Casa coniugale: se lei si trasferisce, chi paga le spese?
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17 Lug 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Casa coniugale: se lei si trasferisce, chi paga le spese?

Io e mia moglie ci siamo appena separati; la casa acquistata prima del matrimonio è in comproprietà ma è stata assegnata a lei. Ora, lei si trasferirà dai genitori per sua comodità. Chi dovrà pagare tutte le utenze/spese condominiali della vecchia abitazione?

 

Di norma, quando la casa coniugale è in comproprietà (o di proprietà di uno sole dei coniugi) il giudice della separazione ha il potere di limitare il diritto del proprietario/i a disporre del proprio bene solo al ricorrere di alcune condizioni.

Casa coniugale: quando può essere assegnata?

Nello specifico, il giudice può disporre l’assegnazione solo quando:

 

– vi siano figli minori o maggiorenni non autosufficienti (anche in quanto portatori di grave handicap); in tale ipotesi, infatti, il titolo di proprietà sul bene da parte dell’altro coniuge può essere, per così dire, “scavalcato” dall’interesse della prole a conservare l’habitat domestico nel quale ha sempre vissuto;

 

– siano stati i coniugi, (anche in assenza di figli) nel contesto di una separazione consensuale, ad accordarsi  per  la assegnazione dell’immobile ad uno o all’altro di loro e il giudice abbia semplicemente omologato detto accordo.

 

La legge [1] stabilisce infatti, che “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli”, per cui non è possibile per il giudice prevedere un’assegnazione in assenza di figli da tutelare, come misura di protezione per il coniuge salvo casi estremamente particolari (si pensi alla situazione di disabilità del coniuge). Per un approfondimento sul tema rinviamo alla lettura dell’articolo: “Come e quando ottenere la casa familiare dopo la separazione“.

Dal quesito, per come posto, non è però dato comprendere se l’assegnazione alla moglie del lettore sia avvenuta per l’uno o per l’altro di questi motivi e quindi se vi siano o meno dei figli da tutelare.

Esaminiamo quindi il problema in linea generale per poi dare un consiglio riguardo alla situazione più specifica.

 

 

Casa coniugale: quanto dura l’assegnazione?

Attualmente esiste un titolo, ossia una sentenza di separazione che assegna il godimento della casa coniugale alla moglie del lettore; tale provvedimento vale fintantoché non ne venga chiesta la revoca al tribunale stesso tramite un’istanza di modifica delle condizioni della separazione.

Ciò vuol dire, in parole semplici, che non basta che la donna, per sola “comodità” vada a vivere dai genitori o in altro appartamento per far decadere automaticamente il provvedimento di assegnazione dell’immobile nei suoi confronti, ma occorre che la nuova circostanza di fatto (ossia il trasferimento stabile e definitivo presso la nuova abitazione) venga evidenziata al giudice al fine di ottenere la revoca del precedente provvedimento.

Casa coniugale: cosa fare per far cessare l’assegnazione?

Nello specifico la legge [1] prevede che il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare; tale norma deve essere interpretata nel senso che spetta alla parte interessata a far cessare l’assegnazione:

 

– provare in modo particolarmente rigoroso gli eventi che legittimano la revoca in presenza di prole affidata o convivente con l’assegnatario,

 

– attestare in modo univoco che gli eventi medesimi (cioè il trasferimento in altra abitazione) sono connotati dal carattere della stabilità e dell’irreversibilità; non deve dunque trattarsi di una situazione temporanea o di semplice “appoggio” occasionale.

 

Al contempo, il giudice investito della domanda di revoca deve comunque verificare che il provvedimento richiesto non si ponga in contrasto con i preminenti interessi della eventuale prole affidata o convivente con l’assegnatario [2].

Casa coniugale: chi paga le spese dopo la separazione?

Fino a quando, quindi, non intervenga una revoca dell’attuale provvedimento di assegnazione, la moglie del lettore risulta essere l’unica titolare del diritto di godimento sul bene e, pertanto, la ripartizione delle spese, a partire dalla data del provvedimento di assegnazione, va disciplinata con le seguenti modalità:

 

– le spese ordinarie sulla casa coniugale (manutenzione ordinariabollettespese condominiali ordinarie), gravano sull’assegnatario del bene, poiché è quest’ultimo che fruisce dei servizi ai quali tale spese fanno riferimento: è ovvio che, tuttavia, ove l’immobile non sia di fatto abitato, ne saranno quasi azzerati i relativi consumi (fatta esclusione delle spese condominiali);

 

– lo stesso dicasi per la tassa sui rifiuti;

 

– le altre tasse, come pure le spese condominiali straordinarie (ad esempio quelle relative alle ristrutturazioni sull’immobile), dovranno invece essere divise a metà da ciascuno dei coniugi comproprietari.

Casa coniugale: cosa fare se l’assegnatario non la abita?

Il personale consiglio è quello di non lasciare le cose così ma di richiedere, meglio se con una domanda congiunta, la revoca dell’assegnazione.

Questa situazione, per così dire “irregolare”, infatti, continua comunque ad aggravare di spese le parti senza che esse possano trarre dall’immobile un reddito o comunque una utilità. Finché esso infatti risulta assegnato, non solo non potrà essere dato in locazione, ma difficilmente qualcuno sarebbe disposto ad acquistarlo senza diritto di abitazione.

Stessa cosa dicasi per l’ipotesi in cui fosse proprio il lettore a voler tornare ad abitarvi (magari pagando un corrispettivo alla moglie) anche al fine di risparmiare sui costi che prevedibilmente sta attualmente sostenendo per vivere altrove.


[1] Art. 337 sexies cod. civ.

[2] Cfr. C. App. Catania sent. del 12.12.2013.

 

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