Investimento di un cane e risarcimento: è caso fortuito?
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14 Lug 2016
 
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Investimento di un cane e risarcimento: è caso fortuito?

Il risarcimento dei danni provocati dall’investimento di un cane, è ammesso quando l’ente o la società che gestisce la strada o l’autostrada abbia violato i doveri di custodia, controllo e manutenzione, sempre che non venga accertato il caso fortuito.

 

Un fenomeno molto diffuso in Italia è l’abbandono di cani sulle autostrade o l’ingresso sulle stesse di animali incustoditi che possono provocare incidenti stradali molto gravi. In caso di sinistro, di chi è la responsabilità? A chi spetta il risarcimento dei danni all’auto provocati dall’investimento di un cane?

 

In via generale la responsabilità del sinistro causato da un animale deve essere attribuita alla società o all’ente gestore della strada o dell’autostrada, sempre che venga accertata la violazione del dovere di custodia e controllo della strada su questo gravanti (o di mancata manutenzione, come anche nel caso degli incidenti provocati da una buca o dalla caduta di un albero) e sempre che non entri in gioco il cosiddetto caso fortuito, dove per caso fortuito si intende quell’evento imprevedibile, fuori da controllo che il soggetto avrebbe potuto mettere in atto con la diligenza richiesta (si prenda, ad esempio, l’investimento di un cane appena abbandonato sul ciglio della strada, che impedisce all’ente gestore di intervenire prontamente).

 

Nella specifica ipotesi dell’investimento di un cane sull’autostrada, la risposta è quindi da ricercarsi nell’ambito del danno cagionato da cose in custodia [1]. In cosa si concretizza l’obbligo di custodia diligente dell’ente o della società che gestisce la strada? I giudici ritengono che l’ente o la società abbia adempiuto all’obbligo di custodia se ha costruito e mantenuto intorno alla strada recinzioni in condizioni idonee, tali da impedire che l’ingresso di un animale metta a repentaglio la sicurezza stradale.

 

Quando un automobilista subisce danni derivanti dall’investimento di un cane, ben può chiedere il risarcimento alla società o all’ente gestore della strada o dell’autostrada, anche se questi ultimi si dichiarano estranei al fatto e, a meno che, non venga accertato che il sinistro è avvenuto per caso fortuito: solo il caso fortuito infatti è un fatto esimente da responsabilità.

Questo è il motivo per cui nella maggior parte dei processi avviati dai danneggiati contro i gestori, questi ultimi cercano di dimostrare come l’investimento di un cane sia da ritenersi un fatto totalmente imprevedibile da parte del soggetto preposto alla custodia e alla vigilanza della strada, tale da escludere ogni responsabilità. E’ proprio l’elemento del caso fortuito, inteso come evento non controllabile, ad impedire il risarcimento del danno, ma solo se tale da escludere il nesso causale fra danno ed evento di danno.

 

La giurisprudenza afferma che per aversi il caso fortuito, occorre che il fatto causale sia del tutto estraneo al soggetto custode ed imprevedibile, ovvero sia una causa sopravvenuta sufficiente da sola a determinare l’effetto lesivo [2]. La prova che libera il gestore da ogni responsabilità dunque, è quella che dimostra l’impossibilità per il gestore di evitare il danno derivante dall’investimento di un cane con l’ordinaria diligenza proporzionata al caso concreto.

 

Se ad esempio il gestore dimostra l’abbandono di un animale in area di servizio e il repentino attraversamento di quest’ultimo, ben potrà parlarsi di caso fortuito, ma in questo caso è necessaria almeno una prova testimoniale. Quando il sinistro invece avviene perché l’animale è riuscito ad oltrepassare le barriere laterali o le siepi vicine al luogo dell’impatto, per la presenza di aperture, rotture o interruzioni della recinzione, potrà ritenersi la violazione dell’obbligo di custodia. Insomma, per esimersi da responsabilità deve essere provato che il gestore abbia provveduto alla corretta manutenzione delle cose in custodia. La diligente custodia della strada infatti, prevede l’apposizione di reti continue, che partano da terra, senza soluzione di continuità, idonee ad impedire l’ingresso di animali in strada [3].


[1] Art. 2051 cod. ci.v

[2] Cass. sent. n. 5658/10.

[3] Trib. Udine sent. n. 103/2016.

 


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