Cosa è la quietanza?
Professionisti
16 Lug 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Cosa è la quietanza?

La quietanza è lo strumento utilizzato allo scopo di attestare l’avvenuta ricezione del pagamento.

 

Si sente spesso parlare di quietanza e ancor più spesso questa parola viene utilizzata impropriamente. Ma cos’è la quietanza per il nostro diritto e come funziona?

 

Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta ed a spese del debitore, ai sensi dell’art. 1199 c.c., rilasciare una quietanza e farne annotazione sul titolo, se questo non è stato restituito al debitore.

 

La quietanza, che attesta l’avvenuto pagamento, e che ha quindi un preciso valore probatorio, non va confusa con il titolo dell’obbligazione, che evidenzia il fatto costitutivo dell’obbligazione stessa.

L’estinzione dell’obbligazione deriva dal pagamento (o da uno degli altri fatti ai quali la legge ricollega questo effetto). Pertanto l’estinzione dell’obbligazione dovrebbe verificarsi di norma quando il pagamento, al quale la quietanza si riferisce e che essa prova, sia realmente avvenuto, oppure, come si vedrà, quando dalla quietanza sia ricavabile una volontà transattiva o di rinuncia.

 

Effettivamente, secondo l’indirizzo prevalente, la quietanza ha natura di dichiarazione di scienza; in giurisprudenza esiste però un altro orientamento che sostiene che la quietanza sia atto unilaterale che comporta il riconoscimento del pagamento (Cass., 29 ottobre 2002, n. 15245), e che, quindi, costituisca una confessione stragiudiziale proveniente dal creditore e rivolta al debitore, che fa piena prova dello specifico pagamento di una determinata somma per un determinato titolo, non contestabile con prova testimoniale, salvo che sia finalizzata a provarne la simulazione assoluta.

Così, si è affermato che la quietanza è atto unilaterale avente natura di confessione stragiudiziale, secondo la previsione dell’art. 2735 c.c., di un fatto estintivo dell’obbligazione. L’efficacia di prova legale ad essa attribuita dagli artt. 2733 e 2735 c.c. va tenuta distinta dall’accertamento dell’obbligazione, l’estinzione della quale è attestata dalla stessa quietanza. L’efficacia probatoria attribuita dalla legge alla quietanza è piena e completa se essa indichi tanto l’obbligazione quanto il relativo fatto estintivo, mentre se l’obbligazione non è in essa precisata il relativo accertamento è rimesso al giudice del merito (Cass., 10 marzo 2000, n. 2813).

 

Conforme, Trib. Bari, 1° ottobre 1997

La quietanza, che contiene l’affermazione dell’avvenuta ricezione di una somma determinata, avendo ad oggetto la verità di un fatto, costituisce confessione stragiudiziale del fatto stesso, il valore probatorio della quale non può essere vinto se non provando che la dichiarazione confessoria è stata determinata da errore di fatto o da violenza.

 

Cass., 31 marzo 1988, n. 2716

“L’espressione usata negli artt. 2722 e 2723 c.c. va intesa nel senso di atto scritto avente un contenuto convenzionale, con il quale contrasti il patto aggiunto o contrario che si vuole provare con testimoni, con la conseguenza che i limiti alla prova testimoniale stabiliti dalle norme suddette non operano nel caso di quietanze, che sono atti unilaterali non racchiudenti una convenzione; pertanto, la simulazione assoluta, della quietanza, nel senso che trattasi di ricevuta di comodo, può essere fatta valere a norma dell’art. 1414, c.c. senza che costituisca ostacolo all’ammissibilità della relativa prova testimoniale la natura confessoria della quietanza e la revocabilità della confessione solo in caso di errore o violenza (artt. 2730 e 2732 c. c.), implicando la simulazione assoluta della quietanza l’inesistenza o la nullità della confessione per mancanza della volontà di ammettere l’avvenuta effettuazione del pagamento.”

 

Per l’accertamento della data nelle quietanze il giudice può ammettere, tenuto conto delle circostanze, qualsiasi mezzo di prova. Infatti, la dichiarazione di avere ricevuto una somma determinata a titolo di pagamento fatta dal creditore al proprio debitore ha natura di quietanza indipendentemente dalla sua contestualità con il pagamento in essa menzionato, dato che il debitore che non ne abbia fatto richiesta all’atto del pagamento non perde per questo il diritto al rilascio della quietanza. Ne consegue che la dichiarazione del creditore d’esser già stato pagato in precedenza per una parte, rilasciata al momento di ricevere il pagamento del residuo, va qualificata come quietanza relativamente anche al pagamento pregresso, onde la sua data può essere provata con ogni mezzo a norma dell’art. 2704, ultimo comma c.c., anche al fine di dimostrare l’intervenuta estinzione del credito pignorato per gli effetti di cui all’art. 2917 c.c. (Cass., 5 febbraio 1997, n. 1108).

 

La quietanza costituisce un atto unilaterale ricettizio che comporta il riconoscimento dell’avvenuto pagamento di una certa somma per un determinato titolo (Cass., 21 maggio 1991, n. 5706).

 

Il rilascio della quietanza per il capitale fa presumere il pagamento degli interessi (art. 1199 c.c.).

 

Si è però affermato che la quietanza relativa alla riscossione di un credito pecuniario e degli interessi non pregiudicherebbe, in mancanza di una volontà transattiva o di rinunzia dalla stessa risultante — implicante una ulteriore dichiarazione del creditore di non avere più alcun diritto nei confronti del debitore — il diritto al risarcimento del maggior danno ulteriore rispetto agli interessi moratori (art. 1224, comma 2 c.c.), avendo detta pretesa titolo in un fatto autonomo e distinto da quello costituivo di detto credito e dei suoi accessori (Cass., 22 marzo 1991, n. 3101 — Cass. 7 novembre 1988, n. 5995 — nello stesso senso pare anche Cass. 7 marzo 1991, n. 2410).

 

Nella quietanza le parti spesso inseriscono dichiarazioni con altri significati, come nelle cd. quietanze a saldo (con le quali il creditore dichiara di aver ricevuto tutto quanto gli spettava) o in quelle con cui si attesta la conformità della prestazione a quella dovuta.

 

Secondo la giurisprudenza, “la quietanza è atto meramente certificativo dell’avvenuto pagamento di una data somma: la stessa quietanza a saldo può dirsi preclusiva in ordine ad ulteriori crediti in quanto sussistano elementi da evidenziare in modo certo la portata liberatoria ed abdicativa di essa, nel senso della volontà dell’autore di rinunciare ad ogni ulteriore pretesa” (Cass. civ., 21 giugno 1995, n. 7021).

 

Conforme, Cass., 5 giugno 1987, n. 4913

“La quietanza a saldo consiste in un atto unilaterale di riconoscimento dell’avvenuto pagamento che normalmente non ha natura di transazione né di rinuncia; essa peraltro può ben contenere una dichiarazione di carattere liberatorio il cui contenuto è rimesso all’accertamento del giudice del merito.”

Nella quietanza potrà essere contenuta anche una transazione, se vi è un’espressa intenzione delle parti in tal senso e sono presenti i requisiti di legge; in particolare ciò si può verificare qualora risulti, ad esempio in relazione ad un dissenso seppur potenziale su un determinato rapporto giuridico, che le parti hanno inteso evitare ogni controversia al riguardo con reciproche concessioni indipendentemente dall’equivalenza fra le reciproche prestazioni (Cass., 22 settembre 1986, n. 5702).

 

La quietanza deve essere rilasciata da colui che riceve il pagamento al soggetto che paga (debitore, suo incaricato o anche un terzo che paghi su delegazione, ex art. 1269 c.c., o spontaneamente, ex art. 1180 c.c.).

 

La ricevuta di pagamento, in quanto contiene una dichiarazione unilaterale del creditore che attesta il pagamento, si differenzia dalla fattura, la quale costituisce un documento destinato a far risultare gli elementi attinenti all’esecuzione di un contratto già concluso (Cass., 1 agosto 1986, n. 4960).

 

Il rilascio della quietanza non richiede forme particolari, sicché essa può essere contenuta anche nella fattura che il creditore invii al proprio debitore in ottemperanza alle norme fiscali e risultare da qualsiasi non equivoca attestazione dell’adempimento dell’obbligazione (come l’annotazione “pagato” o altra equivalente, apposta sulla fattura che riveli sia l’ammontare della somma pagata, sia il titolo per il quale il pagamento è avvenuto, sempre che tale annotazione sia sottoscritta dal soggetto da cui essa proviene: solo in tal modo la quietanza riveste l’efficacia probatoria privilegiata propria della scrittura privata, a norma dell’art. 2702 c.c., anche secondo quanto affermato dalla Cassazione, con la sentenza n. 5919 del 26 maggio 1993). La sola sottoscrizione della fattura inviata dal venditore-creditore all’acquirente-debitore, priva dell’attestazione dell’adempimento dell’obbligazione, vale ad attribuire efficacia di scrittura privata, a norma dell’art. 2702 c.c., alla fattura stessa, ma non è sufficiente a costituire quietanza per il difetto di ogni attestazione in tal senso (Cass., 19 marzo 1996, n. 2298).

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Attraverso la quietanza, emessa su richiesta ed a spese del debitore, il creditore rilascia una dichiarazione a conferma dell’adempimento stesso; tale atto riveste valore probatorio e non richiede, per la sua efficacia e validità, il ricorso ad una forma determinata.

La quietanza può avere contenuto ulteriore rispetto alla semplice attestazione di pagamento, come nel caso della cd. quietanza a saldo — che contiene la dichiarazione di aver ricevuto l’intero pagamento dovuto.

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti