Separazione e mantenimento: il costo della vita non rileva
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17 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Separazione e mantenimento: il costo della vita non rileva

Il coniuge obbligato a pagare il mantenimento all’ex moglie e ai figli non può chiedere una riduzione solo perché vivono in un Paese dove il potere di acquisto della moneta è maggiore.

 

La vita nelle grandi città del Nord costa di più che nei paesini piccoli del Sud, ma questo non può influire sull’assegno di mantenimento che, con la separazione, uno dei coniugi deve pagare all’ex e ai figli. Il giudice, infatti, è tenuto a considerare le spese presuntive, in via forfettaria, sulla base delle capacità economiche del coniuge obbligato e delle necessità di quello beneficiario, senza però tenere in considerazione eventuali differenze di potere di acquisto che sussistono nelle diverse zone d’Italia o del mondo. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

La questione posta all’attenzione della Corte riguarda l’azione di risarcimento intentata da una donna nei confronti dell’ex compagno il quale, dopo la nascita del figlio, l’aveva lasciata senza mai versare un euro per il mantenimento. La madre era andata a vivere, col bambino, in Colombia dai suoi genitori, dove notoriamente il cambio della moneta è più vantaggioso rispetto all’euro, circostanza però che, secondo i giudici, non influisce sulla quantificazione dell’assegno di mantenimento.

 

Il ragionamento giuridico può essere replicato anche in seno alle varie zone del territorio italiano dove spesso si verificano profonde differenze relativamente al costo della vita. Risultato: il coniuge obbligato al versamento dell’assegno non può chiedere al giudice una revisione dell’importo solo perché l’ex, beneficiario del mantenimento, decide di trasferirsi in una zona dello stivale dove la vita costa di meno.

 

Così, ad esempio, se la moglie ottiene dal tribunale di Milano, a seguito della sentenza di separazione, il riconoscimento di 1.000 euro al mese per il sostentamento proprio e dei figli collocati presso di sé e, dopo un anno, decide di andare a vivere in un paesino del meridione, è innegabile che la famiglia potrà godere di un tenore di vita superiore rispetto a quello di cui godeva nel capoluogo lombardo; ma questa circostanza non è sufficiente, per l’ex marito, per ottenere una sentenza di revisione del mantenimento.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, sentenza 16 maggio – 14 luglio 2016, n. 14417
Presidente Dogliotti – Relatore Ragonesi

Fatto e diritto

La Corte, rilevato che sul ricorso n. 9602/14 proposto da G.A. nei confronti di N.B.R. il Consigliere relatore ha depositato ex art. 380 bis cpc la relazione che segue:
“Il relatore Cons. Ragonesi, letti gli atti depositati, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. osserva quanto segue.
G.A. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo avverso la sentenza n. 659/2013 resa dalla Corte d’Appello di Ancona che aveva respinto la sua precedente impugnazione avverso la sentenza n. 903/2012 del Tribunale di Ancona che aveva dichiarato la sua soccombenza al pagamento della somma di 41.440,00 in favore della N. in ragione del diritto da lei vantato a titolo di rimborso delle spese sopportate dalla nascita dei figli gemelli, in data 11 novembre 1993 sino alla proposizione del ricorso per la dichiarazione della paternità, in data 6 marzo 2006.
La N. aveva affidato i due figli comuni con il G. alla sua famiglia d’origine in (…).
Secondo il ricorrente la Corte d’Appello ed ancor prima il tribunale, avrebbe determinato un’erronea quantificazione dell’ammontare del credito vantato dalla sig.ra N.B.R. senza

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[1] Cass. sent. n. 14417/16 del 14.07.2016.

 


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