Pignoramento: mentire all’ufficiale giudiziario è reato
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17 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Pignoramento: mentire all’ufficiale giudiziario è reato

Se il debitore, all’esito del pignoramento mobiliare, dichiara falsamente all’ufficiale giudiziario di non essere titolare di altri beni utilmente pignorabili viola il codice penale.

 

Mentire all’ufficiale giudiziario può costare la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 516 euro, trattandosi di un reato sanzionato dal codice penale [1]. È quanto ammonisce la Cassazione con una recente sentenza [2] con cui si rivolge a tutti coloro che ricevano l’ufficiale giudiziario a casa per tentare un pignoramento e a quest’ultimo non dicano la verità sui propri beni e redditi. Ma procediamo con ordine.

 

 

Pignoramento: l’invito dell’ufficiale giudiziario

Quando avviene un pignoramento mobiliare (ossia su mobili, arredi e qualsiasi altro oggetto presente in casa, anche denaro e preziosi), l’ufficiale giudiziario si reca presso la residenza, il domicilio o l’azienda del debitore per ricercare beni da poter, appunto, pignorare. Detti beni saranno poi banditi all’asta e la vendita sarà curata dall’Istituto Vendite Giudiziarie o da un professionista delegato.

 

Se l’ufficiale giudiziario non trova oggetti da pignorare, o se questi sono di valore più basso rispetto a quello per il quale il creditore agisce, invita il debitore a comunicargli eventuali ulteriori redditi o beni sui quali estendere il pignoramento. A questo invito il debitore è tenuto a rispondere non omettendo alcunché; diversamente scatta il reato di “mancata esecuzione dolosa di un ordine del giudice”. Il codice penale, a riguardo, dispone infatti che [1] è punito con la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 516 euro il debitore che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

 

 

La falsa dichiarazione all’ufficiale giudiziario

La sentenza in commento si sofferma proprio sul concetto di falsità della dichiarazione all’ufficiale giudiziario. Secondo la Cassazione, l’eventuale ignoranza da parte del debitore sulla pignorabilità di un bene non è una giustificazione; per cui, se questi omette di riferire all’ufficiale giudiziario la proprietà di redditi o altri beni pignorabili perché – sostiene – non sapeva che potessero essere pignorati, non si salva dal reato.

Si pensi al caso del debitore che, dopo il tentativo di pignoramento non andato in porto per mancanza di oggetti di valore in casa, dichiari all’ufficiale giudiziario di essere nullatenente, mentre invece percepisce una pensione di 700 euro: egli non potrebbe difendersi sostenendo di aver ritenuto che tale cifra sia inferiore al minimo vitale e come tale impignorabile. Non è una scusa che regge davanti al giudice. Per cui il reato scatterebbe comunque.

 

Insomma, le bugie hanno le gambe corte. Ma, insieme ad esse, anche l’ignoranza sulla legge e sulla pignorabilità dei beni. Sempre meglio dire, all’ufficiale giudiziario, qualcosa in più che qualcosa in meno; sarà poi quest’ultimo a valutare se il bene è pignorabile o meno. Anche perché, con i recenti sistemi di controllo telematico dei beni del debitore, il creditore può venire al corrente se quest’ultimo ha detto una falsità. E quindi procedere alla querela.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 31 maggio – 6 luglio 2016, n. 27941
Presidente Paoloni – Relatore Mogini

Ritenuto in fatto

B.L. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all’art. 388, comma 6, cod. pen. per avere, in qualità di debitore sottoposto a pignoramento mobiliare, dichiarato falsamente all’ufficiale giudiziario, che lo aveva invitato ad indicare le cose e i crediti pignorabili, di non possedere beni pignorabili, essendo invece risultata la disponibilità di un reddito da pensione.
2. Il ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione di legge e vizio di motivazione, poiché in querela non viene indicato alcun fatto specifico, di natura commissiva, tra quelli enucleabili dall’art. 388 cod. pen..
2.1. Dalla querela non si evince poi alcuna volontà che il B. venga punito, rimettendosi la querelante alle valutazioni della Procura della Repubblica.
2.2. Il ricorrente versava comunque in errore di fatto, ex art. 47, comma 3,cod. pen., poiché la normativa vigente aveva sempre previsto l’impignorabilità della pensione ed egli non era a conoscenza della sentenza della Corte costituzionale n. 506 del 4/12/2002, che ha reso pignorabili anche le pensioni di notai

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[1] Art. 388, co. 6, cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 27941/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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