Buoni pasto per l’invalido
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16 Lug 2016
 
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Buoni pasto per l’invalido

L’invalido ha diritto a un ristorante, un bar o altro luogo ove scambiare i buoni pasto che sia vicino all’azienda: altrimenti gli è dovuto il risarcimento del danno.

 

I buoni pasto che il datore di lavoro eroga ai propri dipendenti in sostituzione della mensa aziendale possono essere utilizzati solo presso i bar, ristoranti e altri esercizi commerciali “convenzionati”, ossia che li accettano (di norma, l’avviso è già posto sulla vetrina del locale, con appositi adesivi). Tuttavia per gli invalidi la questione è diversa: attesa la loro particolare condizione di difficoltà di spostamento, l’azienda deve anche garantire che il buono pasto possa essere utilizzabile con facilità, ossia nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro. Nel caso, invece, in cui nei pressi dell’azienda non dovessero esservi locali che accettano i buoni pasto emessi dal datore, al disabile è dovuto il risarcimento del danno. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Il valore dei buoni pasto attribuiti al lavoratore non costituisce un elemento integrativo della retribuzione, ma una agevolazione di carattere assistenziale che, nell’ambito dell’organizzazione dell’ambiente di lavoro, è diretta a conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del dipendente, al fine di garantire allo stesso il benessere fisico necessario per proseguire l’attività lavorativa; ciò comporta di per sé la tutela della salute del lavoratore stesso e a maggior ragione della sua disabilità. Pertanto il datore di lavoro è tenuto a prendere in considerazione le esigenze dei dipendenti la cui situazione di disabilità possa impedire la concreta fruibilità dei buoni pasto. Ne consegue che l’azienda o la pubblica amministrazione (se si tratta di dipendente pubblico) deve fornire ai lavoratori disabili, che ne sono beneficiari in base alla contrattazione di settore, dei buoni pasto che risultino per i destinatari materialmente fruibili in relazione alla loro condizione di disabilità, potendo essere in caso contrario tenute a risarcire i danni conseguenti.

 

Viene così accolta la domanda di lavoratore disabile perché non vedente, volta ad ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal mancato utilizzo dei buoni pasto.

 

Proprio i principi giurisprudenziali richiamati dalla corte di merito circa la natura assistenziale e non retributiva dei buoni pasto rendono fondata la domanda del dipendente, il quale si è trovato, nel concreto, impossibilitato a godere di quei vantaggi psico-fisici cui fa riferimento la Suprema Corte, a motivo del proprio disagio.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 28 aprile – 14 luglio 2016, n. 14388

Presidente Napoletano – Relatore Tria

Svolgimento del processo

1.- La sentenza attualmente impugnata (depositata il 30 aprile 2010) respinge l’appello di D.S.C. avverso la sentenza n. 2882/2006 del Tribunale di Salerno, di rigetto della domanda del D.S. volta ad ottenere l’accertamento dell’inadempimento della convenuta Agenzia delle Entrate derivante dalla avvenuta corresponsione nel periodo 1 ottobre 2003-23 settembre 2004 di buoni pasto per il ricorrente non spendibili né all’interno dell’esercizio commerciale presente nell’azienda né in strutture limitrofe, con la condanna dell’Amministrazione stessa al risarcimento del danno.

La Corte d’appello di Salerno, per quel che qui interessa precisa che:

  • a) con il ricorso introduttivo il D.S. ha chiesto l’accertamento dell’inadempimento della datrice di lavoro Agenzia delle Entrate agli obblighi stabiliti dalla contrattazione collettiva in materia di buoni pasto;
  • b) nell’atto di appello il lavoratore ha censurato la mancata considerazione, da parte del Tribunale, dell’aspetto centrale delle doglianze, rappresentato dalla rilevata materiale non spendibilità dei buoni pasto fornitigli dalla Amministrazione;
  • c) l’appello è infondato;
  • d) il
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    [1] Cass. sent. n. 14388/16 del 14.07.2016.

     


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