Andrea Iurato
Andrea Iurato
18 Lug 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Controlli sugli alimenti: come comportarsi e come difendersi

I controlli sulla qualità e la sicurezza degli alimenti devono essere svolti garantendo i diritti di difesa e partecipazione di chi li subisce. Il produttore o commerciante che conosce i propri diritti e li sa far valere ha una chance in più di evitare o limitare i danni.

 

Un controllo a sorpresa dei NAS o di altri organi di Polizia è sempre fonte di preoccupazione per commercianti e produttori di alimenti. Una mancanza igienica, un errore di etichetta o l’assenza di documenti o autorizzazioni può costare multe salate, denunce penali o conseguenze ancora più gravi, fino alla chiusura dell’esercizio.

 

È importante quindi che oltre a rispettare le norme sulla produzione, la conservazione e il commercio degli alimenti, il responsabile e tutto il personale di ogni azienda produttrice o esercizio commerciale sappiano come comportarsi in caso di controlli da parte delle autorità competenti.

 

Un comportamento corretto e consapevole può infatti limitare le conseguenze negative in caso di contestazioni e, in alcuni casi, può addirittura evitarle del tutto.

 

La delicatezza di questi controlli è data soprattutto dal fatto che in Italia è ancora in vigore una normativa sui reati alimentari vecchia di oltre 50 anni e obsoleta rispetto alla moderna legislazione europea.

 

In particolare alcune norme [1] prevedono sanzioni penali nel caso di alimenti in cattivo stato di conservazione o in caso di presenza di batteri o altri microorganismi senza che sia necessario dimostrare l’effettiva pericolosità per la salute dei consumatori.

 

In caso di ispezione a sorpresa, per prima cosa occorre ricordare che NAS, Guardia di Finanza, AUSL, Polizia Municipale e tutte le altre autorità competenti a svolgere questo tipo di controlli hanno la qualifica di pubblici ufficiali quando esercitano funzioni di controllo.

 

È necessario quindi garantire collaborazione durante i controlli, senza ostacolarli o assumere atteggiamenti minacciosi, offensivi o violenti nei confronti dei controllori, poiché si rischia una denuncia per reati come resistenza a pubblico ufficiale [2] od oltraggio [3].

 

Durante l’ispezione i controllori possono prelevare campioni degli alimenti prodotti o messi in vendita o, nel caso in cui dovessero riscontrare immediatamente delle irregolarità, provvedere al sequestro dei prodotti o alla perquisizione e sequestro dei locali dell’azienda o dell’esercizio commerciale.

 

Nel caso in cui il personale o il responsabile che assiste ai controlli dovesse accorgersi di anomalie o violazioni nelle operazioni di ispezione o prelievo dei campioni ha il diritto di contestarle e di chiedere che vengano indicate per iscritto nel verbale.

 

Questo aspetto è molto importante perché quasi sempre questi verbali sono presentati come prova in un eventuale processo penale o procedimento amministrativo sanzionatorio, quindi le eventuali anomalie o irregolarità fatte inserire a verbale possono essere anch’esse oggetto di prova e così contribuire a diminuire o escludere del tutto la fondatezza dell’accusa. Eventuali contestazioni svolte successivamente senza che siano state verbalizzate rischiano invece di non potere essere dimostrate.

 

Nel caso in cui i controllori prelevino dei campioni di alimenti per analisi chimiche o microbiologiche, le procedure e i diritti di difesa saranno diversi a seconda che l’alimento controllato sia deteriorabile, come quasi sempre accade nel caso di alimenti freschi a base di carne, pesce, frutta, verdure ecc., o non deteriorabile.

 

Le analisi su alimenti non deteriorabili

 

Nel caso di prelievo su alimenti non deteriorabili i controllori inviano il campione prelevato ad un laboratorio per le analisi, mentre una parte dello stesso campione viene conservata [4].

 

Se l’esito delle analisi è positivo, nel senso che vengono accertate delle irregolarità, il certificato con i risultati deve essere inviato a mezzo raccomandata al produttore o al commerciante, che nel termine di 60 giorni ha il diritto di chiedere che sia eseguita una seconda analisi sulla parte del campione precedentemente conservata [5].

 

Se l’interessato non viene informato sull’esito delle analisi, può comunque chiedere la seconda analisi non appena viene a conoscenza dei risultati, ad esempio perché vengono utilizzati in un successivo procedimento penale o amministrativo.

 

L’interessato ha il diritto di partecipare alle operazioni di analisi e di nominare propri consulenti tecnici.

Se all’interessato non venisse garantito il diritto di chiedere e fare eseguire la seconda analisi, i risultati della prima analisi sarebbero nulli e utilizzabili come prova.

 

Le analisi su alimenti deteriorabili

 

Nel caso di alimenti deteriorabili non è prevista la possibilità di chiedere una revisione perché il trascorrere del tempo modificherebbe le caratteristiche del campione prelevato.

 

Viene svolta quindi un’unica analisi, della quale deve essere informato l’interessato, che può partecipare e nominare propri consulenti tecnici [6].

 

I risultati di quest’unica e irripetibile analisi possono essere utilizzati come prova in un eventuale procedimento penale o amministrativo.

 

Se però l’interessato non venisse informato del giorno, ora e luogo dello svolgimento delle analisi, né della possibilità di partecipare o di nominare dei consulenti tecnici, l’analisi sarebbe nulla e non potrebbe essere utilizzata.

 

È bene ricordare infine che l’accertamento della nullità dell’analisi deve essere chiesto dall’interessato o dal suo avvocato prima che nel procedimento penale venga pronunciata la sentenza di primo grado. In caso contrario le analisi, anche se nulle, potranno essere utilizzate come prova.


[1] Art. 5, L. n. 283/1962

[2] Art. 337 Cod. Pen.

[3] Art. 341-bis Cod. Pen.

[4] Art. 7 D.P.R. n. 327/1980

[5] Art. 19 D.P.R. n. 327/1980

[6] Art. 4 D.Lgs. n. 123/1993; Art. 223 disp. att. Cod. Proc. Pen.

 


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