Frodi fiscali: niente più prescrizione
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16 Lug 2016
 
L'autore
Andrea Iurato
 


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Frodi fiscali: niente più prescrizione

Le frodi fiscali già prescritte possono essere “resuscitate” dal giudice che ha il potere di decidere se applicare o meno le norme sulla prescrizione, sacrificando i diritti dell’imputato in nome della lotta all’evasione fiscale.

 

Chi è accusato di frode in materia di IVA non potrà più contare sulla prescrizione e gli avvocati non sapranno più dire al cliente se il reato è prescritto o meno, perché a deciderlo non è più la legge, ma il giudice, a sua discrezione.

 

Si moltiplicano le incredibili conseguenze della sentenza Taricco della Corte di giustizia europea di quasi un anno fa [1] che ha deciso che il termine di prescrizione stabilito dalla legge italiana è troppo breve e che i giudici non devono applicarlo quando i processi riguardano reati in materia di IVA [2] che richiedono indagini lunghe e complesse.

 

Nonostante sia la Corte d’Appello di Milano che la Corte di Cassazione abbiano già fatto ricorso alla Consulta ritenendo che la sentenza della Corte di giustizia violi la Costituzione, due giorni fa un giudice del Tribunale di Milano [3] ha deciso di proseguire un processo relativo ad una maxi frode fiscale nonostante i reati fossero oramai prescritti secondo la legge italiana [4].

 

Nell’attesa della pronuncia della Corte costituzionale, che si spera arrivi al più presto, i giudici sono quindi liberi di applicare o meno una norma di legge con gravissime conseguenze sul diritto di difesa degli imputati e sul principio di uguaglianza. Secondo la Corte europea, infatti, i giudici devono ignorare la prescrizione nel caso in cui si tratti di reati in materia di IVA che richiedono indagini e accertamenti molto complessi e che quindi finirebbero inevitabilmente prescritti se si applicasse la legge attuale.

La Corte però non fornisce al giudice regole o criteri precisi, con la conseguenza che fatti di uguale gravità potrebbero finire con una prescrizione a Roma e arrivare invece ad una condanna a Milano, finendo così per trattare in maniera diversa fatti di uguale gravità.

 

Bisogne poi considerare la violazione del diritto di difesa e del principio della certezza del diritto, perché chi viene accusato di questi reati non saprà mai, per lunghi anni, quanto tempo potrà durare il processo e se il giudice riterrà di applicare o meno la prescrizione.


[1] Corte Giust. UE, sent. 8 settembre 2015

[2] Art. 2 D.Lgs. n. 74/2000

[3] G.I.P. Tribunale di Milano, 13 luglio 2016

[4] Art. 161 cod. proc. pen.

 


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