Reversibilità, cosa cambia con l’addio alla norma anti-badanti
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15 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Reversibilità, cosa cambia con l’addio alla norma anti-badanti

Abolita dalla Corte Costituzionale la norma che riduceva la reversibilità per la differenza di età tra marito e moglie: quanto spetta al coniuge superstite.

 

Cancellata la norma anti-badanti dalla Corte Costituzionale [1]: vedovi e vedove che rientravano nella categoria destinataria delle riduzioni della pensione di reversibilità plaudono senz’altro alla positiva novità. Per loro, infatti, torna ad applicarsi la normale aliquota di reversibilità spettante alla generalità dei coniugi superstiti. La pronuncia della Corte, in realtà, non causa un vero e proprio sconvolgimento: la legge anti-badanti, difatti, riduceva la pensione di reversibilità spettante solo quando gli anni di differenza tra i coniugi erano più di 20, non erano presenti figli minori o studenti, l’età del defunto al momento del matrimonio era superiore a 70 anni e la durata delle nozze inferiore a 10 anni.

Ma andiamo per ordine e vediamo qual è l’attuale situazione del coniuge superstite: quando gli spetta la reversibilità, a quanto ammonta, che cosa succede se ci sono figli nel nucleo familiare o in caso di separazione o divorzio.

 

 

Reversibilità del coniuge superstite

Il coniuge superstite, nella generalità dei casi, ha diritto al 60% della pensione del defunto. La pensione ai superstiti spetta anche se il dante causa non era ancora pensionato (in questo caso si parla di pensione indiretta), purché possedesse almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.

Per il diritto alla reversibilità non è necessario che il coniuge risulti a carico del defunto al momento del decesso. La situazione è invece differente per i separati e i divorziati: perché questi abbiano diritto alla pensione, difatti, si devono verificare dei requisiti specifici.

 

 

Reversibilità del coniuge separato e divorziato

Nel dettaglio, il coniuge superstite che risultava separato al momento del decesso ha diritto alla pensione se:

 

– non si è risposato;

– non ha l’addebito della separazione;

– ha l’addebito ma ha diritto agli alimenti.

 

Se il coniuge superstite risultava divorziato al momento del decesso, ha diritto alla pensione se:

 

– non esiste un nuovo coniuge con diritto alla reversibilità;

– non si è risposato;

– aveva diritto all’assegno divorzile;

– il versamento del primo contributo utile alla pensione, da parte del defunto, era stato effettuato prima della sentenza di divorzio.

 

Se il defunto aveva contratto un secondo matrimonio, al coniuge divorziato, sussistendone i presupposti, può spettare una quota della reversibilità: in pratica, coniuge superstite ed ex coniuge superstite devono dividersi la pensione.

Il criterio fondamentale di ripartizione è la durata del matrimonio, ma la recente giurisprudenza ha affermato che non è corretto basarsi solo su questo parametro  e che vi sono delle situazioni che possono influire sulla quota spettante [2].

 

 

Reversibilità: quanto spetta al coniuge con e senza figli

Come già esposto, il coniuge ha generalmente diritto al 60% della pensione del defunto. Se però ha un figlio:

 

– minore;

– studente che frequenta la scuola media superiore o professionale, sino a 21 anni;

– studente universitario, sino a 26 anni;

 

in questi casi la reversibilità è pari:

 

– all’80% della pensione del defunto, in caso di un solo figlio avente diritto;

– al 100% della pensione del defunto, in caso di 2 o più figli aventi diritto.

 

Inoltre, al coniuge superstite con figli aventi diritto al trattamento non si applicano le riduzioni dovuti ai limiti di cumulabilità tra pensione e reddito.

Negli altri casi, al coniuge superstite è ridotta la reversibilità:

 

– del 25%, se il reddito supera di 3 volte il trattamento minimo;

– del 40%, se il reddito supera di 4 volte il trattamento minimo;

– del 60%, se il reddito supera di 5 volte il trattamento minimo.

 

 

Le riduzioni abolite

Ricordiamo i requisiti che comportavano le riduzioni abolite per effetto dell’abrogazione della norma anti-badanti:

 

differenza di età tra coniugi superiore a 20 anni;

età del deceduto superiore a 70 anni al momento del matrimonio;

assenza di figli aventi diritto alla reversibilità;

– matrimonio durato meno di 10 anni.

 

In presenza di questi requisiti, la pensione era ridotta del 10% per ogni anno di matrimonio mancante al decimo.

Ora che questi tagli sono diventati illegittimi, di sicuro non devono più essere operati: sorge anche il diritto agli arretrati, ma ancora non si sa quando e come l’Inps dovrà restituirli.


[1] C. Cost. sent. n. 174/2016.

[2] C. Cost. sent. n. 419/1999.

 


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