Dipendenza da Facebook: motivi, sintomi, cura
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15 Lug 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Dipendenza da Facebook: motivi, sintomi, cura

Vi siete mai chiesti se soffrite di dipendenza da Facebook? Ecco di cosa si tratta e qualche utile indicazione su quali sono i motivi e i sintomi. Si può guarire? Come disintossicarsi?

 

 

Dipendenza da Facebook: di cosa si tratta?

Nei suoi oltre dieci anni di vita, Facebook ha rivoluzionato indubbiamente il modo di comunicare, socializzare, connettersi con le persone e condividere pensieri e attimi della propria vita. È indubbio anche, però, che in alcuni casi sia andato oltre: col tempo, molti sembrano aver maturato una sorta di dipendenza dai social network non facile da sconfiggere, né da identificare.

La c.d. Facebook-addiction non deve essere sottovalutata: può diventare una problematica reale in grado di influire negativamente sull’emotività e sui comportamenti di chi ne è affetto.

 

Occorre, però, anzitutto capirsi sui termini: per dipendenza, in medicina, si intende una condizione di incontrollabile bisogno di un prodotto o di una sostanza, soprattutto farmaci, alcol, stupefacenti, riguardo ai quali si sia creata assuefazione. La loro mancanza provoca, quindi, uno stato depressivo, di malessere e angoscia (dipendenza psichica), fino a sfociare in veri e propri problemi fisici più o meno violenti, cioè nausea, dolori diffusi, contrazioni ecc… (dipendenza fisica).

In psicanalisi, la dipendenza si identifica in uno stato di subordinazione della persona rispetto alle esigenze del mondo esterno.

 

 

Dipendenza da Facebook: esiste davvero?

La questione, quindi, è capire se, alla luce di tale definizione, è possibile parlare davvero di una Facebook-addiction.

 

La piattaforma di cui parliamo, creata da Zuckerberg non è sicuramente un farmaco, un alcolico o una sostanza stupefacente; al tempo stesso il suo uso smodato provoca una serie di disturbi comportamentali che possono essere in qualche modo accostati a quelli causati dagli stupefacenti.

Se di vera e propria dipendenza non si può dunque parlare (poiché viene a mancare la fisicità del bisogno), è però opportuno trattare il fenomeno come se lo fosse, così da non sottovalutarne alcun effetto correlato.

 

 

Dipendenza da Facebook: quali sono i motivi e le conseguenze?

È innegabile che Facebook attiri per il forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità che apparentemente offre in maniera facile e immediata.

In una società sempre meno connotata da contatti sociali reali e autentici e, al contempo, sempre più caratterizzata dal prevalere dell’immagine, Facebook si presenta come luogo in grado di trasformare le insicurezze delle persone in certezze, i difetti in pregi, il brutto in bello: basta un “mi piace” nelle foto, video, e contenuti in generale; una condivisione di link con frasi fatte, dettate dal senso comune; un invito a far parte di gruppi.

 

Purtroppo, però, la realtà vera non è quella che sembra: in questo modo, Facebook può causare insoddisfazione verso se stessi e soprattutto infelicità.

Pensiamo a quante volte, anche inconsciamente, pubblichiamo aggiornamenti di stato con il solo intento di esternare (anche fingendo) un qualunque momento felice della nostra vita. Tale bisogno deriva dalla necessità di affermazione di sé stessi, dalla volontà di dipingere un “io” migliore e dall’influenza della rete che costringe a un’autoesposizione continua per segnare una presenza di ciascuno di noi al cospetto degli altri. E questo meccanismo dà il vita a una vera e propria catena, stimolando anche altri a fare lo stesso, i quali non vogliono sentirsi da meno e a loro volta danno il via a comportamenti analoghi, alimentando così un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

 

E ciò è tanto più significativo se si riflette sul fatto che, nonostante la crescente preoccupazione per la mancanza di privacy provocata proprio dalle attività online, vi sia ancora un certo numero di persone che condivide volontariamente i propri segreti, solo ed esclusivamente per avere la gratificazione di un “mi piace” o di un commento dello stato pubblicato.

 

Non è difficile comprendere che soddisfare questo bisogno in maniera eccessiva va ad alterare la capacità di capire ciò che è possibile condividere e ciò che sarebbe opportuno tenere per sè.

 

 

Dipendenza da Facebook: quali sono i sintomi?

La dipendenza da Facebook è, ormai da anni, oggetto di attenzione soprattutto in psichiatria. Proprio in tale ambito, si tende a distinguere tre tipologie di sintomi:

  • sintomi di tolleranza (assuefazione), connessi alla necessità di stare collegati e/o aggiornare i contenuti personali della propria pagina sempre di più ad ogni nuova connessione per raggiungere la medesima sensazione di appagamento;
  • sintomi di astinenza, cioè sensazioni di intenso disagio psico-fisico che si presenta quando non ci si collega per un certo periodo di tempo;
  • sintomi di craving, cioè l’aumentare di pensieri fissi e di forti impulsi a come e quando connettersi.

 

Senza addentrarci troppo sul terreno clinico, i sintomi della dipendenza da Facebook sono facilmente verificabili. Ognuno di noi, almeno una volta nell vita, ne avrà sofferto. Cerchiamo di individuare i principali.

 

A tutti piace condividere momenti di vita quotidiana o avvenimenti particolari e grazie ai social network questa possibilità si è allargata esponenzialmente. Il problema sorge, però, nel momento in cui la voglia di far sapere agli altri cosa si sta facendo, dove si è, cosa si sta mangiando e con chi, diventa un’ossessione. Foto di pranzi e cene, di viaggi, pose più o meno buffe abbondano in rete. Non è più un piacere sporadico, ma un bisogno. Si parla in questo senso di assuefazione quando si sente la necessità di stare collegati e aggiornare i contenuti personali della propria pagina sempre di più ad ogni nuova connessione per raggiungere la medesima sensazione di appagamento.

 

Facebook causa anche paranoia. Il soggetto dipendente da social network vuole essere raggiunto sempre e comunque e vuole ricevere notizie riguardo quello che accade nel mondo virtuale. Per questo non riesce a fare a meno di controllare continuamente se ha ricevuto notifiche, perché, in caso positivo, si sente appagato per la considerazione ricevuta. Tipico esempio di una paranoia in tal senso: “Perché Tizio non risponde al mio messaggio nonostante lo abbia visualizzato?”. La sensazione in casi di questo genere sarà di smarrimento e delusione. In un certo senso, il ricevere commenti, like o richieste di amicizia soddisfa un bisogno di attenzioni.

 

Inoltre, i social alimentano oltremisura la curiosità delle persone: “Costa sta facendo Caio?”, “Dove è andato in vacanza Sempronio?”, “Chi era invitato al matrimonio di Mevio?’”. Un bisogno di dover controllare i profili altrui, quindi, per rimanere sempre aggiornati con il mondo virtuale, spesso commentando e esprimendo opinioni sulle pagine degli amici per sentire che si è partecipi di un gruppo, di una conversazione o di un qualsiasi evento in cui si vorrebbe essere coinvolti. La condivisione via social, però, non è un sostituto di quella reale: al contrario, molto spesso è illusoria.

 

Per capire se una persona è dipendente da internet e dai social network, basta analizzare la sua reazione nel momento in cui viene privata della possibilità di connettersi. Ci sono soggetti che non riescono ad andare avanti con altre attività, a concentrarsi sul lavoro o a godersi un momento di totale isolamento. Anzi, in certi casi si assiste a vere e proprie crisi di astinenza.

 

 

Dipendenza da Facebook: come uscirne?

La prima strategia per uscire dalla dipendenza, è riconoscerla. Ed è difficile, visto che la patologia si cela dietro comportamenti assolutamente normali: il primo campanello d’allarme è il numero di ore che di giorno e di notte si passano sui social. In questi casi bisogna spezzare il cerchio e decidere di dedicare alla rete soltanto alcuni appuntamenti precisi: un’ora la sera, un’ora nella pausa pranzo, ad esempio. Basta. Determinazione e forza di volontà sono elementi fondamentali per raggiungere il risultato desiderato, resistendo alla tentazione di controllare se qualcuno commenta o meno un post o mette quel “mi piace” che è arrivato a dare un senso alle giornate.

 

Dedicarsi ad attività che un tempo erano piacevoli momenti è un’altra azione da compiere, organizzare un’uscita con un amico o anche regalarsi del tempo all’aria aperta lontano da smartphone e tablet può essere una valida alternativa per riuscire a staccarsi dalla realtà virtuale.

 

Porsi delle domande sul perché si rimane connessi, su cosa si ricerca nel suo utilizzo e sul come si potrebbe impiegare quel tempo in maniera differente sono delle mosse che possono aiutare nel guarire dalla dipendenza.

 

È chiaro che rivolgersi a uno specialista nei casi più gravi è necessario.


 


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