È legale coltivare cannabis?
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19 Lug 2016
 
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È legale coltivare cannabis?

Marijuana e hashish: nonostante l’ultima riforma contenente la depenalizzazione di numerosi reati, chi coltiva semi di cannabis, anche per uso personale, commette reato punito dal codice penale.

 

Coltivare cannabis non è legale, neanche se la coltivazione avviene per uso personale: è questo l’ultimo indirizzo sancito dalla Corte Costituzionale con una sentenza dello scorso mese di marzo [1]. Esiste infatti una specifica norma, non inserita nel codice penale, che vieta la coltivazione di piantine dalle quali si può estrarre la marijuana [2].

 

Nonostante l’apparente discriminazione rispetto invece a chi venga trovato con un quantitativo di droga minimo, utilizzato per consumo personale – situazione che, come noto, non costituisce reato e non implica l’applicazione della sanzione penale, ma comporta solo conseguenze di carattere amministrativo – coltivare cannabis è reato. Il che potrebbe apparire un controsenso: perché “perdonare” chi si trova già con la droga in mano (anche se è stato lui stesso a realizzarla con una propria coltivazione) e non chi, invece, tale droga non l’ha ancora, ma la sta solo preparando?

 

La spiegazione della ragione per cui, nel nostro ordinamento, la coltivazione di semi di cannabis è reato è stata spiegata dalla stessa Corte Costituzionale: nel caso di detenzione di droga per uso personale il quantitativo della sostanza stupefacente è determinato e quindi certo, per cui è possibile già effettuare una valutazione concreta di (non) pericolosità della condotta; invece, nel caso di coltivazione cannabis il quantitativo di droga è ancora incerto, non potendosi stabilire quanto il coltivatore ne estrarrà e se la stessa verrà destinata a uso proprio o meno. Dunque, in quest’ultimo caso, il reato sussiste, almeno potenzialmente. È chiaro però che se l’interessato verrà trovato poi con la droga ormai realizzata e tra le mani, e si tratta di un quantitativo minimo, destinabile solo a uso personale, anche se è stato lui stesso a realizzarla nel proprio orticello, non sarà punito con il codice penale.

 

La Consulta ha chiarito, infatti, ormai da tempo che la coltivazione di semi di cannabis ossia di sostanze stupefacenti si può considerare come “pericolosa”, in grado di attentare alla salute collettiva per il solo fatto di arricchire la provvista esistente di materia prima e quindi di creare potenzialmente più occasioni di spaccio di droga; tanto più che – come già rilevato – l’attività produttiva è destinata ad accrescere indiscriminatamente i quantitativi coltivabili.

 

La giurisprudenza ha poi chiarito che il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti scatta anche se le piante di cannabis sono ancora acerbe e non mature per la raccolta, ma solo se gli arbusti possano rendere, al completamento del loro naturale sviluppo, un prodotto con effetti droganti e, quindi, siano tali da non produrre un quantitativo di droga di modeste dimensioni.

 

 

La coltivazione di cannabis è reato anche in caso di poche piantine?

La questione relativa alla “dimensione” della piantagione è ancora oggetto di discussione tra i giudici. Secondo alcuni, infatti, il reato di coltivazione di cannabis non sussiste finché le piante non hanno completato il ciclo di maturazione né “prodotto sostanza idonea a costituire oggetto del concreto accertamento della presenza del principio attivo”. Un orientamento più recente [4], invece, ritiene invece sussistente il reato anche in caso “mancato compimento del processo di maturazione dei vegetali (…), se gli arbusti sono prevedibilmente in grado di rendere, all’esito di un fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto dotato di effetti droganti”.

 

Con una sentenza dello scorso febbraio [5], la Cassazione ha detto che coltivare due o pochissime piantine di semi dai quali ricavare la droga non costituisce reato in quanto la condotta è praticamente inoffensiva e non pericolosa. Leggi, in proposito, l’approfondimento “Coltivare due piantine di hashish a casa non è reato”.

 


[1] C. Cost. sent. n. 109/2016.

[2] Art. 73, comma 1, Dpr 309/1990.

[3] Cass. sent. n. 1222/2009.

[4] Cass. sent. n. 6753/2014.

[5] Cass. sent. n. 5254/2016.

 


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