Ricostituzione e ratei non riscossi della pensione
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16 Ago 2016
 
L'autore
Rossella Blaiotta
 


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Ricostituzione e ratei non riscossi della pensione

Oltre alla giusta rivisitazione della pensione di reversibilità ad oggi percepita dalla moglie del defunto, avrebbero gli eredi il diritto di chiedere all’INPS, secondo le quote di spettanza, tutte le differenze sulla pensione, derivanti dalla ricostituzione, non riscosse?

 

Il caso che ci occupa vede protagonista un pensionato che andò in pensione nel 1996 e morì nel 2004. In seguito al pensionamento fece causa ai suoi ex datori di lavoro per una decurtazione che ebbe sul suo stipendio durante gli ultimi anni di lavoro. Nell’anno 2005 gli eredi vinsero in Cassazione la causa, pertanto gli ex datori di lavoro dovettero corrispondere la somma decurtata dallo stipendio per il numero di mensilità per le quali si protrasse la vicenda e, di conseguenza, corrispondere all’INPS le relative differenze contributive. Su tali differenze contributive si è provveduto alla ricostituzione della pensione, pertanto vi è stata una correzione della pensione di reversibilità che attualmente viene erogata alla moglie del defunto.

 

La ricostituzione è un istituto che ha come finalità, indicata dalla legge[1], tutelare  il lavoratore da ritardi dei datori di lavoro nell’adempimento dei propri obblighi assicurativi, di proteggerlo da eventuali difficoltà incontrate nel procurarsi la documentazione necessaria per l’accreditamento dei contributi figurativi e di conteggiare i contributi versati in ritardo come se fossero stati versati anteriormente alla data di decorrenza della pensione.

La domanda di ricostituzione non è vincolata a nessun termine di decadenza per il riconoscimento del diritto dunque può essere proposta in ogni momento in seguito al  pensionamento e la riliquidazione della pensione sarà erogata con decorrenza dalla data di riconoscimento originario del beneficio previdenziale.

 

Con riferimento alle somme da liquidare a titolo di arretrati, queste potranno essere richieste, dall’avente diritto o, dagli eredi, facendo apposita domanda all’INPS, nel rispetto dei termini di prescrizione previsti in materia di contributi, ossia di cinque anni.

In particolare, si prescrivono in cinque anni i ratei arretrati, sebbene non ancora liquidati e dovuti a seguito di pronunzia giudiziale dichiarativa del relativo diritto, dei trattamenti pensionistici[2].

 

Il diritto ai ratei arretrati, pur non erogati e dovuti a seguito di pronunzia giudiziale dichiarativa del relativo diritto, dei trattamenti pensionistici o delle relative differenze dovute a seguito di riliquidazioni, maturati dopo il 6 luglio 2011 (data di entrata in vigore della recente normativa), si prescrive in cinque anni, anche nei casi di giudizi pendenti in primo grado alla predetta data.

Ad esempio, il rateo maturato il 1 settembre 2011 si prescriverà il 1 settembre 2016.

 

Pertanto, al fine di verificare i termini di prescrizione e la presenza di eventuali eventi interruttivi relativi alla riscossione delle differenze retributive sulla pensione ricostituita, è consigliabile rivolgersi ad un CAF o ad un consulente del lavoro o esperto contabile di fiducia, in maniera da verificare con precisione, controllando la documentazione in possesso, la sussistenza dei presupposti per la richiesta.


[1] Articolo 5 del Decreto Presidente della Repubblica 488/1968.

[2] 47-bis del D.P.R. n. 639 del 1970, aggiunto dall’art. 38 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, con il comma 1, lett. d), numero 2).

 


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