Niente porto d’armi a chi litiga col vicino di casa
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18 Lug 2016
 
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Niente porto d’armi a chi litiga col vicino di casa

Il Prefetto può vietare l’autorizzazione alla detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti a chi ne chieda il rilascio o ne sia titolare, se vi è il rischio che questi ne abusi.

 

Il Prefetto può negare il porto d’armi o revocarlo a chi già lo ha se questi è coinvolto in litigi con i vicini di casa: lo ha chiarito il Consiglio di Stato in una recente sentenza [1].

 

Il porto d’armi (o meglio, la licenza per la detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti) deve essere negato o, se già concesso, revocato dalla Prefettura in due casi:

  • nel primo rientrano una serie di ipotesi specificamente elencate dalla legge [2] e sulla cui valutazione l’autorità amministrativa non ha alcun margine di libertà, dovendosi attenere necessariamente a quanto indicato dalla norma;
  • nel secondo caso, invece, la Prefettura è tenuta a valutare le circostanze del singolo caso e a decidere se, in base al proprio giudizio discrezionale [3], vi è il rischio che il richiedente possa abusare del porto d’armi.

 

Nell’ambito di tali ultimi e ampi poteri discrezionali conferiti al Prefetto, è ben possibile che questi neghi il porto d’armi in caso di perduranti contrasti tra la famiglia del richiedente ed i suoi vicini di casa. Tale valutazione fatta dall’autorità amministrativa – che, in questo caso, non può essere sindacata neanche da un giudice superiore in sede di impugnazione – si giustifica perché volta a evitare che la situazione possa degenerare.

Insomma, il Prefetto può ben vietare la detenzione di armi e munizioni nei confronti di chi sia comunque coinvolto in litigi con i vicini di casa poiché, in queste cose, non si sa mai fin dove le liti possono arrivare, specie in determinati ambienti del territorio nazionale.


La sentenza

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 23 giugno – 5 luglio 2016, n. 2996
Presidente/Estensore Maruotti

Fatto e diritto

Col provvedimento di data 27 settembre 2012, la Prefettura di Genova – in applicazione dell’art. 39 del testo unico n. 773 del 1931 – ha confermato nei confronti dell’appellante un divieto di detenere armi e munizioni, emesso in data 2 dicembre 2008.
2. Col ricorso di primo grado n. 1204 del 2012 (proposto al TAR per la Liguria), l’interessato ha impugnato il provvedimento emesso il 27 settembre 2012, lamentandone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere.
3. Il TAR, con la sentenza n. 159 del 2013, ha accolto il ricorso, condannando l’Amministrazione al pagamento delle spese del giudizio.
4. Con l’appello in esame, il Ministero dell’Interno ha chiesto che, in riforma della sentenza del TAR, il ricorso di primo grado sia respinto, deducendo che la Prefettura ha adeguatamente valutato i fatti emersi nel corso del procedimento.
L’appellato si è costituito in giudizio ed ha articolato le proprie difese, chiedendo la reiezione del gravame.
5. Ritiene la Sezione che l’appello sia fondato e vada accolto.
5.1. Per comodità di lettura, va riportato il contenuto degli articoli 11, 39 e 43 del testo unico n. 773 del 1931.
L’art. 11 dispone

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[1] Cons. St. sent. n. 2996/2016 del 5.07.2016.

[2] Testo Unico n. 773/1931, art. 11, co. 1 e 3 prima parte e art. 43, co. 1.

[3] Testo Unico n. 773/1931, art. 11, co. 2 e 3 seconda parte e art. 39 e 43, co. 2.

 


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