Malattia, quando si perde l’indennità?
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18 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Malattia, quando si perde l’indennità?

Sospensione e perdita dell’indennità di malattia del lavoratore dipendente: tutti i comportamenti sanzionati.

 

I controlli nei confronti dei dipendenti che si mettono in malattia sono sempre più severi e sono diverse le ipotesi sanzionate: a seconda delle irregolarità commesse, il dipendente può perdere anche oltre 20 giornate di indennità. Inoltre, può essere tenuto a pagare ulteriori sanzioni e alla restituzione delle somme percepite indebitamente.

Vediamo quali sono i comportamenti che danno luogo alla sospensione e alla perdita dell’indennità di malattia.

 

 

Svolgimento di altre attività durante la malattia

Se il dipendente svolge un’altra attività retribuita durante la malattia, perde l’indennità per 5 giorni, se si tratta della prima infrazione commessa, o per 10 giorni, per l’infrazione successiva.

Il provvedimento di sospensione del trattamento viene adottato a partire dalla data in cui il lavoratore ha commesso l’infrazione, anche se l’attività svolta non aggrava lo stato di salute o non ritarda la guarigione.

Anche se sono svolte presso terzi le stesse mansioni a cui è normalmente adibito il lavoratore, questo fatto è comunque considerato idoneo a compromettere o a ritardare la guarigione.

 

 

Assenza o rifiuto della visita fiscale

Se il dipendente è assente ingiustificato alla visita di controllo, effettuata dal medico fiscale, o comunque non ne consente lo svolgimento, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per 10 giorni  (se si presenta alla successiva visita ambulatoriale, perde l’indennità solo fino al giorno antecedente al 2° controllo). Se risulta assente ingiustificato alla seconda visita di controllo, l’Inps sospende il 50% del trattamento economico per l’ulteriore periodo successivo ai 10 giorni, sino alla fine della malattia. Alla 3° assenza decade interamente dall’indennità.

 

 

Falsificazione del certificato medico

Se il lavoratore altera o falsifica il certificato medico o altri documenti che riguardano, direttamente o indirettamente, lo stato di malattia, perde l’indennità per 10 giorni, alla prima infrazione e per 20 giorni, per le infrazioni successive. Al lavoratore non spetta, comunque, alcuna indennità per i periodi a cui si riferisce la falsificazione del certificato medico; sono salvi i presupposti per l’azione penale.

 

 

Atti pregiudizievoli alla guarigione

Se il lavoratore commette degli atti che possono comportare il ritardo della guarigione o possono pregiudicarla, o se non osserva l’eventuale divieto del medico di uscire di casa, l’indennità di malattia è sospesa per 3 giorni alla prima infrazione e per 5 giorni alla seconda infrazione.

 

 

Indirizzo omesso o sbagliato nel certificato medico

Se il lavoratore fornisce un indirizzo errato, o non fornisce l’indirizzo da indicare nel certificato medico che viene inviato all’Inps, le conseguenze possono essere diverse.

Se i dati Inps, derivanti, ad esempio, da precedenti visite fiscali o precedenti certificati, consentono la visita di controllo, non è applicata nessuna sanzione.

Se, invece, non è possibile procedere alla visita fiscale, il lavoratore perde l’indennità per tutta la durata della malattia, sino all’eventuale acquisizione dell’indirizzo corretto.

 

In tutti i casi, il numero di giorni di sospensione è raddoppiato se vi sono delle circostanze aggravanti. Il datore di lavoro deve provvedere a recuperare l’indennità di malattia indebitamente percepita, scomputandola dalle somme dovute al lavoratore. Se il datore non ha la possibilità di recuperare l’indennità, deve comunicarlo all’Inps, che provvederà direttamente al recupero.


 


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