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Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2016

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Lo sai che? Autotutela: che fare se l’amministrazione non risponde o rigetta?

> Lo sai che? Pubblicato il 18 luglio 2016

In caso di impugnazione del provvedimento di diniego di annullamento in autotutela, il ricorso è ammissibile solo per contestare la legittimità del rifiuto e non per porre in discussione il merito della pretesa tributaria.

Se l’amministrazione rigetta l’istanza in autotutela presentata dal cittadino o non risponde del tutto, raramente conviene fare ricorso: difatti, contro il diniego dell’ente di procedere all’annullamento del proprio atto in autotutela è possibile l’impugnazione solo per contestare l’illegittimità del rifiuto dal punto di vista procedurale (ossia per vizi propri, inerenti cioè al corretto esercizio del rifiuto); non è invece consentito impugnare, con il diniego di autotutela, anche il merito della pretesa tributaria. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio con una recente sentenza [1] che non fa altro che riprendere un orientamento ormai stabile [2].

In pratica, non si può andare dal giudice e contestare il fatto di non essere tenuti a pagare quanto richiesto, ad esempio, dall’Agenzia delle Entrate o dall’Inps solo perché, una volta presentata l’autotutela, il ricorso non è stato preso in considerazione dall’amministrazione. Per ricorrere davanti al tribunale contro il merito della pretesa di pagamento, infatti, ci sono termini differenti. Impugnare il diniego all’autotutela entrando nel merito del provvedimento significherebbe riaprire tali termini, consentendo al contribuente di usufruire di più tempo per agire in giudizio.

Ecco perché è sempre buona regola di prudenza, quando si presenta un’istanza in autotutela, procedere anche, in via cautelativa, dopo qualche giorno, al contestuale ricorso al giudice contro il provvedimento: difatti, se l’amministrazione non dovesse rispondere all’istanza o dovesse rigettarla e i termini per il ricorso al giudice dovessero poi decorrere inutilmente, non ci sarebbe più possibilità di opporsi alla richiesta di pagamento.

Con la sentenza in commento, la CTR Lazio ha chiarito, inoltre, che il silenzio tenuto dall’Agenzia delle Entrate sulla richiesta di riesame in autotutela, avanzata dal contribuente, è illegittimo quando l’istanza non è palesemente infondata e la questione non è stata decisa con pronuncia irrevocabile.

La Cassazione, con una sentenza di quest’anno [3] ha stabilito che il contribuente, una volta decorso il termine per proporre ricorso, non può più impugnare l’atto di annullamento parziale del provvedimento impugnato. L’atto con il quale l’Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non è impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l’attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo.

note

[1] CTR Lazio, sent. n. 1765/1/2016.

[2] Cass. sent. n. 22253/2015, n. 15220/2012, n. 11457/2010, n. 15194/2014, ord. n. n. 25524/2014; n. 25563/2014, n. 3442/2015.

[3] Cass. sent. n. 7511 del 15.04.2016.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

roc pec

26 luglio 2016 alle 17:27

Il mio parere? l’atto illegittimo deve essere sempre annullato ed aggiungo che qulcuno ne deve pagare pure le conseguenze che l’attore dell’atto illegittimo deve pagare anche il danno esistenziale e in parecchi casi anche la galera .

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