Vicini troppo rumorosi: il risarcimento è automatico
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19 Lug 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Vicini troppo rumorosi: il risarcimento è automatico

Per ottenere il risarcimento del danno da rumore dei vicini basta la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità: il danno alla salute e all’equilibrio psico-fisico si presumono.

 

Schiamazzi notturni, musica ad alto volume, grida, lavori in casa: se il rumore prodotto dai vicini è eccessivo, frequente e fastidioso si può aver diritto al risarcimento del danno. Ciò che serve però è la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità [1]. Si presume infatti che possa creare disturbo alla vita quotidiana delle persone, alla serenità e alla salute solo il rumore che supera una determinata soglia e che quindi non è più tollerabile in base all’udito dell’uomo medio.

 

Il superamento della “normale tollerabilità” è un criterio astratto che non vale in assoluto e che deve pertanto essere valutato caso per caso. Esso può variare in base a più circostanze e alle condizioni dei luoghi (posizione dell’appartamento, presenza di finestre e altre aperture, sede dell’immobile ecc.).

 

Per la verifica del superamento della normale tollerabilità si rende necessaria quasi sempre una perizia fonografica, ma potrebbero anche bastare le prove testimoniali di altri vicini [2].

 

La giurisprudenza [3] ricorre spesso al cosiddetto criterio comparativo: si verifica il rumore di fondo della zona, sul quale si innestano, di volta in volta, rumori più intensi. Si confronta così il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, al fine di verificare se sussiste un incremento non tollerabile del livello medio di rumorosità, cioè superiore a 3 decibel. Questo valore viene solitamente considerato il limite massimo accettabile di incremento del rumore, tenuto conto di tutte le caratteristiche del caso concreto.

 

Una volta fornita la prova del superamento della soglia di normale tollerabilità, al soggetto leso non serve dimostrare anche di aver subito il danno e avere pertanto diritto al risarcimento. La giurisprudenza [4] è infatti concorde nel ritenere che il danno concretamente subito a seguito dei rumori non ha bisogno di prova in quanto esso è insito nell’intollerabilità dei rumori stessi molesti e costanti.

 

Da ultimo la Cassazione [5] ha confermato che il giudice può avvalersi della regola di comune esperienza secondo la quale le immissioni rumorose che eccedano la soglia della normale tollerabilità sono di per sé idonee a provocare una compromissione dell’equilibrio psico-fisico del soggetto ripetutamente esposto ad esse.

 

L’ammontare del danno può essere determinato in via equitativa in base al prudente apprezzamento del giudice, sia quando la determinazione del relativo ammontare sia impossibile, sia quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, essa si presenti particolarmente difficoltosa, costituendo oggetto di un giudizio di fatto che si sottrae al controllo di legittimità.

 


La sentenza

Cassazione civile Sez. III, sent., 27-06-2016, n. 13208

 

 

Gli odierni contro ricorrenti, meglio specificati in epigrafe, proposero appello avverso la sentenza del Tribunale di Como, che, accogliendone solo in parte le domande proposte in quella sede, aveva condannato la s.r.l. J., in qualità di affittuaria e gestore dell’azienda denominata “Albert club”, esercente l’attività di discoteca, all’apposizione di idonea sigillatura delle porte- finestre site al primo piano, rigettando quella volta al risarcimento dei danni da immissioni rumorose, percepibili dagli appartamenti degli attori, attasa l’eliminazione (o quantomeno il notevole ridimensionamento) dell’attività acustica indicata come lesiva della salute, in assenza di una prova rigorosa del danno lamentato.

La corte di appello di Milano, investita dell’impugnazione proposta dagli attori in prime cure, la accolse in parte, condannando la società convenuta al pagamento, in favore di ciascuno di essi, della somma di 10 mila Euro.

Per la cassazione della sentenza della Corte meneghina la Jedi ha proposto ricorso sulla base di 2 motivi di censura.

Resistono le parti appellanti con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale (nella sostanza, da ritenersi condizionato), cui resiste con controricorso

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[1] Art. 844 cod. civile.

[2] Cass. sent. n. 2864/2016.

[3] Cass. sent. n. 10735/2001.

[4] Cass. sent. n. 25424 del 20.6.16, Cass. sent. n. 5844/2007.

[5] Cass. sent. n. 13208 del 27.6.16.

 


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Commenti
20 Lug 2016 Russo Carmela

Buonasera! Ho una casa singola, accanto alla mia ci sono altre villette in qui quella accanto a me con distanza di ca. 10 metri, mette dalla mattina alla sera fino ca. Le ore 24:00 la musica forte che io e i la mia famiglia in casa nostra ci dobbiamo avvicinarci x capirci. Come mi devo comportare? Spero in una vostra risposta, e Ringrazio anticipatamente.