Preavviso prima delle dimissioni o del licenziamento
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19 Lug 2016
 
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Preavviso prima delle dimissioni o del licenziamento

Contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato: tanto il lavoratore, in caso di dimissioni, quanto l’azienda, in caso di licenziamento, sono tenuti a dare il preavviso, salvo la giusta causa (grave).

 

L’obbligo di dare il preavviso prima della disdetta del rapporto di lavoro subordinato spetta tanto al datore di lavoro (l’azienda) quanto al dipendente: in buona sostanza, la legge impone sia nel caso di dimissioni, quanto nel caso di licenziamento, di avvisare la controparte contrattuale della imminente cessazione del rapporto. Senonché, se per il datore di lavoro il licenziamento può avvenire solo al ricorrere di specifiche condizioni dettate dalla legge (grave comportamento del dipendente, ossia il cosiddetto licenziamento disciplinare, oppure riorganizzazione o crisi dell’azienda, ossia il cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo), il dipendente può dare le dimissioni senza giustificarne il motivo e per qualsiasi ragione voglia.

 

In caso di mancato preavviso, la parte che ha sciolto di punto in bianco il rapporto di lavoro è tenuta a versare all’altra parte una indennità (cosiddetta indennità di mancato preavviso o indennità sostitutiva del preavviso). Nel caso in cui il preavviso non sia stato dato dal dipendente, l’indennità viene pagata mediante trattenuta sulle somme che l’azienda deve versargli all’atto della cessazione del rapporto (eventuale ultima mensilità e/o TFR). In ogni caso, al dipendente che recede senza preavviso sono dovute le somme per il periodo in cui ha lavorato (anche se ha interrotto il mese a metà).

 

Sia il dipendente che il datore di lavoro non devono dare il preavviso solo nel caso in cui la cessazione del rapporto di lavoro dipende da una causa grave, che non consenta neanche per poco la prosecuzione del contratto. Si pensi al caso – dal lato del dipendente – di aggressione nei confronti dell’imprenditore o di furto dei beni aziendali oppure – dal lato del datore – di mancato pagamento degli stipendi o di mobbing ai danni del lavoratore.

 

Detto ciò, analizziamo più da vicino come e quando deve essere dato il preavviso per la cessazione del rapporto di lavoro.

 

 

L’obbligo di dare il preavviso

Il preavviso è quel dal lasso di tempo che intercorre tra la comunicazione del recesso e il momento in cui lo stesso acquista effetto. Tale periodo ha la funzione di evitare che la risoluzione immediata del contratto possa recare danni all’altra parte. Pertanto, durante il preavviso il contratto di lavoro viene eseguito regolarmente. In caso contrario (cosiddetto preavviso non lavorato), la parte che decide di recedere senza rispettare il periodo di preavviso è tenuta ad indennizzare l’altra (cosiddetta indennità sostituiva del preavviso).

 

 

Quando non è necessario il preavviso?

L’obbligo di preavviso non sussiste nei seguenti casi di risoluzione del rapporto:

  • risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa sia che dipenda dal dipendente (licenziamento disciplinare per gravissimi motivi) sia che dipenda dall’azienda (chiusura, fallimento, mancato pagamento degli stipendi, mobbing, ecc.);
  • in caso di assunzione con prova, durante o al termine del periodo di prova;
  • allo scadere del contratto a tempo determinato (dunque il preavviso è obbligatorio solo per i contratti a tempo indeterminato);
  • consensuale (se cioè c’è l’accordo sia del datore che del dipendente);
  • durante i periodi di sospensione del rapporto per intervento della cassa integrazione;
  • per mancata ripresa del servizio a seguito di reintegrazione.

 

 

Quanto tempo dura il preavviso?

La durata del preavviso è di norma fissata dai contratti collettivi (in mancanza dagli usi). In genere varia a seconda della categoria dei lavoratori (operai o impiegati), del livello di inquadramento, dell’anzianità e, a volte, a seconda che si tratti di licenziamento o di dimissioni.

Il contratto individuale può prevedere solo termini più lunghi rispetto a quelli dei contratti collettivi.
Ad esempio, per gli impiegati direttivi fino a 5 anni di anzianità il preavviso è di 2 mesi, da 5 a 10 anni è di 3 mesi, oltre 10 anni è di 4 mesi; per gli impiegati di concetto è rispettivamente di 1 mese, 45 giorni o 2 mesi; per gli impiegati tecnici è di 15, 30 o 45 giorni.

 

 

Da quanto inizia a decorrere il preavviso?

Il preavviso decorre dal momento in cui è conosciuto dall’altra parte. Si considerano tutti i giorni del calendario e non solo quelli lavorativi, salvo diverso accordo individuale o collettivo.
La decorrenza del preavviso è interrotta al sopraggiungere dei seguenti eventi:

  • malattia
  • ferie
  • secondo alcuni maternità e infortunio.

 

 

Cos’è il preavviso lavorato?

Durante il periodo di preavviso, il lavoratore deve continuare a svolgere regolarmente le proprie mansioni e il datore di lavoro deve adempiere ai suoi obblighi regolarmente. Il contratto di lavoro, insomma, non subisce modifiche. Così l’azienda deve pagare lo stipendio e gli eventuali aumenti previsti dai contratti collettivi, nonché gli aumenti sui ratei delle mensilità aggiuntive. Deve anche mantenere le precedenti mansioni, le condizioni di sicurezza, ecc.
 

Cos’è il preavviso non lavorato?

Di norma la parte che non rispetta il preavviso deve corrispondere all’altra un’indennità sostitutiva. È quello che comunemente viene detto preavviso non lavorato.

Il datore di lavoro può proporre al dipendente di scegliere se continuare a lavorare durante il preavviso e ottenere le normali retribuzioni oppure lasciare subito l’azienda e ottenere l’indennità sostitutiva di preavviso. Se il dipendente opta per la prima scelta il datore è obbligato alla prosecuzione del rapporto fino alla scadenza del preavviso, anche se non gli permette lo svolgimento dell’attività lavorativa. Ciò comporta, in particolare, che si applicano eventuali variazioni normative e retributive intervenute nel frattempo e il lavoratore conserva i propri doveri di diligenza, restando a disposizione del datore di lavoro, e di fedeltà, rispettando il divieto di concorrenza.

 

 

Casi in cui è sempre dovuta l’indennità di preavviso

In alcune ipotesi l’azienda è sempre tenuta a corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso, il che corrisponde ai casi in cui sia divenuto impossibile svolgere la prestazione lavorativa. Ad esempio:

  • morte del dipendente
  • dimissioni del dipendente per giusta causa (ad es. mancato pagamento delle retribuzioni) o per la lavoratrice madre o del lavoratore padre nei periodi protetti o della lavoratrice a causa del matrimonio.

 

 

A quanto ammonta l’indennità sostitutiva del preavviso?

L’indennità sostitutiva va calcolata sulla base della retribuzione normalmente spettante al lavoratore in atto al momento in cui le parti dichiarano di voler recedere dal contratto (sono comprese provvigioni, premi di produzionele partecipazioni agli utili o ai prodotti, indennità ecc.).


 


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Commenti
4 Nov 2016 ANNA MARIA di CIOMMO

quando il lavoratore da’ il preavviso e si licenzia il datore di lavoro
puo’ decidere di esimere il lavoratore stesso dal lavorare nel periodo di preavviso pur impegnandosi a pagarlo comunque?