DDL Povertà, reddito minimo, salve reversibilità e invalidità
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16 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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DDL Povertà, reddito minimo, salve reversibilità e invalidità

Approvato il DDL di contrasto alla povertà: salve reversibilità, pensioni di invalidità e prestazioni per i genitori, arrivano reddito minimo e prestazioni personalizzate.

 

Approvato dalla Camera il DDL (disegno di legge) di contrasto alla povertà, cioè la norma che contiene il riordino delle prestazioni di assistenza. Rispetto alla sua prima stesura, approdata ai primi di febbraio, la norma è profondamente cambiata: non solo perché è scomparso il legame tra Isee e pensioni di reversibilità e invalidità, che avrebbe comportato la perdita delle prestazioni per molti italiani, ma anche perché sono state introdotte nuove prestazioni, dal progetto personalizzato al reddito di inclusione.

Vediamo le principali novità.

 

 

Reddito minimo di inclusione

La novità più apprezzata, ma nel contempo più discussa, è la previsione di un reddito minimo di inclusione: si tratta, in pratica, di una misura universale che garantirà un reddito minimo a tutti i cittadini sprovvisti di mezzi. La misura è stata contestata in quanto insufficiente a garantire un tenore di vita dignitoso ed in quanto assorbe, eliminandola, la Social card.

Al momento, non si conosce ancora la precisa misura del reddito di inclusione, ma, vista l’esiguità di risorse disponibili, si tratterà probabilmente di una cifra inferiore all’assegno sociale. Bisogna però osservare che le misure a sostegno dei soggetti meno abbienti e svantaggiati non si limiteranno alle erogazioni in denaro, ma si estenderanno a beni e servizi. I Comuni, in particolare, si occuperanno di erogare diversi servizi di assistenza ed interventi sociali: gli interventi saranno potenziati grazie all’aumento del Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione.

In pratica, interventi come i contributi per il pagamento del canone d’affitto o per l’assistenza ai disabili saranno elevati per i soggetti privi di reddito: pochi soldi in tasca, dunque, ma più servizi mirati.

 

 

Progetto personalizzato

I servizi da erogare, per l’appunto, saranno stabiliti a seconda della particolare situazione familiare, economica e personale dell’interessato. La persona che necessita delle prestazioni sarà difatti tenuta ad aderire a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, studiato da un’équipe multidisciplinare, in collaborazione con le amministrazioni competenti nei diversi settori (lavorativo, scolastico, abitativo, etc.).

In pratica, come già avviene per la Naspi e per le altre indennità di disoccupazione, l’erogazione delle prestazioni sarà subordinata al rispetto di un programma personale, che può prevedere incontri di formazione e orientamento, frequenza di corsi e tirocini e, in generale, ogni intervento utile ad includere la persona nella società e nel mercato del lavoro. Il mancato rispetto del piano personalizzato, però, comporterà la perdita delle prestazioni.

Ci si continua a muovere, insomma, sul piano della partecipazione attiva dei soggetti svantaggiati e non del mero assistenzialismo fine a sé stesso.

 

 

Reversibilità, invalidità e prestazioni già esistenti

Il riordino delle prestazioni assistenziali e la previsione di nuovi servizi e contributi comporterà il legame con l’Isee per i principali trattamenti di assistenza. In pratica, ogni assegno o servizio potrà essere erogato solo se l’indice Isee della famiglia (cioè l’indicatore che misura la ricchezza di un nucleo familiare, necessario per ottenere gran parte delle agevolazioni e delle prestazioni di assistenza) non supererà un certo limite, che probabilmente sarà uguale per tutti i trattamenti.

Restano fuori dai vincoli Isee le pensioni ai superstiti (di reversibilità e indiretta), le pensioni di invalidità e inabilità e le prestazioni a favore dei genitori (dunque dovrebbero restare esclusi dai vincoli anche gli assegni familiari).

Un vero sollievo per i numerosi cittadini che avrebbero rischiato di perdere la pensione per il possesso di più immobili o di risparmi in banca o alle Poste: per far salire l’indicatore Isee, difatti, può bastare un immobile, anche se non produttivo di alcun reddito, o un conto corrente con somme consistenti, anche se frutto dei risparmi di una vita. Applicare i rigidi vincoli Isee a prestazioni come le pensioni di reversibilità, tuttavia, non sarebbe stato giusto, in quanto tali trattamenti derivano dai contributi versati dal dante causa deceduto e non sono un “regalo” dello Stato.

Vale lo stesso per le pensioni di invalidità e inabilità e per le prestazioni legate alla genitorialità, perché dei rigidi vincoli legati al reddito e al patrimonio contrastano con la tutela dei disabili e della famiglia.

 


 


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