Agenzia Entrate, quando l’accertamento fiscale è nullo?
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19 Lug 2016
 
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Agenzia Entrate, quando l’accertamento fiscale è nullo?

Accertamenti fiscali fatti senza delega del capo ufficio: nulli e impugnabili davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

 

Come impugnare un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate se le tasse non sono state effettivamente pagate e, quindi, il debito è comunque sussistente? Si è aperto, ormai da diversi anni, un indirizzo giurisprudenziale – confermato anche dalla Cassazione e che non ha precedenti contrari – secondo cui l’avviso di accertamento deve essere firmato dal capo ufficio o, in caso di sua assenza, da un altro impiegato alla carriera direttiva purché specificamente delegato. La delega deve essere scritta, nominativa, motivata e delimitata nel tempo (data di inizio e di cessazione). È quanto ricorda una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1] che ricalca quello che l’anno scorso è stato il tema fondante della maggior parte dei ricorsi contro gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate: questo perché, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le nomine di gran parte dei dirigenti del fisco, in quanto avvenute senza concorso pubblico, molti atti sono stati impugnati dai contribuenti.

 

 

Come difendersi dall’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate?

La prima cosa da tenere a mente è che il ricorso contro l’accertamento fiscale è possibile solo se viene presentato entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. Dopo tale termine, non è possibile più contestare neanche la successiva cartella di pagamento di Equitalia, almeno per quanto riguarda i vizi dipendenti dall’atto dell’Agenzia delle Entrate; resta la possibilità di ricorrere solo per vizi “propri” della cartella (ad esempio: mancata motivazione, omessa indicazione del responsabile del procedimento o dei criteri di calcolo degli interessi, ecc.).

 

Dunque, prima che scada il termine, il contribuente ha la possibilità di chiedere, all’Agenzia delle Entrate che ha notificato l’accertamento, di mostrargli il curriculum dell’impiegato che ha firmato l’accertamento fiscale; se non si tratta, infatti, del capo ufficio, deve comunque trattarsi di un funzionario appartenere alla cosiddetta “terza area” di cui al contratto del comparto agenzie fiscali. Ciò, comunque, non basta. È necessario che lo stesso sia stato appositamente delegato dal capo ufficio (dirigente). La delega deve essere esibita al contribuente che ne faccia richiesta (a tal fine si può depositare un’istanza di accesso agli atti amministrativi, a cui l’Agenzia deve rispondere entro massimo 30 giorni).

 

Tale delega di firma degli avvisi di accertamento non può essere generica, ma deve essere:

  • nominativa e non impersonale: deve cioè indicare il nome e cognome – e non la semplice funzione o qualifica – del soggetto delegato;
  • la data a partire dalla quale la delega è operativa e oltre la quale è inefficace;
  • le ragioni che hanno reso necessaria la delega, ossia l’indicazione delle motivazioni dell’indisponibilità del capo ufficio;
  • la delega deve essere, non in ultimo, scritta.

 

Il mancato rispetto di tali requisiti rende illegittimo l’accertamento.

 

Riguardo al requisito dell’indicazione nominativa del delegato, la delega non può consistere in un ordine di servizio in bianco, che si limiti ad indicare la sola qualifica professionale del delegato senza consentire al contribuente di verificare agevolmente la ricorrenza dei poteri in capo a chi ha firmato l’accertamento fiscale.

La delega – prosegue la sentenza in commento – deve contenere il nome e cognome del funzionario della terza area autorizzato a firmare per conto del dirigente e non può essere rilasciata in maniera impersonale, pena l’illegittimità e la nullità dell’atto impositivo. E infatti la legge [2] stabilisce “a pena di nullità che l’avviso di accertamento deve essere sottoscritto dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”.

 

Spesso il capo ufficio non rilascia una specifica delega ma generici atti organizzativi dell’ufficio, in forza dei quali attribuiscono il potere di firma di una serie di atti non già a funzionari nominativamente indicati, ma a soggetti titolari di specifiche qualifiche (ad esempio: il capo ufficio controlli, il capo area e il capo team). Se però non c’è il nome e cognome del delegato l’accertamento è nullo. Il delegato poi deve essere un soggetto appartenente alla carriera direttiva.

Tale è stato anche l’orientamento più recente della Cassazione [3] (leggi “Accertamento nullo senza la firma del capo ufficio”).


[1] CTR Roma, sent. n. 601 del 18.07.2016.

[2] Art.42 del Dpr 600/73.

[3] Cass. sent. n. 22803/15, n. 5360/15 e ord. n. 25017/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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