Ingiuria: come tutelarsi
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17 Lug 2016
 
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Ingiuria: come tutelarsi

Ingiuria: non è più possibile presentare una querela non essendo più un reato; risarcimento del danno previa negoziazione assistita per somme fino a 50mila euro.

 

Come ci si tutela da una ingiuria? Come si punisce il post offensivo pubblicato su Facebook o su qualsiasi altro spazio di Internet? È ancora possibile presentare una querela ai carabinieri o alla polizia? Nell’ultimo anno sono cambiate molte cose riguardo all’ingiuria, illecito tra i più frequenti, vuoi per la foga e la rabbia del momento che spesso spinge a dire “paroloni”, vuoi perché è mutato lo stesso lessico e il modo di relazionarsi tra le persone, divenendo più aggressivo, diretto e a volte irrispettoso.

Ecco quindi questa breve scheda per riassumere cos’è la diffamazione, come è possibile provarla e, soprattutto, come ci si tutela, tenendo presente che l’aspetto più importante riguarda il fatto che l’ingiuria non è più reato. Da ciò derivano due importanti conseguenze: la vittima non può più essere testimone di sé stessa come avviene nel processo penale e l’azione civile di risarcimento del danno richiede la previa negoziazione assistita obbligatoria se l’importo che si intende ottenere in risarcimento è inferiore a 50mila euro.

 

 

Cos’è l’ingiuria?

Un articolo del codice penale [1], ora abrogato, sanzionava chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente. La pena era la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.

In verità, non è stato abrogato l’illecito, ma solo la sanzione penale. La condotta, per come descritta dalla vecchia norma penale, continua ad essere vietata, ma ad essa non si applica più la reclusione o la multa, ma le conseguenze previste dall’azione civile:

  • il risarcimento a favore della vittima, secondo quanto il giudice accerterà sulla base del danno effettivamente procurato; in mancanza di elementi certi cui ancorare la quantificazione dell’importo, la liquidazione del danno avverrà “in via equitativa”, ossia sulla base di quanto appare giusto al magistrato;
  • una multa da 100 euro a 8.000 euro, da pagare in favore dello Stato, ma solo all’esito della sentenza civile di condanna. Senza il processo di risarcimento del danno, avviato dalla vittima, il colpevole non è tenuto a versare alcuna sanzione allo Stato.

 

 

Come dimostrare l’ingiuria?

L’aspetto più preoccupante della recente depenalizzazione dell’ingiuria è che essa difficilmente potrà essere punita tutte le volte in cui avviene in assenza di altre persone. Se, infatti, il processo penale consente di giungere a una sentenza di condanna solo sulla base delle dichiarazioni della vittima (diversamente, tutti quei reati come lo stupro o la concussione, che si realizzano in ambienti riservati e chiusi, non potrebbero mai essere puniti), non è così nel processo civile dove a testimoniare possono essere solo soggetti terzi, che non hanno alcun interesse con la vicenda (è ammessa la testimonianza del coniuge anche se in comunione dei beni).

 

Leggi “Scompare l’ingiuria: impossibile punire le offese”.

 

Un buon sistema per dimostrare l’ingiuria è il classico registratore nella tasca del pantalone (magari potrebbe trattarsi anche dell’app dello smartphone): difatti registrare una conversazione all’insaputa dell’interlocutore non costituisce reato. Chi parla davanti ad altri soggetti – dice la Cassazione – accetta non solo di essere ascoltato, ma anche eventualmente “registrato”. Ciò però richiede un’azione preventiva: in altre parole la vittima deve poter prevedere, con largo anticipo, che la discussione prederà “determinate pieghe”. Poiché però nessuno può mantenere acceso un registratore dalla mattina alla sera, si comprende bene come l’ingiuria sia difficilmente dimostrabile.

 

Né si può portare la testimonianza di un terzo che affermi di essere a conoscenza dell’offesa solo perché gli è stata riferita dalla vittima: questa – che si definisce testimonianza indiretta – non ha alcun valore nel processo civile.

 

Nel caso in cui l’ingiuria avvenga su Facebook o altri spazi del web, la prova potrebbe essere costituita sia dalla testimonianza di altri utenti che dichiarino di aver visto il post (prima, magari, della sua successiva cancellazione o modifica da parte dell’autore pentito), sia da un’attestazione di conformità eseguita dal notaio sulla stampa della pagina. Riguardo a quest’ultimo sistema è bene chiarire che il file immagine della schermata (cosiddetto screenshot) o la riproduzione a stampa della frase offensiva non sono prove valide nel processo civile, in quanto considerate “riproduzione meccaniche” e quindi facilmente alterabili (con Photoshop sarebbe facile per chiunque cambiare il testo di una frase). O meglio, tali documenti possono diventare prova solo se non contestati dalla controparte, il che è inverosimile. Corre dunque in soccorso l’intervento certificatore di un notaio che attesti che la copia è conforme all’originale (quello che si vede sul computer). Così il documento avrà prova legale fino a querela di falso.

 

 

Ingiuria: cosa fare per ottenere il risarcimento del danno?

In caso di ingiuria, dopo esservi assicurati di avere le prove dell’illecito, se volete ottenere il risarcimento del danno dovete rivolgervi a un avvocato. Questi dovrà avviare una ordinaria causa. Le spese del giudizio le dovrete anticipare voi, salvo che non rientrate nei confini di reddito per il gratuito patrocinio. In realtà, se chiedete un risarcimento fino a 1.100 euro, potreste andare dal Giudice di Pace anche da soli, senza bisogno di assistenza di un professionista: una scelta però che ci sentiamo di sconsigliare quando in gioco ci sono controversie non semplici come quella in discussione (diverso sarebbe invece il caso di un ricorso contro una multa).

 

La causa si svolgerà coi tempi dettati dal nostro codice di procedura civile e quindi richiederà non meno di tre anni (che potrebbero raddoppiare a seconda del carico giudiziale dell’ufficio di competenza). Fino a 5.000 euro (ma il limite sta per essere elevato da un progetto di riforma) si va dal giudice di Pace, altrimenti in Tribunale. La sostanza però non cambia: si parte da un’udienza di comparizione delle parti e discussione della causa, si presentano i documenti a proprio favore e tutte le altre richieste istruttorie, il giudice eventualmente le autorizza, si sentono i testimoni, si depositano le note conclusionali e si arriva a sentenza.

 

 

La negoziazione assistita obbligatoria

Per le cause di importo inferiore a 50.000 euro, è necessario che prima del giudizio l’avvocato effettui la cosiddetta negoziazione assistita, ossia inviti la controparte, con una apposita lettera, a tentare un accordo e a formalizzarlo per iscritto. Dopo l’invio della lettera bisogna attendere almeno 30 giorni per dare il tempo alla controparte di aderire o meno alla proposta. Tuttavia in tale periodo il termine di prescrizione si interrompe.

 

 

Quanto tempo ho per agire?

Come tutti gli illeciti non derivanti da un contratto, ma da un fatto illecito, l’ingiuria si prescrive in 5 anni. Il che significa che la vittima può agire entro tale termine, anche in scadenza dello stesso benché prima non abbia mai compiuto alcuna attività di contestazione come ad esempio l’invio di una lettera legale.


[1] Art. 594 cod. pen. abrogato.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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