Infedeltà coniugale: anche su internet c’è addebito
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14 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Infedeltà coniugale: anche su internet c’è addebito

La relazione platonica instaurata tramite chat su Facebook o altro social network è fonte di responsabilità, salvo che la coppia fosse già in crisi.

 

Tradire su internet è come tradire fisicamente: è infatti considerata infedeltà coniugale la relazione intrattenuta dal marito o dalla moglie su chat o su Facebook, con un’altra persona, con la quale sia chiaro il desiderio fisico e/o l’innamoramento. Così, anche in questi casi, per il coniuge traditore scatta l’addebito salvo che questi riesca a dimostrare che il rapporto matrimoniale era già in crisi. A dirlo è la Cassazione con una sentenza di questa mattina [1].

 

 

La relazione platonica su internet

Più volte la giurisprudenza si è pronunciata sulla possibilità di dichiarare la responsabilità per il fallimento del matrimonio (cosiddetto addebito) nei confronti del coniuge che intrattenga una relazione platonica su internet. E tutte le volte in cui il rapporto telematico travalichi la semplice “amicizia virtuale”, sconfinando nel desiderio carnale o, comunque, in un legame sentimentale, non vi sono dubbi: per i giudici questo basta per essere dichiarati colpevoli della violazione dell’obbligo di fedeltà.

Ma chi intrattiene flirt virtuali può contare sulla “non punibilità” della sua azione se riesce a dimostrare che la vera causa della rottura del matrimonio non è stata la sua relazione su internet, ma essa va ricercata in situazioni pregresse, che già avevano sgretolato l’unità familiare. Insomma, basta la prova che la vita di coppia fosse già compromessa per non subire l’addebito.

 

In poche parole per gli Ermellini solo un rapporto tanto forte da ledere l’unione matrimoniale può essere causa di addebito.

 

Non è infatti sufficiente, scrive a chiare lettere la Suprema corte, la sola violazione del dovere di fedeltà, ma occorre verificare se tale violazione sia stata la vera causa della crisi coniugale oppure se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

 

 

La prova della relazione via internet

La sentenza della Cassazione si “sposa” benissimo con quella, anch’essa recente, emessa dal Tribunale di Roma secondo la quale si possono utilizzare come prove dell’altrui tradimento anche i messaggini e le chat segrete, carpite di nascosto dal telefono del coniuge: non conta che ciò sia avvenuto in violazione della privacy.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 9 maggio – 14 luglio 2016, n. 14414
Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Rilevato che in data 24 febbraio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p. c. che qui si riporta

Rilevato che:

1- Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza del 30 marzo 2012, su domanda proposta da C.S. nei confronti del marito E.G., ha pronunciato la separazione personale dei coniugi, ha respinto la domanda di addebito proposta dal G. e ha posto a carico dello stesso un assegno di e 300,00 mensili per il mantenimento della moglie e di £ 500,00 mensili per ciascuno dei due figli, oltre al 504 delle spese mediche, scolastiche e ludico-sportive. Il  Tribunale ha rilevato una forte disparità tra le condizioni economiche delle parti a favore del G. in quanto l’entità dei ricavi e delle risultanze dei conti bancari depositati nel primo grado attestava una forte Sottovalutazione del suo reddito dichiarato.
2- Ha proposto appello E.G. chiedendo che la Corte addebitasse la separazione alla moglie per aver la S. intrapreso una relazione, via Internet, con un altro uomo, accertasse l’attività lavorativa “in nero” della moglie e le revocasse l’assegna per il mantenimento, riducendo quello dei figli ad € 400,00 ciascuno. Ha

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[1] Cass. sent. n. 14414 del 14.07.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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