Cosa è l’adempimento di un’obbligazione?
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16 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cosa è l’adempimento di un’obbligazione?

Il debitore, per adempiere completamente la sua obbligazione, deve effettuare la prestazione esattamente e nel termine previsto.

 

Secondo la giurisprudenza, “l’adempimento del debitore costituisce un comportamento dovuto, preso in considerazione dal legislatore per la sua idoneità obiettiva a soddisfare l’interesse del creditore, prescindendo dall’elemento intenzionale dal quale tale atto sia eventualmente accompagnato, atteso che sia l’estinzione dell’obbligo che la realizzazione del diritto del creditore non sono disposti dalla legge in considerazione di una conforme volontà di colui che adempie (cosiddetto solvens), e che, proprio per questo, tale elemento, anche quando sia rilevabile in concreto, non assume alcun rilievo ai fini della qualificazione dell’atto in questione; ne consegue che eventuali riserve manifestate dal debitore al momento del pagamento non fanno venire meno il carattere satisfattorio della prestazione effettuata, e che, anche in presenza di un pagamento con riserva di ripetizione, devono ritenersi realizzate le condizioni di cui all’art. 2878 c.c. per la cancellazione di ipoteca e sussistente l’obbligo del creditore soddisfatto di prestare il consenso alla cancellazione” (Cass., 27 luglio 1998, n. 7357).

 

L’adempimento può essere accompagnato da riserva di ripetizione da parte di chi paga dichiarando di non esservi tenuto.

 

I debiti pecuniari, ex art. 1277 c.c., si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.

Il denaro è il mezzo di pagamento legalmente non rifiutabile, idoneo a estinguere le obbligazioni pecuniarie.

 

Il principio nominalistico impedisce di attribuire, ai fini della liberazione del debitore, alla moneta avente corso legale un valore diverso da quello nominale assegnato. Per cui il creditore, nel caso in cui si determini una diminuzione del potere d’acquisto della moneta nel tempo intercorrente tra costituzione del rapporto e pagamento, ossia una svalutazione, ne subisce di norma le conseguenze.

 

Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.

 

Il debitore deve eseguire una prestazione qualitativamente esatta, ma anche quantitativamente conforme a quanto dovuto. Se ciò non avviene, qualora anche si trattasse di obbligazione divisibile, nella quale quindi astrattamente ogni parte conserva in proporzione il valore e la funzione economica, il debitore è, a tutti gli effetti di legge, inadempiente. Infatti, l’art. 1181 c.c. stabilisce che costituisce facoltà del creditore rifiutare un adempimento parziale dell’obbligazione.

Spetta tuttavia al creditore della prestazione non adempiuta, proprio nell’esercizio di detta facoltà, valutare secondo il proprio interesse l’opportunità di accettare, o di domandare, un pagamento parziale.

 

Nella prassi degli affari frequentemente si pattuiscono, sin dall’inizio o nel corso del rapporto, espressamente o, talora, anche con comportamenti concludenti (purché univoci), deroghe a tale principio, prevedendo pagamenti rateali (ossia un frazionamento del prezzo).

 

Si è ritenuto che il comportamento del creditore che, ricevuta una promessa di pagamento rateale, non si attivi immediatamente per l’intero credito, non equivale ad accettazione della dilazione e non implica alcuna novazione del rapporto precedente, in base al quale l’intero credito fosse già divenuto esigibile (Trib. Saluzzo, 29 gennaio 1994).

 

Il mero comportamento di tolleranza del creditore che abbia accettato eccezionalmente il pagamento di un acconto certamente non è idoneo a far presumere l’esistenza di una volontà in tal senso.

La volontà delle parti anche a questi fini andrà dunque ricostruita facendo riferimento all’intenzione delle parti stesse, ricavabile dal loro comportamento complessivo, anche posteriore, ed in genere ai criteri interpretativi previsti in materia contrattuale (artt. 1363 e ss. c.c.).

 

Il beneficio del pagamento rateale è comunque solo una modalità prevista per favorire il debitore, attraverso l’assolvimento ripartito nel tempo della propria obbligazione, ma non consegue l’effetto di frazionare il debito in tante autonome obbligazioni.

 

La diffusione di strumenti quali i titoli di credito, la previsione delle norme cd. antiriciclaggio e la diffusione di forme di circolazione elettronica della ricchezza sembrano mettere progressivamente in crisi le concezioni tradizionali di denaro o, quanto meno, di pagamento pecuniario. Il pagamento con denaro non comporta più di norma, se non per i piccoli pagamenti quotidiani, la dazione di monete o banconote, bensì annotazioni contabili sul conto bancario di colui che effettua l’operazione e di colui che ne è beneficiario, quando non addirittura trasferimenti di impulsi elettronici in rete.

 

I progressi tecnologici ed informatici hanno quindi determinato una tendenza alla smaterializzazione della moneta ed un progressivo sviluppo della società “senza contante”. Quest’ultimo fenomeno è già rilevabile nella fase in cui assegni, cambiali, carte di credito, bancomat ecc. tendono a sostituire il pagamento in senso stretto, ossia a mezzo contanti.

L’ulteriore sviluppo previsto è quello di un’economia in cui la circolazione del denaro sarà prevalentemente elettronica.

Si creano, quindi, problemi giuridici relativi ad esempio all’identificazione del tempo e del luogo del pagamento ed alle situazioni conseguenti. Si sta evidenziando una progressiva obsolescenza di molte norme in materia di pagamento, spesso incentrate su una figura di debitore propenso ad utilizzare solo (o prevalentemente) la moneta come mezzo di pagamento.

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Quando il debitore esegue la propria prestazione, si ha adempimento dell’obbligazione; occorre che questa sia eseguita esattamente tanto dal punto di vista qualitativo, quanto da quello quantitativo. Tuttavia, nella prassi, di frequente si pattuiscono — anche tacitamente — accordi in deroga a tale principio, che consentono a parte debitrice di eseguire la prestazione “frazionandola” nel tempo. Tali accordi in deroga, comunque, devono sempre essere valutati alla luce della volontà delle parti ed al loro comportamento complessivo, nella fase di stipulazione del contratto ma anche, e soprattutto, nella successiva fase di esecuzione.

 


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