricorsi esperiti dai sindacati della scuola, per ottenere sia l’indennizzo per gli anni di precariato, sia gli scatti non riconosciuti.


 


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