Qual è il luogo del pagamento?
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16 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Qual è il luogo del pagamento?

Il legislatore è intervenuto a disciplinare il luogo in cui deve essere eseguito il pagamento.

 

Tradizionalmente si distingue tra obbligazioni e debiti che vanno adempiuti al domicilio del creditore e obbligazioni e debiti che vanno adempiuti al domicilio del debitore. La distinzione comporta conseguenze immediate riguardo al comportamento richiesto al debitore, alle modalità di valutazione del suo esatto adempimento dell’obbligazione, alla tempestività dello stesso nonché ai fini della competenza territoriale del giudice eventualmente adito per risolvere le controversie che dovessero sorgere.

 

Ai fini di questa trattazione rilevano le norme relative al pagamento di somme di denaro: a queste ci si riferirà nel prosieguo.

 

In generale il luogo in cui dovrà essere eseguito il pagamento deve essere individuato:

 

1) facendo riferimento al luogo determinato convenzionalmente dalle parti, eventualmente anche dopo la conclusione del contratto. L’esistenza di detto luogo convenzionale non può essere ricavato dalla possibilità consentita al debitore di eseguire il pagamento in un luogo non esclusivo o presso una banca designata dal creditore.

Con riferimento al pagamento in luogo non esclusivo, la giurisprudenza ha affermato che l’uso invalso tra le parti di un contratto di vendita di pagare la merce al domicilio del compratore, al passaggio dell’agente del venditore per ritiro di ordini o consegne, non è inquadrabile tra gli usi diversi, che a norma dell’art. 1498, 2° comma, c.c. consentono al compratore, per determinati affari, di non pagare il prezzo del bene nel luogo ove si esegue la consegna di esso, perché questi sono usi normativi, ossia costituiscono norme non scritte, sussidiarie e integrative, derivanti da una pratica costante e generale, attuata con la convinzione di obbedire ad una regola giuridica, e non interpretativi, perché non hanno la funzione di chiarire o integrare la volontà negoziale; né tale prassi è sufficiente per configurare la pattuizione prevista dal 1° comma dell’art. 1498 c.c. e quindi per modificare il forum destinatae solutionis, che è il domicilio del venditore, se non è convenuto che essa costituisce modalità di pagamento esclusiva, e il venditore contestualmente non rinuncia al foro previsto dal 3° comma dell’art. 1498 c.c., ovvero dell’art. 1182 c.c. (Cass., 29 marzo 1999, n. 2966).

 

Con riguardo, invece, al pagamento presso banca designata dal creditore si è sostenuto che ai fini del regolamento della competenza territoriale nelle controversie aventi ad oggetto diritti di obbligazione, la previsione nella convenzione della facoltà per il debitore di effettuare il pagamento per mezzo delle cd. ricevute bancarie poiché queste, non avendo efficacia di obbligazione cartolare ma essendo destinate soltanto a facilitare la riscossione delle rate del credito per mezzo dei servizi bancari, non determinano lo spostamento del luogo di adempimento dal domicilio del creditore, come previsto dall’art. 1182, comma 3, c.c., a quello del debitore, a meno che la suddetta modalità di pagamento sia stata convenuta con carattere esclusivo ed il creditore abbia rinunziato espressamente al suo diritto di ricevere il pagamento del proprio domicilio, ai sensi dello stesso art. 1182 e dell’art. 1498, ultimo comma, c.c. (Cass., 19 aprile 1995, n. 4362).

 

2) nel domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza.

Ed infatti la disciplina dell’art. 1182, comma 3, c.c. in base alla quale le obbligazioni liquide ed esigibili devono adempiersi al domicilio che ha il creditore alla scadenza, è applicabile anche alla cessione di credito, con la conseguenza che il debitore ceduto, se preavvertito dello spostamento del luogo di pagamento e purché non ne derivi un eccessivo aggravio per lui, deve adempiere al domicilio del cessionario, ancorché diverso da quello del cedente, salvo la pattuizione tra le parti originarie del contratto di un altro luogo di adempimento in via esclusiva, con rinuncia del creditore al foro del suo domicilio, opponibile al nuovo creditore (Cass., 29 marzo 1999, n. 2966).

Se il domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza è diverso da quello che il creditore aveva quando è sorta l’obbligazione — e ciò rende più gravoso l’adempimento — il debitore, previa dichiarazione al creditore, ha diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio.

Le obbligazioni pecuniarie a cui si riferisce la norma, secondo la giurisprudenza, sono le obbligazioni che hanno per oggetto una somma di denaro già determinata nel suo ammontare, ovvero i crediti in denaro di importo determinabile solo in base a un semplice calcolo aritmetico (Cass., 13 maggio 2004, n. 9092).

Non sono invece compresi i crediti il cui ammontare deve essere accertato e liquidato mediante indagini diverse dal calcolo aritmetico: in tal caso trova applicazione il comma 4 dell’art. 1182 c.c., secondo cui l’obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della scadenza (Cass., 11 gennaio 1990, n. 33 — Cass., 20 marzo 1989, n. 1401).

 

Il domicilio che il creditore ha al momento della scadenza va identificato con il luogo in cui ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi (art. 43 c.c.) o, se persona giuridica, nella sede risultante dall’atto costitutivo o dallo statuto o dal registro delle persone giuridiche ovvero, se la sede effettiva è diversa da quella sopra indicata, anche in quest’ultima (art. 46 c.c.).

 

Un’applicazione dei principi in esame, con un’unica particolarità per il pagamento contestuale alla consegna della cosa, si rinviene anche nelle norme in materia di pagamento del prezzo nella compravendita, nelle quali si stabilisce che il compratore deve corrispondere il prezzo nel luogo fissato dal contratto o, in mancanza, dagli usi, o, in subordine, nel luogo dove si esegue la consegna della cosa o, se il prezzo non va pagato alla consegna, al domicilio del venditore (art. 1498 c.c.).

 

L’art. 1218 stabilisce che il debitore deve essere ritenuto inadempiente se le somme dovute non pervengono nel termine previsto nel luogo risultante dai criteri suddetti, salvo che il debitore provi che il ritardo non gli è imputabile.

 

Alcune disposizioni che riguardano particolari obbligazioni prevedono espressamente il luogo dove deve essere eseguita la prestazione (così in materia di titoli di credito, di prezzo della compravendita, di vendita su documenti e di depositi bancari).

 

Per quanto riguarda la pattuizione di pagamento tramite cambiali tratte o vaglia cambiari, il pagamento si presume presso il domicilio del creditore. Tuttavia se il creditore rinuncia, per espressa pattuizione, ad essere pagato nel proprio domicilio, ma il debitore non paga puntualmente alla scadenza, il pagamento dovrà essere effettuato presso il domicilio del creditore, riprendendo automaticamente vigore la regola dell’art. 1182 c.c.; il domicilio del creditore sarà altresì il criterio per l’individuazione del giudice competente ex art. 20 c.p.c. per la proposizione giudiziale della domanda di pagamento (Cass., 12 dicembre 1995, n. 12735).

 

Le conclusioni relative al pagamento a mezzo tratta sono state estese da molte decisioni, pur con particolarità, alle ipotesi di pagamento a mezzo:

  • di vaglia cambiari (Cass., 28 ottobre 1988, n. 5842);
  • delle cd. ricevute bancarie (Cass., 28 novembre 1994, n. 10136). Si è, infatti, affermato che le cosiddette ricevute bancarie — che hanno il semplice scopo di facilitare la riscossione delle rate del credito per mezzo dei servizi bancari nel luogo di residenza del debitore — sono inidonee ad assumere forza di obbligazioni cartolari e, pertanto, l’emissione di esse non determina, a norma dell’art. 44 legge cambiaria, lo spostamento del luogo di adempimento dal domicilio del creditore a quello del debitore (Cass. 24 gennaio 1985, n. 328), a meno che la suddetta modalità di pagamento sia stata convenuta con carattere esclusivo ed il creditore abbia rinunziato espressamente al suo diritto di ricevere il pagamento nel proprio domicilio, ai sensi dell’art. 1182 e dell’art. 1498 comma ultimo del codice civile (Cass., 19 aprile 1995, n. 4362);
  • di assegno di conto corrente tratto su istituto bancario. A tal proposito, secondo la Cassazione, ai fini della competenza territoriale ex art. 20 c.p.c., la modalità di pagamento del prezzo mediante assegno bancario tratto su un istituto bancario non incide sul forum destinatae solutionis, qualora tale modalità non sia prevista come esclusiva, ma come facoltà concessa al debitore, nel quale caso non comporta deroga alle disposizioni degli artt. 1182 e 1498 c.c. (Cass., 11 marzo 1995, n. 2864).

 

Le osservazioni sopra esposte rilevano ovviamente anche ai fini della radicazione della competenza territoriale e quindi anche per individuare il giudice competente a pronunciare il decreto ingiuntivo.

 

Non costituisce deroga ai criteri di determinazione del pagamento il versamento in contanti di una parte del prezzo effettuato nel domicilio del debitore ad un incaricato del creditore, trattandosi di circostanza contingente, di per sé inidonea ad evidenziare una clausola contrattuale diretta a superare detti criteri (Cass., 5 giugno 1984, n. 3404).

 

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In pratica

Di regola, il luogo del pagamento di somme di denaro deve essere individuato in relazione al luogo determinato dalle parti — anche in un momento successivo alla conclusione del contratto — ovvero presso il domicilio del creditore, al tempo della scadenza del termine.

 


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