Come avviare un’attività commerciale
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19 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Come avviare un’attività commerciale

Licenza, requisiti morali, vincoli comunali, parere Asl: aprire un negozio non è complicato ma bisogna sapere cosa serve. E in quale settore conviene.

 

Il decreto Bersani [1] ha semplificato le procedure per avviare un’attività commerciale. Ma ci sono, comunque, dei passi da seguire per poter aprire un negozio. E anche dei requisiti ben precisi. Non tutti, infatti, possono essere titolari di un’attività di questo tipo. Ad esempio, chi è stato dichiarato fallito in passato, oppure chi ha avuto una condanna per un reato non colposo con pena minima di tre anni. E ancora: chi è sottoposto a delle misure restrittive (divieto di soggiorno o sorveglianza speciale). Questi casi non rientrano, dunque, nei cosiddetti requisiti morali di cui deve essere in possesso chi vuole aprire un negozio.

 

 

Cosa serve per aprire un negozio

La licenza per avviare un’attività commerciale non serve più. Ci sono, però, due eccezioni: la prima, se si vuole aprire una tabaccheria. In questo caso, trattandosi di una rivendita di prodotti da Monopolio, è necessario chiedere la licenza.

 

La seconda riguarda la metratura del locale. Se la superficie è superiore ai 150 metri quadri nelle città con meno di 10.000 abitanti o ha più di 250 metri quadri nei centri più popolati, bisogna comunicare al Comune la data di apertura del negozio con 30 giorni di anticipo. Basta, quindi, un’autocertificazione in cui si dichiara, oltre alla data di inizio dell’attività, il rispetto delle norme che regolamentano il settore, in altre parole la SCIA. Se, invece, la metratura non supera queste misure, occorre chiedere al Comune soltanto l’autorizzazione alla vendita. Ma se gli uffici comunali non rispondono entro 90 giorni, vale la regola del silenzio-assenso. E si può tirare su la saracinesca.

 

Altro aspetto da tenere in considerazione per aprire un negozio è quello della sua collocazione. Esistono, infatti, dei vincoli comunali sulla posizione dei locali e sulla distanza da rispettare rispetto ad un’altra attività analoga. Superato questo ostacolo, occorre stabilire la destinazione d’uso dei locali e, se necessario, cambiarla. Ad esempio, se si vuole aprire un negozio in un luogo già adibito a magazzino.

 

Anche l’Asl vuole dire la sua quando si sta per avviare un’attività commerciale. Innanzitutto, serve il suo consenso sui requisiti stabiliti che riguardano, ad esempio, l’altezza del locale, il numero delle finestre, l’impianto di riscaldamento o di condizionamento dell’aria, l’accesso ai servizi igienici, ecc. Ogni attività ha dei requisiti diversi.

 

Naturalmente, serve anche l’apertura di una partita IVA e l’iscrizione all’INPS e all’INAIL, mentre l’iscrizione al Registro Esercenti della Camera di Commercio interessa esclusivamente chi vuole aprire un bar, un ristorante o un albergo.

 

Se, invece, si vuole aprire un negozio di alimentari, è necessario superare un corso obbligatorio organizzato dalla Camera di Commercio (il corso SAB) per imparare tutto ciò che riguarda l’igiene e le tecniche di conservazione dei cibi. A meno che l’interessato non abbia lavorato in una rivendita alimentare per almeno tre degli ultimi cinque anni: in questo caso non ha bisogno del corso.


[1] Decreto n. 114/1998

 

Autore immagine: Pixabar

 


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