Abolito di fatto il fondo patrimoniale
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17 Lug 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Abolito di fatto il fondo patrimoniale

Possibile il pignoramento della casa di famiglia per i debiti di lavoro anche se inserita nel fondo patrimoniale: ampliato il concetto di bisogni familiari.

 

Addio fondo patrimoniale, un istituto antico come il nostro codice civile che per oltre 70 anni ha protetto le case e i terreni degli italiani dai pignoramenti dei creditori: con due colpi ben assestati, Governo e Cassazione hanno sancito l’abolizione di fatto del fondo patrimoniale e il via libera alle esecuzioni forzate anche sugli immobili di famiglia. In un momento in cui, tra decreti d’urgenza di riforma del processo e normative a sostegno delle banche, non si fa che parlare della facile aggressione della casa dei debitori, si aggiunge un altro tassello: la demolizione dello scudo dell’impignorabilità su cui molte famiglie avevano fatto affidamento, famiglie che ora si ritrovano ad avere solo un pezzo di carta (notarile, e quindi, per giunta, costoso) di quasi totale inutilità. Ma procediamo con ordine.

 

 

Quando tutela il fondo patrimoniale

Una volta stipulato dal notaio e iscritto nell’atto di matrimonio, il fondo patrimoniale tutela gli immobili di famiglia (quindi, solo quelli di coppie sposate e unioni civili tra gay) da eventuali successivi pignoramenti. La tutela però non vale per tutti i tipi di debiti, ma solo per quelli volti a soddisfare esigenze diverse dai “bisogni della famiglia”. In buona sostanza, tutto ciò che si spende per le necessità familiari dà diritto al creditore non pagato di pignorare anche la casa o il terreno inserito nel fondo patrimoniale; invece, ciò che non riguarda i bisogni della famiglia impone al creditore di rivolgere le proprie “attenzioni” su cose diverse da quelle del fondo.

 

In ogni caso, a prescindere dalla natura del debito, nei primi cinque anni il fondo patrimoniale può essere sempre revocato se si dimostra che il debitore si è spossessato dei suoi beni principali e non ne ha altri per garantire le obbligazioni contratte. Così, se Mario fa un debito di 500 mila euro e subito dopo va dal notaio per costituire il fondo patrimoniale, il creditore può far revocare tale atto.

 

 

Il fondo patrimoniale vale solo dopo 1 anno

La prima sostanziale demolizione del fondo patrimoniale è partita nel 2015 con una modifica al codice civile [1] che ha reso sempre pignorabile il fondo patrimoniale – anche per debiti estranei alle esigenze familiari – se il creditore trascrive, nei pubblici registri, il suo pignoramento entro l’anno successivo alla costituzione del fondo stesso. Ad esempio, se Mario va dal notaio il 1° maggio 2016 per inserire la propria casa nel fondo patrimoniale ed entro il 30 aprile 2017 (1 anno esatto) un creditore inizia un pignoramento (trascrivendolo nei registri), tale creditore può comunque pignorare la casa di Mario, nonostante essa sia stata inserita nel fondo. Insomma, affinché la tutela del fondo sia efficace devono trascorrere 12 mesi senza che nessun avvii “gli atti” contro il debitore.

 

 

I bisogni della famiglia sono anche i debiti lavorativi e dell’azienda

Il secondo – e più forte – colpo al fondo patrimoniale lo ha dato la giurisprudenza e, da ultimo, una sentenza della Corte di Appello di qualche giorno fa [2] che non fa che riprendere l’orientamento ultimo della Cassazione. Secondo le più recenti interpretazioni dei giudici, rientra nel concetto di “bisogni di famiglia” un vasto elenco di debiti, da quelli fiscali nei confronti di Equitalia a quelli coi fornitori dell’attività lavorativa, dalla fideiussione prestata per l’azienda di famiglia ai debiti derivanti dall’attività professionale. In questo modo si è abbracciata la quasi totalità delle situazioni di morosità degli italiani. Il che significa che aumenta il numero di creditori che possono pignorare il fondo patrimoniale in ogni momento (anche dopo i cinque anni necessari alla revocatoria).

 

Se in passato la casa nel fondo poteva essere pignorata solo in caso di debiti nati da bisogni familiari (come spese di istruzione, oneri di condominio, tasse sulla casa, ecc.), oggi invece è aggredibile anche dai creditori dell’attività lavorativa, sia essa imprenditoriale o professionale. Hai fatto un mutuo per aprire un negozio? Hai firmato come garante del tuo socio per un finanziamento alla società? Hai omesso di pagare i lavoratori dipendenti e questi, ora, ti stanno facendo tutti causa? Il fondo patrimoniale non ti tutela più. Anche se lo hai fatto in passato, ossia in epoca in cui ancora nessuno sospettava che questo sarebbe diventato l’orientamento dei giudici.

 

Insomma, gran parte degli italiani, che confidavano di avere tra le mani uno strumento che li tutelasse – e magari per questo hanno preso “a cuor leggero” alcune spese – ora si trovano col fiato dei creditori sul collo.

 

 

Da cosa tutela oggi il fondo patrimoniale?

I giudici, nel tentare di lasciare un minimo ambito di operatività al fondo patrimoniale, hanno detto che il fondo resta inattaccabile solo per quei debiti contratti per esigenze di natura voluttuaria come potrebbe essere un viaggio vacanza, o caratterizzati da intenti speculativi come un investimento mal riuscito: situazioni con le quali la gran parte degli italiani non si confronta più, avendo già difficoltà nell’arrivare a fine mese con le bollette e le altre spese necessarie alla sopravvivenza. Insomma, la famiglia italiana media spende solo per necessità (lavorativa o personale) e, quindi, tutti i conseguenti debiti danno luogo a pignoramento del fondo patrimoniale.


La sentenza

In tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, contrattuale o extracontrattuale, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale potrebbe ritenersi contratto per soddisfare tale finalità. L’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’articolo 170 cod. civ., grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale; la prova può consistere anche in presunzioni semplici o nel ricorso a criteri logici e di comune esperienza.

Corte cassazione, sezione Tributaria, sentenza 24 febbraio 2016 n. 3600

 

Le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti speculativi rilevano al fine di escludere la pignorabilità quando esse non ineriscano direttamente beni costituiti in fondo patrimoniale; qualora invece i debiti siano contratti per la gestione e l’amministrazione di questi stessi beni, essi debbono intendersi necessariamente riferiti ai bisogni della famiglia, anche quando inerenti, come detto, a spese a carattere voluttuario o comunque

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[1] Art. 2929 bis cod. civ. introd. dall’art. 12 DL 83/2015.

[2] C. App. Lecce, sent. n. 434/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
17 Lug 2016 Raffaello Bardi

All’azione di un Governo corrotto di proprietà delle Banche, ci mancava solo la collaborazione della Cassazione! In un Mondo Capital liberista dove tutto il circolante è debito inalienabile, queste leggi agevolano solamente l’espropriazione indebita a favore dei massimi truffatori, riducendo tutti a servi della gleba!

 
26 Lug 2016 Schiatti Giordano

Ritengo che questo provvedimento possa portare a una etica del debito che negli ultimi anni si è persa. Mi riferisco in particolare a imprenditori che, dopo aver distolto risorse finanziarie per anni, chiudono l’attività lasciando i creditori (fornitori) senza onorare il debito. Se sono particolarmente brillanti propongono un concordato al 10/20%.

 
26 Lug 2016 Fabio Carrara

Indubbiamente ci sono stati “imprenditori” senza scrupoli che hanno approfittato dello tsunami economico, ma questa è purtroppo una delle tante facce di un sistema giudiziario ormai grottesco, non dimentichiamoci però che dietro la stragrande maggioranza delle aziende che non sono sopravvissute alla crisi ci sono brave persone che hanno dedicato la loro vita all’azienda contribuendo a creare posti di lavoro e benessere, persone che hanno perso tutto, e che nel momento del bisogno sono state lasciate sole, e le stesse banche, che la BCE si affanna a rimpinguare con denaro pubblico, non sono esenti da responsabilità ne per quanto riguarda il manifestarsi della crisi ne per la mattanza di aziende che ne è seguita. Vedere poi Governo e Cassazione prodigarsi per loro…..da effettivamente un certo senso di nausea.