Gestire un sito internet è come vendere vasini in America
Editoriali
18 Lug 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Gestire un sito internet è come vendere vasini in America

Quantità, organizzazione, qualità, ma anche una buona dose di testardaggine, pazienza e fiducia in sé stessi: le doti per far superare il decennio al proprio sito internet.

 

Quando qualcuno mi chiede in cosa consista gestire un sito internet – e, in questa richiesta, c’è sempre quella retorica di chi ritiene che si tratti di attività di scarso impegno – rispondo di solito che è un po’ come vendere vasini in America. Tanti pezzi, ciascuno di basso valore commerciale e con un’enorme organizzazione alle spalle. Venderne uno o poche unità risulterebbe del tutto antieconomico, mentre il vantaggio si inizia ad apprezzare solo dopo qualche milione di esemplari. Insomma, un lavoro che consiste nell’individuare l’equilibrio tra quantità e una perfetta catena di montaggio.

 

Quando si porta un vasino in America bisogna, dopo la produzione, curarne il controllo qualità, il confezionamento in una scatola possibilmente colorata e appariscente; bisogna gestire le attività necessarie alla spedizione che parte dall’imballaggio, alla successiva consegna nelle mani del vettore, per poi arrivare all’imbarco sull’aereo, spedizione e arrivo in aeroporto di destinazione, ritiro, stoccaggio, distribuzione ai grossisti e, a loro volta, ai rivenditori.

Quando poi si vende un vasino il prezzo finito per il consumatore finale è di circa 5 euro.

 

Un articolo sul web di solito frutta qualche euro in termini di pubblicità, dai quali bisogna detrarre le tasse, le spese vive di gestione del server, la pubblicità sui social network o su Google, l’eventuale remunerazione del suo autore ed il tempo speso per la sua pubblicazione e la ricerca dell’immagine (spesso anch’essa a pagamento). Al netto di tutto questo lavoro, all’editore rimangono pochi centesimi. Ma, in verità, il vero lavoro non è tanto la creazione del pezzo, quanto tutta l’organizzazione che c’è alle spalle. Pubblicare un articolo non ha alcun senso se non viene gestito in un’ottica di indicizzazione sui motori di ricerca, con la giusta ricerca delle parole chiave, la presenza dei corretti tag, la gestione di un titolo entro determinati limiti di carattere e secondo precise metriche dettate dall’algoritmo di Google. Questo però è solo il primo passo. Dopo la pubblicazione, l’articolo non collezionerebbe alcuna visita se nessuno lo diffondesse con una newsletter (da preparare anche questa, sia nella grafica che nei contenuti), non lo condividesse sui social network e sulla fan page di Facebook, di Google+, di Linkedin o di Twitter del sito. Ed ancora non avrebbe alcun senso condividere un articolo se non si stesse poi dietro ai commenti dei lettori e non si desse loro un feedback.

 

Come predisporre un’organizzazione per vendere un solo vasino negli Stati Uniti sarebbe folle, è altrettanto privo di senso commerciale realizzare un sito per pubblicare solo uno o due articoli al giorno. Nello stesso tempo, il lavoro non si può mai fermare a metà della catena di montaggio: fermare la propria attività di gestione del sito alla semplice pubblicazione degli articoli è un po’ come interrompere il proprio lavoro di vendita quando i vasini sono giunti all’aeroporto, disinteressandosi poi del resto.

 

Insomma, la gestione di un sito si compone di due elementi fondamentali che devono necessariamente convivere: quantità e organizzazione. Senza uno dei due, il lavoro svolto non produrrebbe alcun risultato.

 

Questi concetti sono ben noti a chi gestisce un blog, un sito, un portale. Tanto è vero che oggi l’offerta di contenuti sul web è enorme. Ed ecco che, allora, è necessaria una terza mano per poter dare un senso a tutto ciò che si è appena detto: la qualità. Il contenuto creato deve essere originale, contenere qualcosa – in senso formale o sostanziale – che non è possibile trovare altrove. Che è un po’ come mettersi alla ricerca, su una sabbia bianca, del granello diverso dagli altri.

 

Sembra poco? La vita media di un sito/blog è di cinque anni. In pochi raggiungono i 10 anni. Gli eletti superano lo scoglio dei due lustri. Il che la dice lunga.

 

Quando qualcuno mi chiede, con l’espressione un po’ retorica, cosa significhi gestire un sito internet, preferisco a volte non rispondere del tutto o limitarmi a invitarlo a provare di persona. Anche se, dentro di me, continuo a ritenere che si tratti della più grande ed entusiasmante esperienza che le nuove tecnologie possano offrire.


 


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