Pagamento: a quale debito va riferito?
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16 Lug 2016
 
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Pagamento: a quale debito va riferito?

Il codice civile, all’art. 1193 e ss., stabilisce alcuni criteri che consentono di imputare il pagamento effettuato dal debitore, quando questi abbia più debiti nei confronti dello stesso creditore.

 

L’istituto della imputazione dei pagamenti regola l’ipotesi di pluralità di crediti fra le stesse parti, aventi titolo e causa diversi, e non trova applicazione quando si tratti di unico credito (Cass., 15 febbraio 2005, n. 2977). Quindi il debitore non ha la facoltà di imputare il pagamento parziale ad una piuttosto che all’altra delle pattuite modalità di adempimento, se il debito ha un’unica causa, perché, come detto, l’istituto dell’imputazione è previsto per pluralità di crediti, tra le stesse parti, con causa e titolo diversi (Cass., 23 ottobre 1998, n. 3077).

 

Più precisamente le norme stabiliscono che:

 

– se il debitore, all’atto del pagamento, dichiara quale debito intende soddisfare, il pagamento andrà imputato a quel debito. Quindi in via prioritaria spetta al debitore decidere a quale debito imputare il pagamento. L’indicazione del debito cui imputare il pagamento deve essere effettuata all’atto del pagamento medesimo (sicché — come affermato anche da Cass., 18 marzo 2002, n. 394 — una successiva dichiarazione del debitore, senza l’adesione del creditore, è giuridicamente inefficace);

 

– in mancanza di una “dichiarazione” con le caratteristiche di cui al punto precedente, il pagamento andrà imputato, ex art. 1193 c.c.:

  • al debito scaduto;
  • se vi sono più debiti scaduti, a quello fra essi che è meno garantito;
  • se i debiti sono tutti ugualmente garantiti, a quello fra essi che è più oneroso per il debitore;
  • se essi sono ugualmente onerosi per il debitore, a quello più antico, ossia scaduto da più tempo;
  • se nessuno di tali criteri soccorre, proporzionalmente a tutti i debiti, realizzandosi così di fatto un pagamento parziale dei singoli debiti.

Se però il debitore accetta una quietanza nella quale il creditore dichiara di imputare il pagamento ad uno dei debiti, non può pretendere un’imputazione diversa (salva l’ipotesi, prevista dall’art. 1195 c.c., in cui vi sia stato dolo o sorpresa da parte del creditore).

 

L’imputazione quindi può essere volontaria (del debitore, manifestata all’atto del pagamento, o del creditore, mediante la quietanza, accettata dal debitore, o derivante da un preciso accordo di entrambi) oppure legale, derivante da uno dei criteri sopra esposti aventi natura sussidiaria e supplettiva, per il caso in cui manchi l’imputazione volontaria.

 

Il debitore non può ovviamente, se il pagamento è insufficiente, imputarlo al capitale, anziché agli interessi ed alle spese, se non vi è il consenso del creditore (art. 1194 c.c.).

 

Se il debitore corrisponde quindi una parte soltanto della somma complessivamente dovuta, dando luogo ad un adempimento parziale, è facoltà del creditore accettare il pagamento, senza che da tale accettazione possa desumersi la rinuncia all’imputazione delle somme secondo il criterio legale, anche qualora l’offerta di pagamento parziale sia accompagnata da un’imputazione operata dal debitore e difforme da quella legale (Cass., 21 gennaio 2004, n. 975).

 

Le norme esaminate pongono problemi relativamente alla ripartizione degli oneri probatori fra creditore e debitore nel caso in cui sorgano contestazioni sull’imputazione delle somme.

Quindi, ad esempio, nell’ipotesi di pagamento parziale, il versamento va imputato agli interessi e non al debito capitale, a meno che non ci sia la prova del consenso del creditore ad una diversa imputazione; non costituisce prova sufficiente, nel caso di pagamento effettuato da una amministrazione pubblica, il fatto che il privato creditore, tenuto a rilasciare ricevuta di pagamento, abbia sottoscritto per quietanza il titolo di spesa in cui l’amministrazione stessa abbia imputato a deconto del capitale la somma erogata a parziale pagamento del debito (Cass., 11 dicembre 2002, n. 17661).

 

Si veda anche: Cass., 12 febbraio 2000, n. 1571

“Qualora il debitore abbia dato la prova del pagamento avente efficacia estintiva, eseguito con riferimento ad un determinato credito, spetta al creditore di dimostrare sia l’esistenza di più debiti del convenuto scaduti, sia la sussistenza del presupposto per l’applicazione di uno dei criteri sussidiari di imputazione stabiliti dall’art. 1193 c.c.”

 

Cass., 28 novembre 1995, n. 12305

”Quando una parte agisce per l’adempimento di un proprio credito ed il convenuto dimostra di aver pagato delle somme, ancorché senza imputazione a quel credito, ma allegando di averlo così adempiuto parzialmente o per l’intero, spetta all’attore, il quale intenda sostenere che quel pagamento, in applicazione delle regole stabilite dall’art. 1193, comma 2, c.c., doveva essere imputato ad altro credito già scaduto, dare la prova dell’esistenza di quest’ultimo.”

 

Si è ripetutamente affermato che se il debitore, convenuto in giudizio dal creditore per la condanna al pagamento del debito, provi la corresponsione di una somma idonea ad estinguere il debito, incomba al creditore, che affermi invece che il pagamento dovesse essere imputato all’estinzione di un debito diverso, provare l’esistenza di tale ulteriore credito, nonché la sussistenza delle condizioni necessarie ai sensi dell’art. 1193 c.c. per tale diversa imputazione.

 

La giurisprudenza si è soffermata sull’argomento, statuendo che “secondo i criteri di distribuzione dell’onere della prova contenuti nell’art. 2697 c.c., al creditore spetta di dimostrare il fatto costitutivo del credito azionato e al debitore di provare il fatto estintivo dello stesso credito o di una sua parte; ne consegue che, ove, il debitore abbia dato la prova del pagamento, totale o parziale, del debito avente efficacia estintiva, in quanto eseguito con riferimento a quel determinato credito azionato, spetta al creditore di dimostrare l’eventuale esistenza di altri crediti cui il pagamento in questione inerisca” (Cass., 3 febbraio 1998, n. 1041).

 

Conforme, Cass. 11 marzo 1994, n. 2369

“Il creditore che agisce per il pagamento di un suo credito è tenuto unicamente a fornire la prova del rapporto o del titolo dal quale deriva il suo diritto e non anche a provare il mancato pagamento, poiché il pagamento integra un fatto estintivo, la cui prova incombe al debitore che l’eccepisca; soltanto di fronte alla comprovata esistenza di un pagamento avente efficacia estintiva (cioè puntualmente eseguito con riferimento ad un determinato credito) l’onere della prova viene nuovamente a gravare sul creditore, il quale controdeduca che il pagamento deve imputarsi ad un credito diverso, rappresentando l’onere del convento di provare il fatto estintivo, un prius logico rispetto all’onere di provare la diversa imputazione di pagamento, atteso che l’onere del creditore acquista la sua ragione d’essere soltanto dopo che il debitore abbia dato prova esauriente e completa del fatto estintivo.”

 

Cass., 19 gennaio 2005, n. 1064

“In tema di pagamento, quando il debitore abbia dimostrato di avere corrisposto somme idonee ad estinguere il debito, incombe al creditore — che pretenda di imputare l’adempimento ad altro credito — l’onere della prova delle condizioni di una diversa imputazione.”

 

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In pratica

Il legislatore ha predisposto una disciplina specifica da applicare nei casi in cui sussistano più crediti fra le stesse parti.

Si distingue l’ipotesi in cui il debitore dichiari o meno a quale debito imputare il pagamento da quella in cui ciò non avvenga. Se la dichiarazione di imputazione viene fatta, il versamento estingue il debito cui è riferito; in mancanza di una dichiarazione, invece, le opzioni previste dal codice civile sono:

 

  • imputazione al debito scaduto;
  • se vi sono più debiti scaduti, attribuzione a quello meno garantito;
  • se tutti i debiti sono ugualmente garantiti, attribuzione al più oneroso per il debitore;
  • se i debiti sono ugualmente onerosi per il debitore, attribuzione a quello più antico, ossia scaduto da più tempo.

 

Se nessuno di tali criteri soccorre, attribuzione proporzionale a tutti i debiti.

 


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