Prestazione lavorativa all’estero: soggetta a ritenuta d’acconto?
Lo sai che?
14 Ago 2016
 
L'autore
Rossella Blaiotta
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Prestazione lavorativa all’estero: soggetta a ritenuta d’acconto?

Se il lavoratore autonomo non residente sul territorio nazionale effettua la prestazione a favore del soggetto italiano interamente all’estero, la somma non è tassata in Italia e quindi non è soggetta a ritenuta d’acconto, vediamo perché.

 

Il caso che ci occupa vede una società s.r.l. che ottiene una consulenza da parte di un privato cittadino straniero, non residente in Italia, non avente partita IVA né codice fiscale italiano. Tale consulenza è di fondamentale importanza per una fase di compravendita con un’azienda estera, si tratta dunque di un’attività svolta interamente al di fuori dello stato Italiano e il compenso è rappresentato da una percentuale sull’ammontare della compravendita.

Il cittadino estero svolge questa intermediazione, come un procacciatore di affari occasionale e riesce a mettere in contatto la società s.r.l. italiana con una società americana per la conclusione di un affare ed in cambio chiede che gli venga corrisposta una percentuale sulla cifra finale corrisposta. I rapporti tra l’s.r.l. italiana e il consulente straniero vengono disciplinati mediante la sottoscrizione di una scrittura privata.

 

Secondo la normativa vigente [1], la prestazione effettuata dal lavoratore autonomo non residente in Italia, non essendo tassata nel nostro Paese, non è, di conseguenza, soggetta a ritenuta d’acconto.

Quindi, se la società s.r.l. volesse pagare questo privato cittadino per l’opera di intermediazione prestata e rimanere in regola con la legge, basterebbe sottoscrivere un contratto di collaborazione occasionale e documentare l’attività con una ricevuta di pagamento dell’operazione svolta. Il pagamento dovrebbe avvenire mediante bonifico bancario e il soggetto sarà poi responsabile di dichiarare tale cifra nel suo Paese di residenza.

La società deve ottenere dal cittadino straniero soltanto la documentazione attestante la spesa effettuata che potrebbe comunque essere anche identificabile nella scrittura privata e, oltre alla conservazione agli atti della società di documentazione attestante il pagamento, a mezzo bonifico bancario, non è necessario altro adempimento.

 

Con riferimento invece alla società estera [2], per la quale il cittadino italiano svolge l’attività lavorativa occasionale, vi è obbligo di applicare la ritenuta a titolo di acconto soltanto nel momento in cui la medesima sia tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia.

Pertanto, se la società estera presso la quale viene svolta l’attività lavorativa è tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, perchè ad esempio ha una sede stabile nel nostro Paese, tale società agirà come sostituto d’imposta ed applicherà la ritenuta al soggetto italiano, mediante il rilascio di apposita certificazione.

Se invece la società di diritto estero, presso la quale svolge l’attività, non è tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, non sarà obbligata ad agire come sostituto d’imposta italiano, quindi il compenso non verrà sottoposto a ritenuta.

 

In ambedue le situazioni, rimane comunque l’obbligo e la responsabilità a carico del lavoratore autonomo occasionale di dichiarare i compensi percepiti nella propria dichiarazione dei redditi italiana.


[1] Art. 23 del Testo Unico delle Imposte sui redditi.

[2] Art. 25, comma 1 del DPR n. 600/1973.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti