Iscrivere una persona a siti hard di nascosto è reato
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18 Lug 2016
 
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Iscrivere una persona a siti hard di nascosto è reato

Siti internet porno o per incontri costituisce illecito trattamento dei dati personali della vittima, ma per la punizione è necessario dimostrare il danno.

 

Iscrivere un’altra persona, a sua insaputa, a un sito di incontri erotici o a una piattaforma di video porno, solo per procurare a questa un danno all’immagine e alla reputazione, costituisce reato di trattamento illecito dei dati personali altrui [1]. Tuttavia, perché scatti l’illecito penale è necessario che la vittima dimostri di aver subito un effettivo e concreto danno: senza tale prova – che un tempo era necessaria solo per far scattare l’aggravante, ma che oggi, a seguito di recenti modifiche legislative [2], è condizione stessa per la sussistenza del reato – non si può punire il colpevole, nonostante la prova della sua azione. È quanto chiarito dal Tribunale di Firenze con una recente sentenza [3].

 

 

Come difendersi

Uno scherzo o una vendetta personale che può costare un procedimento penale per chi si diverte a riportare il nome di un altro nel modulo di iscrizione a un sito erotico. Chi si accorge di essere stato iscritto, da un utente anonimo e contro la sua volontà, ad un sito di appuntamenti hard o altro servizio internet che possa procurargli un danno, può sporgere la querela davanti alla polizia postale o altra autorità autorizzata a raccoglierla come i carabinieri o la polizia.

Nel corso delle indagini, le autorità cercheranno di risalire al colpevole tramite l’indirizzo IP che è una sorta di “targa” assegnata a ciascun utente per ogni connessione a internet.

L’indirizzo IP deve consentire di stabilire, senza alcun ragionevole dubbio, che abbia utilizzato gli altrui dati per effettuare l’iscrizione non richiesta al sito internet incriminato.

 

Ma la prova della colpevolezza non basta. Perché scatti l’illecito penale è necessario che la vittima provi, oltre alla condotta dell’agente, di aver subito un danno economico o all’immagine. Il requisito della produzione del danno è diventato, da una semplice circostanza aggravante, a condizione di punibilità, con la conseguenza che è da ritenersi che la condotta in parola non sia penalmente perseguibile nell’ipotesi in cui il trattamento di dati personali, pur avvenuto senza il consenso dell’interessato, non abbia prodotto alcun danno a carico dello stesso.

 

Il danno deve essere inteso come relativo sia alla persona del soggetto cui i dati personali si riferiscono, sia al suo patrimonio, in termini di perdita patrimoniale o di mancato guadagno, derivante dall’utilizzazione non consentita dei dati personali.


La sentenza

sent. n. 3307

TRIBUNALE DI FIRENZE

SEZIONE SECONDA PENALE

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

In persona del giudice dott.ssa Daniela Rondoni ha pronunciato la seguente

sentenza

nei confronti di

– L.A. nato (…) Libero Assente Difeso di fiducia dall’avv. S.F. del Foro di Firenze

IMPUTATO

in ordine al reato p.p.:

a) reato di cui agli artt. 81 cpv. c.p. 4 e 167 D.Lgs. 30.6.2003 n. 196 per avere, al fine di recare un danno alla persona offesa, abusiva mente estratto la copia della carta d’identità di C.R. dalla memoria del server della B. e quindi utilizzato i dati identificativi del medesimo effettuando a suo nome registrazioni su siti internet (…) portali finalizzati ad incontri personali.

b) reato di cui, all’art. 494 c.p. per essersi, mediante l’attività descritta al capo a), attribuito le false generalità di C.R.

nel quale risulta parte offesa:

1) C.R., nato (…), residente a Campi Bisenzio (FI) via (…);

Visti gli artt. 550 e segg. c.p.p. ed espletati gli incombenti di cui all’art. 415/bis.

MOTIVAZIONE

Svolgimento del

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[1] Artt. 81 e 167 D.lgs 30.06.2003 n. 196

[2] Art. 167 del decreto legislativo n. 196/2003.

[3] Trib. Firenze sent. n. 3307/15 del 23.06.2015.

 

Autore immagine: Pixabay. com

 


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