È legale staccare l’acqua?
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19 Lug 2016
 
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È legale staccare l’acqua?

Condominio: la riforma consente all’amministratore, in caso di morosità da oltre sei mesi, di sospendere i servizi suscettibili di godimento separato, ma tra questi rientra l’acqua?

 

È legale staccare l’acqua al condomino moroso che non paga le spese di condominio? Sulla questione si stanno confrontando numerosi giudici dopo l’intervento della riforma del condominio che, in via generale, consente all’amministratore di sospendere, nei confronti di quei proprietari che non pagano gli oneri delle spese ordinarie di gestione, i cosiddetti “servizi condominiali suscettibili di godimento separato”: quei servizi, cioè, per i quali è possibile prevedere l’erogazione solo ad alcuni condomini e non ad altri (ad esempio l’accesso ai campi di calcetto, alla piscina, al box per il deposito delle bici, all’antenna condominiale). La sospensione è possibile – dice la nuova norma [1] – solo se la morosità si protrae da oltre sei mesi ed eventualmente anche durante azioni giudiziarie in corso finalizzate al recupero dei crediti (il decorso dei sei mesi, sebbene non specificato dalla legge, va conteggiato a partire dalla chiusura dell’esercizio in cui la mora è emersa oppure dal giorno dell’approvazione in sede assembleare del rendiconto-consuntivo relativo all’esercizio appena chiuso).

Inoltre la sospensione può avvenire senza bisogno di passare prima dall’autorizzazione del giudice.

 

Si discute, però, se sia lecito staccare l’acqua: il dubbio si pone perché l’acqua è considerato un bene essenziale della vita e necessario non tanto per la sopravvivenza quanto per la dignità della persona. Lo stesso dubbio è stato posto anche con riferimento al riscaldamento. La sospensione dal godimento dell’acqua nella sola unità abitativa del condomino moroso, oltre che spesso di difficile attuazione tecnica, comporta notevoli problematiche giuridiche, essendo da più parti segnalato il problema della violazione del diritto alla salute tutelato dalla nostra costituzione [2].

 

Il Tribunale di Brescia ha tentato di dare una risposta soddisfacente per giustificare il divieto di staccare l’acqua al condomino moroso: tra i servizi comuni suscettibili di godimento separato e dunque di sospensione non rientrerebbe – secondo la sentenza in commento [3] – anche la fornitura dell’acqua potabile. Infatti l’erogazione del servizio idrico non è un’obbligazione che spetta al condominio ma all’impresa di somministrazione che è, in effetti, il solo soggetto che si cura della materiale somministrazione della fornitura. Il condominio, quindi, che stipuli il contratto di erogazione dell’acqua, è solo un intermediario sul quale grava l’onere di anticipare il corrispettivo dovuto dai beneficiari del servizio. In sostanza, il servizio di acqua potabile, non essendo suscettibile di godimento separato, non può essere sospeso nei confronti di chi non paga le spese di condominio.

 

Del resto i condomini virtuosi possono evitare di farsi carico delle morosità stipulando contratti individuali autonomi diretti con l’ente fornitore. In ogni caso, conclude il tribunale, dalla mancata erogazione dell’acqua ne deriverebbe un pregiudizio diretto e immediato alle condizioni di vita e salute con pregiudizio di valori di rilievo costituzionale.

 

Ad ogni modo, la maggioranza dei tribunali ritiene lecita la sospensione dell’acqua nei confronti del condomino moroso: se è infatti vero che senza riscaldamento non si può vivere, senza acqua invece si. E, in ogni caso, sono numerose le fonti di approvvigionamento esterno.

 

Il Tribunale di Modena [4] ha stabilito che la possibilità di staccare l’acqua a chi non paga il condominio è un potere di autotutela concesso dalla legge all’amministratore condominiale: anzi, l’esercizio di tale potere configura un potere-dovere dell’amministratore il cui esercizio è legittimo qualora la sospensione sia effettuata intervenendo esclusivamente sulle parti comuni dell’impianto e senza incidere sulle parti di proprietà esclusiva del condomino moroso.

 

Un’altra decisione secondo cui è lecito sospendere la fornitura d’acqua (in realtà non sospesa del tutto, ma soltanto ridotta) – effettuata però non da parte dell’amministrazione condominiale, bensì da parte dell’ente erogatore a causa della persistente morosità di alcuni condomini che impediva il regolare pagamento delle fatture – è stata emessa dal Tribunale di Alessandria [5]. L’ordinanza si fonda sul principio secondo cui a fronte di un contratto di fornitura che vincola il condominio soltanto l’amministratore è legittimato a provvedere al pagamento delle somme dovute a titolo di corrispettivo del servizio erogato, con la conseguenza che il pagamento eventualmente eseguito dal singolo condomino non è idoneo ad estinguere il debito nei suoi confronti.

 

 

Che fare se l’amministratore stacca l’acqua?

Se si è subita la sospensione del servizio dell’acqua, a causa della propria inadempienza, si può fare un ricorso d’urgenza in Tribunale per chiedere la riattivazione del servizio.

 

C’è chi ha messo in evidenza che l’amministratore che proceda alla sospensione dell’acqua nei confronti del condomino moroso rischierebbe un procedimento penale.

La problematica della sospensione può riguardare infatti anche implicazioni di carattere penale e a queste bisogna quindi fare molta attenzione. Infatti, la Cassazione [6] ha confermato il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni [7] a carico di colui che, nella sua qualità di gestore di un residence, disattiva la derivazione della corrente elettrica verso l’unità abitativa di un condomino moroso nel pagamento di utenze condominiali; secondo la Suprema Corte l’imputato, seppure non sia il rappresentante della società che amministra il condominio, si deve ugualmente considerare come il gestore di quest’ultimo quando agisce in maniera costante per conto della suddetta società, provvedendo direttamente a pagare le spese condominiali e le utenze elettriche.

 

 

Acqua gratis

È bene in ultimo segnalare che, al momento, pende un disegno di legge che prevede l’erogazione gratuita di 50 litri di acqua al giorno nei confronti dei soggetti in difficoltà economica che non potrebbe essere negata neanche in caso di morosità.


La sentenza

Tribunale Brescia, Sezione civile

Ordinanza 29 settembre 2014

Data udienza 29 settembre 2014

 

SEZIONE CENTRALE CIVILE

Il Tribunale in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati:

dott.ssa Marina Dughi – Presidente

dott. Giuseppe Magnoli – Giudice Relatore

dott.ssa Vittoria Gabriele – Giudice

dell’udienza del 29/09/2014

nel procedimento per reclamo iscritto al n. r.g. L5600/2014 promosso da: (…) COMPLESSO RESIDENZIALE (…), in persona dell’Amministratore in carica pro-tempore (…), con l’avv. Ro.Fo.

– reclamante

contro

(…)

– reclamato, contumace

Ha emesso la seguente

ORDINANZA IN SEDE DI RECLAMO

Il Condominio Complesso Residenziale (…), in persona dell’Amministratore in carica pro tempore ottenuto dal Giudice di prima fase ordinanza 25.08.2014 ex art. 700 cpc con la quale il Condominio ricorrente veniva autorizzato, ex art. 63, comma, cc. alla sospensione del condomino moroso (…) dal godimento dei servizi comuni suscettibili di godimento separato, quali l’utilizzo della antenna televisiva centrale e della

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[1] Art. 63 co. 3 disp. att. cod. civ.

[2] Per il riscaldamento v. Trib. Torino sent. del 21.08.2014.

[3] Trib. Brescia, sent. del 29.09.2014. Cfr. anche Trib. Torino, sent. 21.08.2014.

[4] Trib. Modena ord. del 5.06.2015.

[5] Trib. Alessandria, ord. del 17.07.2015. Nella sua motivazione il Tribunale di Alessandria ha rilevato che il contratto di erogazione di fornitura di acqua potabile intercorreva tra il condominio e il fornitore, che il condominio si era reso moroso del pagamento della fornitura per una somma rilevante (superiore a € 19.000) e non si era opposto il decreto ingiuntivo emesso a suo carico dal Tribunale, che alcuni condomini erano in regola con il pagamento delle quote richieste dall’amministratore in relazione alle forniture idriche; ma a tal proposito ha pure ricordato la decisione della Suprema Corte di Cassazione (sent. 17 febbraio 2014, n. 3636) secondo cui il Condominio si pone, nei confronti dei terzi, come soggetto di gestione dei diritti e degli obblighi dei singoli condomini attinenti alle parti comuni, che l’amministratore assume la qualità di necessario rappresentante della collettività dei condomini tanto nella fase di assunzione di obblighi verso terzi per la conservazione delle cose comuni quanto, all’interno della collettività condominiale, come unico referente dei pagamenti ad essi relativi e che non è idoneo a estinguere il debito “pro quota” del singolo condomino, il pagamento eseguito direttamente a mani del creditore del condominio, qualora il creditore dell’ente di gestione non si sia munito di titolo esecutivo nei confronti del singolo condomino. Con la conseguenza che, a fronte di un contratto che vincola il condominio, solo l’amministratore è legittimato a provvedere al pagamento delle somme dovute a titolo di corrispettivo del servizio erogato e che il pagamento eventualmente eseguito dal singolo condomino non è idoneo a estinguere il debito nei suoi confronti.

[6] Cass. sent. n. 47276 del 5.11.2015.

[7] Art. 392 cod. pen.

 


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