Pensione di reversibilità senza limiti
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15 Lug 2016
 
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Pensione di reversibilità senza limiti

Addio alla norma anti-badanti: per la Corte Costituzionale non si può legare l’importo dell’assegno di reversibilità all’età del coniuge e alla durata della convivenza.

 

Da oggi la giovane donna che sposerà l’uomo anziano (o viceversa) avrà diritto alla quota piena della pensione di reversibilità e non solo – come invece è stato fino a ieri – una minima parte: è questo l’effetto di una sentenza di poche ore fa della Corte Costituzionale [1] che ha dichiarato illegittima la cosiddetta norma “anti giovani badanti”, norma che consegnava solo il 10% della reversibilità anche a chi avesse sposato una persona di oltre 70 anni e fosse stata più giovane di almeno 20 anni rispetto al pensionato. Ma procediamo con ordine.

 

Nel caso di decesso di un pensionato, al coniuge superstite spetta l’assegno di reversibilità nella misura del 60%. Tuttavia, per evitare che giovani donne senza scrupoli sposassero uomini anziani all’imbocco del viale del tramonto solo per carpirne la pensione di reversibilità, nel 2012 era stata approvata una norma [2] in base alla quale, sussistendo tre condizioni “sospette”, la reversibilità sarebbe scesa dal 60% al 10%; dette condizioni erano:

  • il titolare della pensione doveva avere almeno 70 anni di età;
  • tra il titolare della pensione e il coniuge superstite dovevano esservi almeno 20 anni di differenza;
  • il matrimonio doveva essere durato meno di 10 anni.

 

In questi casi, infatti, il matrimonio appariva simulato o solo il frutto di un raggiro ai danni del pensionato. Così, il nostro legislatore ha pensato bene di porre un freno a questa situazione.

 

Tuttavia, la sentenza di ieri ha dichiarato incostituzionale la norma “anti badanti”: secondo la Corte Costituzionale non si può legare, in astratto e a priori, l’importo dell’assegno di reversibilità all’età del coniuge e alla durata della convivenza. Nell’attribuire rilievo all’età del coniuge titolare di trattamento pensionistico diretto al momento del matrimonio e alle differenza di età tra i coniugi – spiegano i giudici – si introduce una regolamentazione irragionevole e incoerente con il fondamento solidaristico della pensione di reversibilità.

Risultato: le giovani vedove (o vedovi) di ultrasettantenni hanno diritto a ricevere lunghe e “ricche” pensioni.

 

Secondo la Corte costituzionale la norma “anti badanti” non tiene conto dell’evoluzione del costume sociale e nemmeno dell’aumento dell’aspettativa di vita. A nulla è servito prevedere, da parte del legislatore, che il taglio dell’assegno non operasse in presenza di figli minori, studenti o inabili. In altri termini la prestazione non può essere collegata a elementi esterni al rapporto giuridico (appunto il matrimonio) qual è il fattore della durata del rapporto coniugale. Inoltre tale collegamento tra “contratto” e prestazione pensionistica non ha portata generale e quindi è in palese contrasto con i principi di eguaglianza.


La sentenza

SENTENZA N. 174 ANNO 2016

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE

SENTENZA
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 18, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111, promosso dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, nel procedimento vertente tra S.P. e l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) con ordinanza del 24 marzo 2014, iscritta al n. 131 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell’anno 2014.
Visti l’atto di costituzione dell’INPS nonché l’atto di intervento del Presidente del

Consiglio dei ministri;
udito nell’udienza pubblica del 31 maggio 2016 il Giudice relatore Silvana

Sciarra;
uditi l’avvocato Filippo Mangiapane per l’INPS e l’avvocato dello Stato Gabriella

Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Presidente Giudice

Ritenuto in fatto

1.– Con ordinanza del 24 marzo 2014, iscritta al n. 131 del registro ordinanze 2014, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, giudice unico

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[1] C. Cost. sent. n. 174/2016 del 14.07.2016.

[2] Art. 18 co. 5 d.l. n. 98/2011.

 


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Commenti
16 Lug 2016 marco imbriani

E poi dicono che il passivo dell’INPS è colpa degli statali….