Lordizzazione dell’indennità di malattia, che cos’è e come si calcola
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18 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Lordizzazione dell’indennità di malattia, che cos’è e come si calcola

Integrazione dell’indennità di malattia Inps e lordizzazione: che cosa si deve calcolare in busta paga?

 

Sull’indennità di malattia corrisposta al lavoratore dall’Inps non sono dovuti i contributi, in quanto sono riconosciuti figurativamente dall’istituto: il datore di lavoro deve dunque procedere, nell’integrare l’indennità corrisposta dall’Inps, alla lordizzazione, per far sì che la retribuzione netta del dipendente in malattia non superi la retribuzione ordinaria.

Se il datore, infatti, erogasse l’intera differenza percentuale tra la normale retribuzione lorda mensile e l’indennità a carico dell’Inps, il lavoratore assente per malattia sarebbe pagato più di un lavoratore in servizio. Grazie alla lordizzazione, invece, il datore, per calcolare l’integrazione a carico dell’azienda, aumenta “virtualmente” l’indennità che l’Inps riconosce al lavoratore, considerando l’incidenza dei contributi a carico di quest’ultimo. In questo modo, evita che il dipendente possa ricevere uno stipendio più alto di quello spettante normalmente.

Ma andiamo per ordine e vediamo come si calcola la lordizzazione, passaggio per passaggio.

 

 

Indennità di malattia a carico dell’Inps

Per calcolare la lordizzazione bisogna innanzitutto sapere come si calcola l’indennità a carico dell’Inps. Questa, per la generalità dei dipendenti, è pari ad una percentuale della retribuzione media giornaliera (Rmg) e varia a seconda della durata della malattia.

In particolare, l’indennità di malattia:

 

– non spetta nei primi 3 giorni di assenza, detti periodo di carenza (in base alle previsioni dei contratti collettivi, queste giornate sono retribuite dal datore di lavoro);

– spetta in misura pari alla metà della retribuzione media giornaliera dal al 20° giorno di assenza;

– spetta in misura pari al 66,66% della retribuzione media giornaliera dal 21° al 180° giorno  (entro il periodo di comporto).

 

Per i lavoratori dei pubblici esercizi  e dei laboratori di pasticceria l’indennità è pari all’80% per tutte le giornate di malattia, entro un limite annuo massimo di 180 giorni.

La retribuzione media giornaliera, nella generalità delle ipotesi, si calcola come segue:

 

– si prende la retribuzione lorda del mese che precede la malattia;

– si determina il rateo mensile di tredicesima, quattordicesima ed eventuali altri emolumenti ricorrenti aggiuntivi;

– si divide la somma di retribuzione lorda e rateo per 30, se impiegati, o per 26, se operai retribuiti in misura fissa mensile (per le altre categorie di operai, il calcolo è maggiormente complesso).

 

 

Calcolo lordizzazione

Determinata l’indennità a carico dell’Inps, si può procedere al calcolo della lordizzazione. In particolare, il datore di lavoro deve:

 

– individuare l’importo che avrebbe percepito il lavoratore prestando normale attività, al lordo dei contributi e delle ritenute;

– individuare l’aliquota contributiva a carico del lavoratore (9,19 o 9,49%);

– considerare l’indennità di malattia corrisposta dall’Inps (calcolata come appena spiegato);

– trovare il coefficiente di lordizzazione; questo è pari a :

 

  • 1,1012, se l’aliquota contributiva a carico del lavoratore ammonta al 9,19%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,19);
  • 1,1048502, se l’aliquota contributiva a carico del lavoratore ammonta al 9,49%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,49).

 

Una volta calcolato il coefficiente di lordizzazione, l’integrazione a carico dell’azienda si calcola come segue:

 

-importo a favore del lavoratore durante lo svolgimento della normale attività, meno (indennità erogata dall’Inps per il coefficiente di lordizzazione);

 

Ad esempio, se l’importo normalmente percepito dal lavoratore è pari a 700 euro e l’indennità Inps è pari a 400 euro, l’integrazione sarà pari a: 700-(400×1,1012), cioè a  259,52 euro, considerando l’aliquota del 9,19% a carico del lavoratore. Il lavoratore, così, percepisce 659,52 euro , dei quali solo 259,52 sono soggetti a contribuzione: al netto dei contributi percepisce dunque 635,67 euro ossia lo stesso importo che avrebbe ottenuto lavorando normalmente (perché 700-9,19% è uguale a 635,67).

Se il datore di lavoro, invece, non avesse applicato la lordizzazione, l’integrazione sarebbe stata pari a 300 euro: al netto dei contributi, il lavoratore avrebbe percepito 672,43 euro, cioè ben 36,76 euro in più rispetto ai periodi di normale svolgimento dell’attività.


 


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