Come si diventa eredi
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14 Ago 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Come si diventa eredi

Quando il potenziale erede diventa tale. L’accettazione dell’eredità: esplicita o tacita. Il diritto di rappresentazione

 

Quando muore un genitore si dice, impropriamente che i figli sono i suoi eredi. Ebbene, è importante sapere che la predetta qualità non è acquisita automaticamente. È necessario, infatti, che il figlio in questione accetti l’eredità. Sino a quel momento, egli è un semplice chiamato, che ancora non può definirsi vero e proprio successore patrimoniale del defunto.

 

 

Che cos’è l’accettazione dell’eredità?

L’erede diventa tale a seguito dell’accettazione dell’eredità. Attraverso quest’ultima, il successore diventa il titolare dei beni ereditari con effetto retroattivo. Ciò vuol dire che se l’accettazione interviene in un momento successivo, l’effetto successorio si manifesta dalla morte del defunto e non da quello dell’accettazione predetta.

 

Questa può essere espressa come tacita, non può essere parziale, cioè non si può accettare solo in parte l’eredità, e non può essere subordinata al verificarsi di una condizione. È importante altresì ricordare che una volta accettata l’eredità, non è più possibile rinunciarvi.

 

Si distinguono, quindi, due tipi di accettazione : quella espressa e quella tacita. La prima si manifesta attraverso una dichiarazione, ad esempio, resa davanti al notaio alla lettura del testamento. La seconda, invece, mediante un comportamento da cui si presume inequivocabilmente la volontà di accettare l’eredità. Ad esempio agire per ottenere la divisione ereditaria oppure rinunciare dietro corrispettivo ai beni del defunto, sono delle condotte sicuramente riconducibili alle categorie delle accettazioni ereditarie tacite o altrimenti dette implicite.

 

Quando si diventa eredi di un defunto, non si acquisiscono soltanto i beni di quest’ultimo ed i conseguenti diritti patrimoniali, ma anche i debiti dello stesso. In sostanza si dice che il patrimonio del defunto finisce per confondersi ed inglobarsi con quello dell’erede, che pertanto sarà chiamato a rispondere, dei debiti ereditati, con il proprio patrimonio. Per impedire il descritto effetto, il chiamato all’eredità deve accettare la medesima con il beneficio d’inventario. Questa possibilità, contemplata dalla legge, è addirittura obbligatoria se il potenziale erede è un minore, una persona incapace o ad esempio un’associazione.

 

L’accettazione dell’eredità è un diritto che si prescrive : dopo dieci anni, infatti, dalla morte del defunto, il chiamato all’eredità non può più accettare la stessa, perdendo definitivamente questa possibilità.

 

Che cos’è il diritto di rappresentazione?

La legge dice che se un chiamato all’eredità non può o non vuole accettare la stessa, tale diritto si estende a suoi discendenti, ad esempio i suoi figli. Questo meccanismo si definisce tecnicamente diritto di rappresentazione. Ovviamente, questa situazione non si concretizza in tutti i casi : solo quando il chiamato è un discendente oppure un fratello o sorella del defunto, i suoi ulteriori discendenti potranno esercitare il diritto di rappresentazione.

 

In sostanza, ad esempio, se il fratello del defunto decide di non accettare l’eredità, il figlio di quest’ultimo subentra in tale diritto, acquisendo la possibilità di accettare la medesima. Tale meccanismo, si propaga all’infinito, sino all’ultimo dei discendenti del primo chiamato all’eredità.

 

La rappresentazione, così come appena descritta, opera sia in presenza sia in assenza di un testamento.

 

Anche per coloro che potrebbero agire in rappresentazione per accettare l’eredità, il termine per esercitare tale diritto è soggetto alla prescrizione decennale.


Autore immagine: 123rf com

 


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